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I personaggi di Francesco Alberto Giunta, scrittore che merita il riguardo dovuto agli Autori dalle grandi prospettive, si muovono in spazi planetari con i loro corpi e con i loro pensieri, secondo una costruzione della trama del romanzo che, oltre alle mutevoli scenografie, si veste di un cattivante stile.

Nella prima parte Manuela (la protagonista) consuma in America Latina la fine della sua adolescenza invaghendosi di Gordon, un avvenente quanto equivoco avventuriero che sposa e dalla cui unione nasce Juanito. Gordon improvvisamente scompare e si saprà in seguito che é recluso in una prigione francese colpevole di una vita fuorilegge.

La disperazione di Manuela e dei suoi genitori, lo scompiglio che questa situazione crea nella operosa e colta famiglia, il dramma che colpisce i sentimenti sono descritti con giusta dosatura e aderente proprietà di linguaggio, tanto che Giunta riesce a renderne partecipe il lettore. Un dramma che diviene tragedia allorché scompare anche il piccolo Juanito del quale si può solo supporre un rapimento da parte del padre, per vendetta o per riscatto.

Non ci saranno mai le prove, né investigatori e studi legali messi sulle tracce di Gordon riusciranno mai, dopo la sua scarcerazione per buona condotta, a scovarlo, pur avendolo localizzato in Inghilterra.

Viaggi disperati dei genitori di Manuela in Francia e in Italia a chiedere la collaborazione di amici, sperando di trovare indizi per ritrovare Juanito. Ricerche anche in Uruguay da parte dell’investigatore Andrea del quale Manuela finisce per accettare la corte e la convivenza, quasi volesse liberarsi del suo terribile passato. Ma l’inquieta protagonista, uscendo dalle dure prove a cui l’aveva sottoposta la vita, sconvolta anche dal distacco dei genitori che decidono di tornare in Cile, decide di lasciare Montevideo per non impazzire.

Dopo un soggiorno in Italia e in Francia nasce in lei una nuova vitalità. Forse per riscattarsi si fa forte in lei il desiderio di “pulire” il mondo dalle vergogne di tutte le colpe. Si comincia così ad immedesimare in una eroina del pensiero, lasciandosi trasportare da un’onda ideologica che la dirige verso Il Cairo.

L’Egitto è in fondo la sua patria per i sentimenti e la cultura ereditati dalla madre. E, una volta sulle sponde del Nilo, in quella miniera archeologica che é l’Egitto, si distacca lentamente dalle disavventure passate.

Come per effetto di uno sdoppiamento di personalità, passa a nuova vita, facendosi chiamare Karin e accreditare come giornalista presso un settimanale locale. La sua storia si illuminava così di altre colorazioni: si appassiona all’archeologia e allo studio di testi sacri alimentando ed appagando il desiderio di curare le piaghe del mondo.

Il tutto per camuffare il suo dolore, sia quello scatenato da Gordon che quello derivante dalle condizioni di un’umanità lontana dal giusto senso della vita.

La scomparsa di Juanito continua a pesare su di lei. Doveva abbracciare interessi che potevano coinvolgerla fino a stendere un velo sul passato, o a far sì che il ricordo non fosse troppo forte. Contribuì a darle questo stato la sua volontà di entrare nel dettame coranico per capirne la tradizione profetica, il peccato, il ramadan e tutti gli insegnamenti che potevano aprire le porte dell’Islam, dei Fratelli Mussulmani, degli integralisti, dei fondamentalisti e dei rivoluzionari laici. Quanto cioè impediva ai popoli arabi di vivere in pace.

Così impegnata e impregnata di idee, cominciò a seguire itinerari culturali che la portarono in contatto con la realtà di quel mondo. Conobbe Hans, un tedesco stabilito da anni in Egitto, e fu una nuova convivenza felice fin quando Manuela - Karin, insistendo nel voler cambiare il mondo mettendo fine a ingiustizie, guerre e fame lo lascia.

Problemi più grandi di lei, ma voleva essere una sorta di “pasionaria” della pace, una visionaria della fratellanza, una coscienza che si batteva oltre l’ostacolo. Hans non la vide più: era sparita, e con lei Casimiro un simpatico ingegnere italiano.

Conosciuta Elisa, colta coetanea svedese, che dimostra di dividere gli stessi ideali, Karin rafforza la convinzione dell’impegno alla costruzione della città eterna.

Un insegnamento cioè della pace, una costruzione morale ed etica dell’uomo moderno che sapesse combattere l’inquietudine delle città, l’integralismo, l’edonismo sfrenato e alienante, sterile e devastante. Vincere il tutto con politiche di solidarietà continentali e mondiali. Ebrei, cristiani e mussulmani, tutti figli di Abramo, devono invocare la pace.

E l’autore, tramite Elisa e Karin, apre un discorso profondo sull’Islam: è il compendio di una serie di riflessioni che entrano sempre più nel vivo della società europea.

Citazioni coraniche rimbalzano nei dialoghi tra le due protagoniste nell’ultima parte del romanzo, sempre più alla ricerca di una loro partecipazione alla sparizione dell’ateismo.

Per loro tutto e tutti dovrebbero cercare il nuovo mondo!

Nel loro anelito c’é il desiderio di una fusione di culture perché la gente soffre delle stesse ansie e sogna l’avvento della pace, della giustizia e della verità. Anche Elisa alla fine scompare, e Karin, restata sola, si domanda chi fosse stata veramente quella sua confidente ideale. Distrutta dal dolore, decide di continuare da sola a preoccuparsi per il prossimo e il mondo.

Si apparta nella sua vita interiore, in qualcosa che il destino sta mutando senza sapere cos’è!

E’ un romanzo d’idee, come puntualizza l’Autore. Ed é così, a prescindere dalla trama che conduce prima Manuela, poi Karin, tra noi.

Oltre a scene di disperazione accompagnate da passioni e timori che si avvolgono intorno ai personaggi, il libro si arricchisce di dettagliate descrizioni di luoghi, riferimenti archeologici, artistici, letterari e filosofici.

Su di esse Giunta si attarda piacevolmente, aprendo finestre sul mondo e sulla storia. Spazia da un continente all’altro con la perizia della persona colta amante di intingere le sue idee negli eventi, in presenze di cultura attraverso immagini di monumenti e personaggi.

Dialogano intensamente i suoi protagonisti: sono persone erudite a verifica del sapere dell’Autore che, regista di ogni vicenda, le fa esprimere con le sue conoscenze e le presenta al lettore come testimoni dei suoi ricordi. Pagine, quindi, piene di citazioni, richiamando date, testi, musei, opere d’arte, edifici famosi, città, luoghi del culto e uomini, religiosi, santi e scrittori.

Viaggi descritti nei minimi particolari e accattivanti indicazioni che sollecitano il lettore a ricordare o ad immaginare di esserci anche lui al fianco dei protagonisti, proprio come l’Autore. Sì, un romanzo d’idee, e come! Soprattutto in questo particolare frangente.

Recensione
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