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Le saghe familiari hanno fatto la fortuna di scrittori come Isabel Allende o Gabriel Garcia Marquez. Anche Alida Casagrande scrive un romanzo corposo in cui si parla di famiglie, di legami, di peccati. Sbirciare l’intimità delle case altrui appaga la curiosità di scoprire se l’erba del vicino è sempre migliore della nostra, se dietro quell’apparente serenità si nascondano torbidi segreti, per darci la conferma che “l’altro” è sempre diverso da quello che sembra.

Il romanzo sembra strutturato a due voci (quella del capofamiglia Augusto De Santis e quella della figlia Ardesia), ma alla fine scopriamo che chi raccoglie e svela queste voci è la figura più marginale della storia, che fino alla fine rimane in ombra e che invece è la chiave per capire: la governante Agnese. Le pagine di diario di Ardesia e le memorie di Augusto descrivono un’umanità gretta e insensibile, una ricca borghesia cinica e corrotta, donne dall’aspetto angelico e dall’anima vuota, giovani adulti che si perdono prima ancora di aver vissuto veramente.

È come se la penna della scrittrice volesse infierire sui lati peggiori dei suoi personaggi. Augusto è un uomo che ha sempre pensato a se stesso nonostante i buoni propositi, Delphina, la moglie, è una bambola di cera con il cuore di ghiaccio, Ardesia è colta e malinconica, ma non per questo meno arida e disorientata, Nausicaa, la prima figlia di Augusto è una “Crudelia Demon”.

Tutto ha però un suo perché. Il disamore chiama altro disamore e l’ “angelo del male”, identificato nel padre donnaiolo e vizioso, non è che l’allegoria dell’indifferenza che a volte creiamo, senza renderci conto, nelle relazioni con gli altri.

L’espediente delle voci alterne dà maggiore ritmo alla lettura, anche se non riesce fino in fondo a creare una diversità di prospettive tra padre e figlia che sembrano sovrapporsi, come un'unica identità.

Il romanzo della Casagrande prende l’unica direzione possibile: quella dell’epilogo drammatico. Leggere il suo Angelo del Male significa scoprire personaggi torbidi e pieni di segreti, significa indignarci, ma anche provare pietà e imparare che le bugie e l’indifferenza possono creare “angeli del male” nel cuore di chiunque.

Recensione
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