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Le Frecce di luce della poetessa Claudia Manuela Turco sono aspre e aguzze. Tagliano. Forse pi del vetro. Ed proprio questa idea, come pure quella di cose che s’infrangono, a costituire una delle sue principali ossessioni tematiche. Viene quasi da pensare ai cocci aguzzi di bottiglia che hanno reso famoso Montale.

Versi che feriscono, si diceva. Per questo, nelle sue liriche domina il rosso, che il colore del sangue – se ti tagli, un po’ ne perdi – e del fuoco, entrambi simboli della vita, ma anche della morte. La presenza o assenza di entrambi gli elementi pu portare a vivere e a morire.

Colpiscono soprattutto i suoni presenti nella raccolta, specie la prevalenza del suono liquido erre. Si ha quasi l’impressione che questi componimenti mordano.

Il tutto fra rime, mezze rime, assonanze e anagrammi (ne registriamo almeno uno, nell’accostamento delle parole arsa e rasa).

Una poesia “cosale”, che si nutre di numerose suggestioni, pescate da architettura, poesia, letteratura. Per una poetessa che dimostra grande padronanza del mezzo e rara consapevolezza lirica.
Recensione
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