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Il nuovo libro di Ferramosca
esce bilingue per Chelsea Editions, casa che ha aperto le sue porte tra le altre
alle opere di Rosselli e Magrelli (e alla traduzione di quest’ultimo ha lavorato
anche Annamaria Crowe Serrano, la brava traduttrice di Ferramosca).
Il volume raccoglie testi
scelti da tre libri successivi e testi inediti, dunque il meglio o quanto la
stessa autrice ha ritenuto maggiormente significativo del proprio lavoro
pressoché ventennale. È evidente che siamo chiamati a gettare uno sguardo
prospettico sull’opera-vita di Annamaria Ferramosca e leggendo il volume nella
sua successione cronologica ci accorgiamo di essere nella scrittura di un poeta
che Cvetaeva definirebbe “con storia”: l’evoluzione è trasparente sotto il fiume
del tempo, l’ossatura si forma nei successivi passaggi attingendo alla fabbrica,
al tirocinio stesso che si fa sulla pagina, fino a che in ultimo la voce
che sale dal testo ci prende quasi per il bavero.
In questo genere di opera
che raccoglie – e in questa specifica persona femminile singolare l’opera della
quale viene raccolta – osserviamo con chiarezza quello che Pasolini sosteneva
come destino comune a chi si ammala della malattia dell’arte: un beatissimo
“semplificare”. Quasi tutti incominciano infatti da una certo momento a
desiderare di essere compresi – e Ferramosca conferma: la maturità di un
autore sta nel porgere lo strumento lavorato con semplicità e senza più bisogno
di roteare le parole in preda a raptus virtuosistici, perché si è costruita
negli anni una confidenza, un codice reciproco di comprensione: egli comprende
ed egli viene compreso. Ma comprendere sta per “capire” e per “includere”: un
gesto del pensiero e un gesto del corpo.
Faccio un esempio di questa
duplicità semantica: a Ferramosca piace sempre di più incastonare nei propri
testi termini tecnologici, scientifici, biologici o propri dello slang
internettiano e così, assorbendola nelle proprie parole, l’autrice tenta di
comprendere la rete comunicativa che le sta intorno, vede di stare alle calcagna
del mondo e degli aggiornamenti continui del linguaggio di uso mondano; ma
risulta altrettanto vero che la linea comune, la coda della cometa che sovrasta
tutta la scrittura di Ferramosca, sia – a oggi – il canto della radice, la danza
arcaica e sanguigna del corpo parlante, che il corpo non dismette neppure dopo
avere aperto la bocca per pronunciare in poesia parole ultimative come
emoticons.
Ed è questa cadenza
irrefrenata che credo debba essere compresa e usata come chiave di accesso al
mondo creativo di Ferramosca: immaginiamo un’etrusca che danza – ma alla luce
dei monitor e con una nitida tecnocorona sul capo – ed abbiamo
un’istantanea del lavoro soprattutto umano contenuto in Other Signs,
Other Circles.
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Recensione |
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Other Signs, Other Circles - A selection of Poems 1990-2009
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poesia
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| Autori |
| • | Annamaria Ferramosca |
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Edizione:
Chelsea Editions
New York 2009 |
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| Introduzione e traduzione di Anamaría Crowe Serrano. Note in quarta di Letizia Lanza, Donato Valli e Marcello Carlino - pp. 225 |
| prezzo: € 15,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Le Voci della Luna nr.46/2010
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