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C'è tutta intera la fisionomia dell'autrice, in questa
nuova silloge di versi di Maria Grazia Lenisa: quasi una aggiornata e suprema
sintesi di tutto il suo operare poetico. Sfogliando le pagine del libro ci si accorge, prima di
tutto, che in realtà non è esatto chiamarlo silloge o raccolta, poiché i temi di
fondo che costituiscono il suo fittissimo ordito sono così sapientemente
intrecciati e variamente ricorrenti, da conferire all'insieme dei testi una
stringente e poematica unitarietà, più ancora che dare ad essi, semplicemente, i
più ovvi legami di un florilegio di poesie.
Traspaiono, dunque, in questo libro, i diversi e ben
riconoscibili aspetti della poetessa; ricompaiono tutte le sue "impronte
digitali", per così dire, quelle che il lettore affezionato e tenace ha imparato
a osservare nel corso degli anni: l'arguta e canzonante ironia; i graffianti e
divertiti sberleffi; il gusto finissimo della dotta (segreta o manifesta)
citazione; il piglio polemico e apertamente interrogante, che mette tutto e
tutti "con le spalle al muro".
E come non riconoscere la sua ben conosciuta nonchalance
nel trattare la sensualità e l'erotismo? Solo Lenisa sa parlarne da molti anni
con quella allusiva ed esibita sfrontatezza (talora forse solo in apparenza
oscena, in specie nel significato latino di ob scaenam, vale a dire "contro la
scena", in contrasto con ciò che dovrebbe essere visto – o detto) che fa spesso
immaginare una spregiudicata e superbamente vestita matrona romana del tempo
dell'impero, o un'affascinante cortigiana alessandrina, esperta dell'ars
amatoria, che – in modo certo esplicito, sarcastico e disincantato –
dell'argomento vuole disquisire con dovizia di pensiero, e volentieri a tarda
notte, con uomini, con efebi e con fanciulle, ancora quando fuori, col passare
delle lunghe ore, comincia ad albeggiare, mentre da intarsiati soffitti continua
a scendere sugli ultimi assonnati e un poco ebbri commensali qualche petalo di
rosa.
Già, eccolo, il fiore della rosa, di questa rosa
"indigesta": è la poesia stessa della Lenisa. Ardua da capire di primo acchito,
sfidata da ripetute letture per scoprirne gli aspetti più celati, dal sempre
insospettato spessore semantico; enigmatica e sorridente, malinconica e
voluttuosa, ludica e bifronte come appunto il suo "Canzoniere", audace e nella
sua essenza "palindroma".
Di certo è poesia che "non entra in circolo", simile a
cibi molto elaborati – troppo, forse? – e dunque non facilmente digeribili. Ma
integra comunque, indelebile, ferma. Spiritus durissima coquit recita un antico
detto: lo spirito cuoce le cose più dure. Uno spirito acuto, infatti, è
indispensabile, sempre, per la poesia di Maria Grazia.
Invariabilmente, anche qui, non si dà luogo a molti
abbandoni, a pause di dolcezza senza spini, a onde cullanti e morbide della più
semplice e consueta ispirazione. Eppure la Lenisa depone, in qualche punto, la
sontuosa maschera del suo volto poetico irridente, il suo abituale manto
multiforme, variopinto e riccamente drappeggiato; come quando non intende
recitare una parte né ingannare con fugace malizia, e nemmeno deliziosamente
farsi beffe di qualcosa o di qualcuno; nel momento in cui, senza parere, ci dona
alfine proprio se stessa:
... e com'è rara questa donna
d'Altro
senza speranza che nella sua Fede,
libro su libro dentro
un tabernacolo,
luce di sogno di eremiti e maghi.
Mi paiono, questi endecasillabi quasi danzanti, che
ricordano lo stile, il fascino e la perlacea eleganza del bellissimo Le Bonheur
(2001), il punto più luminoso, forse la vera stella polare di tutto il libro;
proprio là dove emerge senza più veli una straordinaria – seppure ben nota –
capacità d'invenzione, dove in pochi versi si palesa all'improvviso un mondo
intero, di limpidissime e preziose immagini, un cerchio di sottintesi incanti
che nulla può distruggere: un miraggio ancora una volta magnifico e
irraggiungibile.
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Recensione |
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La rosa indigesta. Contrasti
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poesia
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| Autori |
| • | Maria Grazia Lenisa |
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Edizione:
Bastogi Editrice Italiana
Foggia 2006 |
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| pp. 98 |
| prezzo: € 10,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Pomezia Notizie nr./2005
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