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Franco Orlandini, nativo di Ancona, ha voluto in questo volume raccogliere alcune poesie tratte dalle sue precedenti sillogi edite fra il 1968 e il 2000, dandoci uno spaccato della sua maturazione di uomo e di poeta nell’arco di un trentennio. L’opera è divisa in quattro sezioni (Verso il mare, Solitudini, Sulle colline, Negli anni), che hanno come filo conduttore la memoria.

Nella prima sezione, il protagonista è naturalmente il mare, ora contemplato di sera quando sull’acqua scura “luci riflesse scendono | dai moli silenziosi, ora “insonne” per lo sciabordare lamentoso della maretta sulla riva sassosa; ora sfiorato dalla brezza che “solleticando l’acqua | di brillanti rapidi la copre”, ora aperto all’urlo delle onde “schiumando alla scogliera, nel gran vento”. E talora l’acqua si fa leggera come sorriso di bimbo, dando una speciale ariosità a versi come questi: “Tra la ghiaia | qualche fragile lingua | d’acqua leggera | e di giocosa spuma risale e s’assottiglia | in mezzo a vecchie chiglie in abbandono”. E intorno al mare si muovono creature come i gabbiani sghignazzanti o queruli, e soprattutto lui, il poeta allora ragazzo, capace di sognare candide vele e spume sfavillanti. Ora invece, dice il Nostro con sommo rimpianto, “non passa più la nave d’Argo | gonfia la gran vela di vento | e di canti d’Orfeo spirituali | d’unanime ardimento…”.

Nella seconda sezione domina il tema della solitudine, unito al rimpianto di ciò che è stato; unica consolazione “lo stormo dei ricordi” che torna al cuore “ormai frusto rifugio”. Amarissimo il frammento: “A volte i giorni diventano roccia; | neppure il seme d’un pallido sole | conduce il vento, che venga a posarsi | dentro una fenditura ancora fertile”.E la fontana che un tempo vedeva giocare allegri fanciulli, adesso contempla triste gli esili gesti degli anziani. Ancora la natura dominatrice sovrana nella terza sezione con “le chiazze d’acqua” nel tremulo mattino e “le nubi candide”sospinte dal vento, con “il docile incurvarsi delle colline” e “le odorate siepi”costellate di gialle citronelle, con i passeri che “si calano sugli acini avvizziti” e le rondini che migrano verso altri lidi, come faremo anche noi un giorno per l’ultimo viaggio.

L’ultima sezione si apre con il ricordo della giovinezza (bellissima l’immagine di quella giovinetta “verginalmente assorta”), in cui, nella luce aurorale colombi e gioiose allodole parlavano al giovane d’amore. Ma presto la realtà spezzerà l’incanto e spegnerà i sogni ad uno ad uno come candele d’altare, in un mondo in cui dilagano il sesso e il consumismo.

Qualcuno ha bruciato gli alberi che si sono ripiegati in un gemito sopra una grigia coltre di cenere.

Recensione
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