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Egual sentire dalla giovinezza alla maturità

Poesie per una conversazione di Francesca Simonetti e, oggi, libro elettronico, scaricabile .dal sito larecherche.it. In realtà le 40 liriche, selezionate dalla copiosa produzione giovanile dell'autrice, insieme al racconto intitolato "In una sera d'estate", avevano visto la luce nel 1993. A questa prima silloge sono seguite molte altre che hanno catturato l'attenzione di critici quali Mario Luzi, Tommaso Romano, Lucio Zinna, Paolo Ruffilli, Franca Alaimo e Giorgio Bárberi Squarotti. Quest'ultimo sulla piiù recente silloge della poetessa, Per sillabe e lame (2013 — prefazione di Paolo Ruffilli), scrive: "La Sua poesia e lucidamente altissima, fra riflessione e visione, concetti e ammonizioni. Nel ritmo rigoroso e strenuo si incidono sentenze esemplari, memoria e dolore, giustizia e vita" (21 giugno '13), e successivamente: "La Sua poesia e vigorosa, possente, sorretta com'è dalla netta scansione dei concetti, delle sentenze, dei giudizi, delle interpretazioni sempre incisive dei sentimenti, delle vicende della vita, del tempo".

Leggendo le liriche del raffinato ebook, ci sentiamo di condividere il pensiero della prefatrice, Franca Alaimo. Al di la delle forme espressive, infatti, oggi pin complesse per le variegate soluzioni linguistiche legate all'accumulo di sapienza esperienziale, nel lungo arco di tempo si possono rintracciare delle costanti che riguardano principalmente l'atteggiamento dell' autrice nei confronti del mondo esterno. "...anche in questa silloge d'esordio – scrive – riconosco la tempra sentimentale e fiera, il tono moralmente risentito, la carica umana ed etica dell'amica e poetessa Francesca Simonetti." Si coglie certamente questa sua coerenza, oggi come ieri, nel modo di essere e di sentire, nonché nell'esuberante generosità del comunicare. Non a caso la dichiarazione di poetica che si legge nel racconto giovanile, toma nella recente Per sillabe e lame, dove la Simonetti ribadisce la propria incondizionata fiducia nella poesia, per lei, melodia e stridore di lame, ponte tra il finito e l'infinito, forma di conoscenza e di perfezionamento, strumento per «leggere» nel profondo della coscienza il senso dell'esistenza, per esultare di gioia, per urlare di dolore: "... solo la parola scritta s'eternerà / nel vortice del vento /.... / Le gioie passano come formiche operose / ignare del loro divenire:/ m'attanaglia soltanto l'onda / il flutto rabbioso del mare - / archetipi dell'essere noi mortali / ribelli per la forma mancante / dell'immortalità." ("Strappo").

 

Recensione
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