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Nessun agente della polizia municipale ammetterebbe di riconoscersi nell’Alberto Sordi del film Il vigile, come nessun impiegato penserebbe di avere qualcosa in comune con il Borghese piccolo piccolo dell’omonimo film di Mario Monicelli.

Eppure Alberto Sordi siamo noi e la commedia all’italiana è indubbiamente la tragi-commedia dell’Italia dagli anni ’50 agli anni ’70-’80, colta nei suoi aspetti più deleteri e/o grotteschi. Questa la tesi del saggio cinematografico di Alessandro Ticozzi. Il lavoro, d’impianto argomentativo e divulgativo, è frutto di un’accurata analisi dei film e dei ruoli di Alberto Sordi, trasformati in cartina al tornasole del clima sociale e culturale della società italiana nel corso di quei decenni.

L’occhio di Ticozzi è quello acuto ed eclettico del cineasta che sa citare i passaggi più interessanti della carriera artistica dell’ “Albertone nazionale” con uno stile asciutto e scorrevole. Il lettore inoltre sicuramente apprezzerà la bella prefazione dello scrittore e docente universitario Gualtiero De Santi e gli interventi di alcuni protagonisti del cinema italiano (Luigi Magni, Mario Monicelli, Franca Valeri, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Paolo Bonolis).

Il “riso amaro” dei personaggi di Sordi ci riporta alle radici della teoria dell’umorismo pirandelliano, perché lì dove si sorride, spesso si nasconde un dramma. Ed è per questo che Sordi è attore completo. “È questo il lato oscuro dell’istinto artistico di Sordi: una specie di discesa agli inferi attuata con le armi del grottesco e dell’istintualità popolare” usando le parole di De Santi.

Le interpretazioni di Sordi svelano una fauna umana variopinta. Nel Marchese del Grillo riviviamo l’atmosfera della Roma papalina, nei Vitelloni scopriamo i tipici giovanotti scansafatiche della provincia anni ’50, ne Il marito l’Italia del boom e dell’espansione edilizia.

E poi ancora: la malasanità, i dibattiti sulla libertà sessuale, la critica sottile al malfunzionamento del sistema giudiziario. Sordi, da attore e da regista, ha scritto davvero una lunga storia nostrana da cui possiamo attingere. Oggi il cinema italiano, difficilmente sa creare all’insegna del binomio intelligenza-ironia. “Il problema del cinema italiano” commenta Ticozzi, “è che il suo periodo di maggior splendore è stato dovuto a un comune modo di sentire che ha avuto un’intera generazione di produttori, registi, attori, sceneggiatori di fronte ai momenti salienti della storia del nostro Paese nel secolo scorso”.

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