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Linee costituite da punti che rappresentano posizioni della superficie terrestre e che si trovano alla stessa quota, queste sono le curve di livello. Qui, al piano strettamente topografico a cui si riferisce la definizione intesa in senso stretto, si sovrappone un reticolo di curve che anima e infonde sentimento a quelle linee. Le curve planetarie congiungono allora punti che si trovano “allo stesso livello d’ amore”. La raccolta di Annamaria Ferramosca ha l’intento di rappresentare una topografia dell’esistente, del reale che percepiamo, e di percorrerlo con i suoi versi. Un compito impegnativo, tanto molteplice è la varietà che ci circonda, tante le sue voci, e i territori da esplorare. Tanto il sentimento mosso da quelle voci.

L’autrice compie il percorso di testimonianza con determinazione, in una libera erranza tra stati d’animo e territori geografici diversi, da Creta al Marocco all’Irlanda. “Ho visto corpi e terre” è infatti il titolo della prima delle tre sezioni di cui è composta la raccolta. E decisivi i primi versi: “Ancora siano i segni sulle rocce | a dischiudere il tempo | profili di guerrieri e bisonti | in corsa, sotto un piccolo sole | in forma di stella || ansanti | per chilometri brillanti di pioggia | profili di automobilisti e tir | sommersi da onde radio | … | Ancora siano i segni sulle pagine | a traghettare il tempo: lontanissimi | lembi di cielo pulsanti sulle onde | inondano lo schermo, si raggiungono | …”

Il viaggio è quindi anche nel tempo, oltre che nello spazio, e riferimenti alla mitologia e alla storia si uniscono a testi pulsanti di contemporaneità, il tempo colto nel suo assoluto. Così anche il registro linguistico si muove nel tempo/spazio con duttilità, unendo a un linguaggio alto e a un lessico talvolta ricercato neologismi, forme dialogiche e teatrali. In particolare nella seconda sezione, “Ferite, suture” incontriamo episodi e personaggi presentati dalla cronaca, in una forma di poesia civile che è adesione e partecipazione al contemporaneo, e scelta tematica anche di ciò che da altri sarebbe erroneamente considerato Impoetico. I Kamikaze, l’Olocausto, la Pace, una prostituta nigeriana. Il tutto con fiducia critica nei confronti della parola, riconoscendone le possibilità di rappresentazione e, allo stesso tempo, considerandone i pericoli e gli interrogativi. “ Sebbene la mia carta sia disposta | col margine superiore volto a nord | non ritrovo né oriente né occidente | La carta sembra ormai dis-orientata | … | Una nuova linea si ricompone, lucida | s’allunga, veloce | saetta sulla carta, la perfora | transfuga scia di luce vola | sul nostro cerchio, lieve | ci tocca in fronte, in petto || Allineati, ci stringiamo le mani | bruciamo di limpida invasione | Fugge, caricata di luce, pellegrina  | dei continenti. Si ricercano | punti – allo stesso – livello – d’amore”.

Recensione
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