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Sarajevo. Inizio del XX secolo. Fermenti politici, religiosi e sociali. Goran Lukic ha trent’anni, lavora come impiegato ma ha alle spalle studi teologici e filosofici. Si definisce un agnostico. Attorno a lui ruotano alcuni personaggi come l’amico Ivan che all’improvviso si scopre un fanatico religioso pronto a fare un attentato, Elena, l’eterea amica d’infanzia di cui è da sempre infatuato, Milo, borioso amante della donna. Poi succede qualcosa e ci troviamo con il protagonista in una fumosa osteria. Qui Goran incontra un personaggio inquietante, che più che di carne ed ossa sembra un’apparizione: ricco, distinto, baffi e unghie lunghissime. La disperazione di Goran sembra un’occasione ghiotta per l’uomo che gli propone un patto. A Goran sembra l’unico possibile per riscattare la sua anima. Ma siamo sicuri che il nostro protagonista non stia vendendo l’ anima in cambio di una salvezza solo apparente? “A che scopo cercare di riabilitare un’anima che ha nel vivere il suo vero strazio?” Si domanderà Goran, forse però troppo tardi.

Attraverso il clima inquieto e sinistro di una Sarajevo che sta per incamminarsi inesorabile verso il primo conflitto mondiale, lo scrittore Alessandro Vittorini descrive il viaggio interiore di un uomo che non riesce mai ad esprimere pienamente se stesso. Se per agnostico (come lui ama definirsi) s’intende un pensatore che non prende mai posizione su determinati problemi, la vita sembra riservare a Goran un percorso diverso. Nonostante tutti i suoi accorgimenti, tutta la sua sensibilità, sarà costretto infatti a prendere delle decisioni che condizioneranno non solo la vita degli altri ma soprattutto la sua.

Una scrittura sobria e delicata per un romanzo agile che riporta sentimenti privati e conflitti interiori in un momento denso e importante della storia europea.

Recensione
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