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Postfazione a
Odisseus
di Francesco Alberto Giunta

la Scheda del libro

Igino Creati

José Saramago, Premio Nobel per la letteratura nel 1998, scriveva che "La felicità ha molte facce. Viaggiare probabilmente è una di queste". Quello di Francesco Alberto Giunta è un viaggio dentro la zattera del pensiero contemporaneo: geografia e storia si fondono dopo incontri, interviste,convegni, visite, in luoghi speciali e non, per soddisfare le gradevoli curiosità d'un uomo che tende a percorrere e ad amare una cultura allargata.

Razze d'uomini e di donne, infatti, diverse per costumi, per tradizione, per lingua, vengono analizzate e raccontate con una scrittura mai orizzontale o piatta o non partecipata.

Sotto la pagina scritta pullula l'ansia della conoscenza dell'altro da sé con cui si avvia un proficuo scambio di idee.

Giunta esce dal proprio microcosmo quotidiano e vi ritorna con arricchimento interiore che l'acuto spirito d'osservazione fissa in lucidissima memoria.

E così i luoghi, i monumenti, le situazioni, che sono riportati nell'opera, creano suggestioni prima nell'autore e poi nel lettore che percepisce una dinamica -direi- spirituale, etica che sta oltre il passo che cammina e l'occhio che afferra le immagini.

Francesco Alberto Giunta è fedele ai sentimenti con un solido rigore morale; la sicilianità è la radice e l'antenna insieme del suo peregrinare e sa trasformarlo però in cittadino del mondo: la sua Catania lo segue dappertutto ma non gl'impedisce il respiro profondo del vero europeista, che matura addirittura in lui prima che nel tessuto civile, storico e politico con cui lo scrittore si trova a dialogare.

La nota cordialità del nostro Odisseus, che in ogni territorio dove vada avverte "il morso della patria lontana", lo spirito amicale che è innato in Giunta ( e chi lo frequenta glielo deve pur riconoscere) conducono per mano l'autore attraverso avventure, relazioni, conversazioni che la spugna della memoria sa assorbire e conservare con sorprendente limpidezza.

Giunta non viaggia per scordare, per eliminare, cioè, scorie o forme di tristezze esistenziali, per evadere, per intenderci, dal buio mondo che domina o fuorvia; egli compie, viaggiando di chilometro in chilometro, il miracolo d'una puntuale conoscenza.

Cerca in fondo nuove sintesi di vita nuove armonie: lo stesso amore per la musica non è mai un superficiale accessorio ma parte integrante della "ricerca" del nostro.

Altra immancabile compagna di viaggio è una valigia da riempire meta dopo meta non solo con il pensiero ma con il fiore del pensiero di grandi filosofi, scrittori e artisti.

La cultura cosmopolita che Giunta riesce ad acquisire, cielo dopo cielo, da "viandante solitario" o da "ascoltatore costruttivo", mentre il mondo progredisce o regredisce intorno a lui, gli dà la forza per colloqui sempre più nuovi e numerosi.

Da tutto ciò emerge poi, quasi tragitto educativo, un afflato di fraternità che si avverte durante e alla fine d'ogni viaggio, fraternità che non è solo patrimonio cristiano, tradizione, cioè, familiare, ma conquista concreta confine dopo confine.

Il viaggio e le sue provocazioni o emozioni, sono raccontati con stile così accurato e convincente da apparire non memoria di memorie ma viva fotografia del presente mentre questo ha luce propria e diviene: è dunque un lembo del nostro stesso io che si dispiega per le vie del mondo.

Dentro e accanto agli itinerari di Giunta e alle sue valigie piace così tanto stare al lettore che la voce che narra è spesso in sintonia con quella che legge, in un desiderio, quasi in una comune passione, di dire e ascoltare, in una sola parola, di concrescere.

E qui preme precisare che ogni approdo ha in seno una nuova partenza, proprio come il mitico Ulisse; il silenzio del viaggiatore è perso di vista, forse è introvabile nell'Odisseus, perché la parola non è mai inenarrabile, se non per brevissimi tratti.

E quando di fronte a eventi o idee inedite una riflessione cova o s'agita più problematica, nei punti più remoti dell'inconscio, a risollevare gli umori c'è sempre il coraggio d'una nuova avventura anche dentro la durezza della giornata di un emigrante.

Alla base della letteratura di Francesco Alberto Giunta ( vasta e diversa è la sua produzione letteraria) si ravvisa comunque una solida cultura, anche in questo "diario" di viaggi per terre e per uomini; c'è un intento preciso del sapere, che non è unaprigione, cioè un non esprimersi liberamente, ma un aggiornarsi per le strade del mondo, osservando volti di persone, storie di civiltà diverse, alla cui coesistenza in amicizia Giunta crede e contribuisce con il suo carattere aperto, con l'ospitalità della sua anima.

La zona nuova d'ogni approdo è un ulteriore orizzonte di eventi, di parole viventi che combaciano con paralleli e meridiani, e senza solitudini.

Quello che rimane è anche lo studio diretto di nuove lingue che incentiva le capacità personali di comunicare con l'altro marciapiedi dove magari passeggia un altro viaggiatore, un frammento d'universo ancora in ombra.

I chilometri che scorrono andando a scrutare le nuvole di San Pietroburgo, ad ammirare i tanti palazzi della metropoli russa, o a cercare di comprendere le inquietudini, il dissenso dei Cubani o l'operosità dei Cinesi, generano e rigenerano energie e memoria: Odisseus è una continua immersione in altri spazi, in altri tempi dove s'assiepano profili di esperienze concrete. Intanto il piedistallo delle parole è in movimento nel caotico traffico della vita e ci racconta perfino gli incerti saluti, i probabili addìi, le conoscenze lasciate a metà, qualche brivido d'amore, quando nasce un'intesa sentimentale e la parola si fa gesto timidamente e meglio s'orienta.

Ogni frontiera allora diviene come invisibile, l'ignoto continente, fatto anche di folla indifferente o anonima, entra nel bagaglio a mano: l'autore lascia la sensazione, come i grandi viaggiatori del passato, a volte di percepire col suo radar persino ciò che il sole mette in ombra; e Giunta raccoglie, sistema nell'archivio della memoria, non solo per il tratto di strada che rimane del viaggio ma per ogni volta che risuona "la giostra dei pensieri".

Ci piace a conclusione congedare l'autore e il lettore da "La terrazza della Marchesa", un racconto decisamente autobiografico di uno scrittore di alta qualità qual è indubbiamente Francesco Alberto Giunta. In questo testo, racchiusi in un pianista danzano passato, presente e futuro di un nobile viaggiatore mentre persegue un'"idea-passione per la musica".

Il paesaggio familiare che s'apre sull'Etna è un "paesaggio-stato d'anima", alla maniera del miglior romanticismo immortalato nella letteratura e nell'arte.

Si toccano le vibrazioni del cuore, si scopre il sigillo della fantasia e del sogno, e non solo la vita ma il riflesso della vita.

Catania ridiventa un angolo zero: un punto d'arrivo e di partenza nell'intrigo naturale dei pensieri. L'orizzonte appena chiuso presto si riapre: ha già sede altrove l'avventura dell'esistere; Ulisse riparte ancora, come vuole Dante, ma l'Etna è ancora là a fari spenti o accesi e la memoria ha sempre l'eco e i profumi dell'infanzia.
Materiale
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