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Ho letto questo libretto che mi è stato destinato da Cavaricci con dedica: per una insolita prova d'autore. Effettivamente! E insolita è anche la sorpresa perché, pur conoscendo ormai sufficientemente il poeta pontino, che vanta origini setine, e sapendo che sa esprimersi con sagacità e temperamento tanto in lingua che in dialetto di Sezze, sono rimasto stupito (favorevolmente) da questa sua non comune capacità di trattare – direi anche con disinvoltura – nel vasto panorama dialettale, con vernacoli diversi: dal romanesco al susarolo (come chiama quello più noto come setino) al torriciano (da Torrice, in provincia di Frosinone) al napoletano. Il faut le faire direbbero i miei amici poeti belgi di Vallonia. E lui, Cavaricci, l'ha fatto, e continuerà credo a farlo ancora, con molta disinvoltura, facendosi promotore del dialetto (ma il napoletano è una lingua) curandosi di affiancare una traduzione perfetta affinché si possano assaporare i significati del vocabolario vernacolare. L'ha fatto, e anche bene, suscitando in me, oltre all'insolita sorpresa, una profonda stima per il suo impegno letterario che lo coinvolge pienamente, e buoni sono i risultati, anche in lingua. Gli invidio, senz'altro, questa sua capacità poliedrica, e sono compiaciuto di leggere le sue composizioni poetiche piene di ritmo e di fonie piacevoli. Tra queste, rivisitare in particolare quella setina – o susarolo, come scrive l'Autore – con il titolo Canto quasi disperato di un pendolare dai Monti Lepini (che vale anche per altri contemporanei che dai nostri Comuni partono ogni giorno per lavoro verso le fabbriche di Colleferro, della Valle del Sacco e di Pomezia, o verso gli uffici e attività terziarie di Roma), poesia che la giuria della quinta edizione del "Premio biennale letterario internazionale dei Monti Lepini" decretò vincitrice nella sezione poesia dialettale (Segni, 1992). Il duttile e versatile Cavaricci non è quindi una scoperta di questi giorni, ma si rende ancora più interessante considerati i contenuti e gli argomenti della sua poetica, la quale esprime concetti forti espressi con animo sereno, di uomo che non si lascia prendere da impeti forsennati, pur se coinvolto, ma ragiona ed osserva per poi dire.

Ci sono cose comuni, di tutti i giorni e quadretti di vita in queste otto poesie laziali e una campana, il tutto ben messo nell'intelaiatura dei versi. Aiuta l'accoglienza di questa bella prova del poeta anche la veste editoriale: colorata (l'azzurro si addice a Cavaricci: è anche sulla copertina della sua precedente pubblicazione Risacca della stessa editrice, 1988) e, questa volta, cromatica la presentazione esterna, con espressioni di buon gusto per la bravura di Franco Turco, illustratore. È un libretto che conservo volentieri tra i libri della mia biblioteca, settore Autori lepini, e che di tanto in tanto riaprirò per rileggere volentieri qualche verso.

Recensione
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