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Dentro Il senso della vita nel tempo che va, ultima fatica poetica di Antonio Bicchierri, si intercettano le coordinate di una poesia tesa ad esprimere le vertigini dell’anima: riflessioni esistenziali e utopia. Immagini di un percorso di vita che man mano si trasformano in versi per essere comunicati, esternando il sentire dell’essere. Impronte chiare e luminose, genesi di una forza interiore che ferma le emozioni in poesie spontanee che cantano l’eterna lotta tra l’indifferenza e l’insensibilità di un mondo sempre più materialista e la passione ed il fervore a stimolare un volo libero nella fantasia, attraverso atmosfere sognanti, nella leggerezza della vita.

Poesia profondamente vissuta quella di Bicchierri, che in una sorte di analisi introspettiva, tenta di estrarre dal concreto della realtà circostante, la dimensione più elevata per leggere nel cuore degli uomini. Metafora inscindibile del rapporto luceombra del mistero, quasi una specie di abbandono alla forza misteriosa della poesia che nel verso riesce a scacciare quanti violentano il linguaggio e le coscienze, irridendo alla bellezza e al canto purissimo dell’amore. Così l’autore in “Versi solidali” narra la: Ricerca | o mio verso | ispirato e fedele | un canto | di speranza e di fede. | Sgorghi | dal mio cuore | il sogno alato | e voli in terra | nei meandri dell’essere | per seminar bontà | nel deserto dell’indifferenza | dissetando le coscienze. Scrive nella prefazione dettagliata prefazione Valentina Schiattarella: “Ciononostante, la speranza – come tempo oltre il tempo – rimane sempre viva e forte, alimentata dalla fede, ed è un’altra costante nei versi di Bicchierri. Al di là di ogni teoria o fanatismo, la fede è una chiave di volta in grado di dare senso alla sua vita e di fargli superare i dubbi, che da sempre e per tradizione tormentano l’uomo; diviene anche uno strumento di comprensione, la soluzione necessaria per illuminare la strada minata dall’oblio e per abbracciare con più serenità ciò che si immagina possa venire: l’infinito, l’assoluto, l’eterno”.

Una poesia dove la solitudine, paradossalmente, diventa compagna di vita dell’autore e lo accompagna nel cammino – si difficile ma al contempo anche bello – dell’esistenza in cui credere e viverla fino in fondo tuffandosi, come scrive nella lirica “In volo ... verso la luce” per: Pura anima mia | ritornata | ad accarezzare il presente | e le meraviglie del creato, miracolo divino | di un dono sospirato | ed in volo... | ritrovato. Una poetica che non ama il fragore di un sensazionalismo esasperato o le sperimentazioni avanguardiste, ma che preferisce emozionare, avvincere e dare speranza al lettore con il dolce poetare dell’autore: semplice chiarezza dell’anima, ricco di sfumature e di armonia.

Recensione
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