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E’ come se volasse, Roberta Degli Innocenti, in questo D’aria e d’acqua le parole, un volo sincrono nella versificazione, una scrittura impeccabile, ma allo stesso tempo una danza fantasiosa, armoniosa, un ritmico collegamento di passi, di movimenti, di sospiri, di riso e (quasi) pianto talvolta, benché questa elevazione spirituale escluda la disperazione, avendola superata nell’estetica.

Un’estetica pura, aerea, essenza tradizionale della poesia, e in particolar modo della donna in poesia, essenza distillata di quanto non tocca terra ma conduce dolcemente e tenacemente verso  l’illimitato regno dei sogni e della fantasia, ma sempre ritmata da un assoluto reale trasfigurato, animato, senziente, e di rara sensibilità, un accostamento d’immagini e sentimenti di fascinosa delicatezza e di non comune ispirazione antropomorfica. E parlo di antropomorfismo perché alle creature, le più disparate, sempre insolitamente suggestive, si attribuiscono atteggiamenti umani, limpidi e melodiosi come, oserei dire, la danza classica, cioè prive di soprassalti esagerati e colme di rare profondità psichiche e logistiche. E’ come se tutte queste accezioni naturali, umanizzate, intridessero i versi di sentimenti capaci di suscitare insolita e sottile commozione, grazia inusitata, memoria incancellabile e armonie celestiali.

Questa, in breve, la bellezza della lirica di Roberta Degl’Innocenti, sempre e comunque ispirata al colore (anche se nel caso  presente  non soltanto), in un digradare o avventurarsi in ascesa di  sfumature cromatiche d’infinita delicatezza, semoventi e volteggianti, sempre alle porte del maniero di favola in cui l’autrice sospinge i suoi lettori, per trasportarli quasi in un felice mondo dell’oblìo d’ogni connotazione buia o dolorosa, là dove persino la sensitività naturalmente trionfa e con essa l’arte della scrittura fino a sublimare i concetti del reale, e le cose stesse, che si amano delicatamente d’una sensualità filo-musicale, e d’uno spessore quasi tattile di rari e squisiti sentimenti espressi con lampi d’assoluto o di fenomenico, al limite con una dimensione  esclusivamente spirituale.

Recensione
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