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Il libro
è un florilegio di liriche edite e inedite, composte fra il 1973 e il 2008.
L’autore affronta temi esistenziali di portata sociale quali l’emigrazione, la
disoccupazione, lo sfruttamento del lavoro minorile. Il dramma dell’uomo vessato
dalla mala sorte è visto attraverso gli occhi di chi, costretto a lasciare la
patria del cuore, si porta dietro riflesso il palpito di lampade da pochi
watt, o attraverso le gambe di bambini | che tremano | sotto il peso eccessivo
del lavoro, o ancora attraverso il pianto delle madri per i figli lontani
che nel Nord inghiottono fumo e nostalgie. E accade pure che nel pulsare
del giorno primaverile, il disoccupato, iscritto nella lista e crocefisso
nell’isola, è soltanto l’ombra | di fiorito pesco, qualcosa di
impalpabile ed effimero che svanirà al morire del sole; forse sarà meglio
ubriacarsi col vino generoso della vigna. C’è una poesia molto intensa,
Frammenti, in cui il Nostro guarda con occhio lucido ai valloni siciliani un
cui lavorano callosi villani | servitori di feudi baronali, falciando
spighe e rancori, discendenti da quei briganti che illuminarono di speranza quei
luoghi con i lampi dei fucili. E l’infanzia irrompe improvvisa nel ricordo di un
mandorleto col grano fluttuante al vento, e di un padre contadino colpito
nell’aia dalle gelate e dalle danze malefiche dei venti. Ma, nonostante tutto,
dopo la notte | al sorgere di un nuovo sole, gli occhi vedono | nuovamente
verdi | le foglie degli alberi e la danza dei panni appesi ai fili mette
nell’aria un senso di allegria.
Largo
spazio dedica Filippo Giordano alla sua Sicilia, coi balconi colorati di fiori e
odoranti di basilico e prezzemolo, le vacche aggrappate ai pendii, la capra
legata al mulo carico d’erba fresca, le vendemmie col pane cotto al forno e le
olive disossate e il ballo pomeridiano sotto la pergola, i tigli dalle tenere
foglie e i dolci autunni a dischiudere ricci e melograni, le serate
intorno ai bracieri, in cui si favoleggiava di misteriose “travature” da
scoprire allo scoccare della mezzanotte.
Per concludere,
vorrei citare la poesia Mare nostrum, in cui il poeta commosso accosta “i
paesani” di un tempo, che cercavano fortuna in America solcando sgomenti
l’Adriatico, ai diseredati di oggi, che rischiano la vita nel mare nostrum, il
quale, sia pure incolpevole, inghiotte uomini e sogni. Amara la chiusa: Ahi,
salato mare della terra | anche gli oleandri luminosi | hanno belle ma tossiche
le foglie. | |
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Recensione |
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