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Come schegge di vetro sotto il sole, la storia di Mila Marini riflette mille sfumature e crea segmenti di parole, di frasi, di senso. Una prosa figurata, con cadenze che richiamano la poesia.

Tra i frammenti si staglia la figura completa e umana di una donna. I suoi amori, i viaggi, gli impegni legati a un lavoro importante, la passione per l’arte, per la pittura, e poi il legame speciale con il fratello e con la piccola nipotina, gli affetti rincorsi, fuggiti, a volte persi per sempre lungo le pagine del romanzo. E tra i giochi del suo virtuosismo stilistico,  ecco la trama a poco a poco sempre più chiara a chi legge e tenta di capire.

Le cose accadono. Anche lo stile di Marini sembra voler inseguire questa filosofia e come un lampo fissa gli istanti, le immagini e i sentimenti. Il lettore è costretto a fare tante pause Le frasi brevi e la pregnanza semantica costringono il lettore a fermarsi, la lettura diventa un esercizio di attenzione, di riflessione, oltre la classica costruzione di un libro a cui può essere abituato.

“Non ho che un nome/ e mille informi segni”, una frase-verso che esemplifica il ritmo dell’opera originale e intensa di una scrittrice non convenzionale.

Recensione
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