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L'ex magistrato si trasforma in scrittore
Alberto Liguoro, attualmente avvocato, è autore di un curioso volume di cosiddetta "poesia cerebroinformatica"

Oltre alla metrica, la poesia può avere una geometria. Lo ha dimostrato Alberto Liguoro, ex magistrato, ora avvocato e soprattutto scrittore. Dopo essersi cimentato in produzioni librarie di vario genere (dal romanzo al saggio, dalla lirica al thriller giudiziario), il legale-scrittore (personaggio notissimo negli ambienti giudiziari milanesi) ha creato quello che potrebbe essere definito un nuovo stile letterario: la poesia cerebroinformatica.

Ne è dimostrazione palese Esplosivo, un volumetto edito da Libroitaliano World nella collana "Poeti Italiani Contemporanei", in cui la letteratura si sposa con la forma non solo sintattica, ma concreta; nel senso che il verso non sta tutto nella tradizionale riga, ma assume l'aspetto di una composizione grafica. Con uno stile che amalgama risvolti della materia informatica a ludismi linguistici, Liguoro dimostra che una poesia può diventare un gioco; per risolvere il quale, però, non serve la comune abilità matematica, ma occorrono capacità intellettive abbinate a una propensione culturale verso nuove aperture stilistiche.

Con Esplosivo, dunque, è nato – oltre sette secoli dopo "Dolce" – lo "Stil Novo" del Duemila, che può racchiudere in una definizione di poche parole un concreto aulico o da poeta della strada, una celebrazione o uno sfottò. In alcune decine di pagine, Liguoro tratta problemi e situazioni, descrive personaggi di ieri e di oggi, usa vocaboli elogiativi e fustigatori; e soprattutto propone una chiave moderna per entrare in un caleidoscopio al centro del quale vi sono gli uomini e le cose, e specialmente la disanima della vita: come è e dovrebbe essere, senza le follie del protagonismo, la cavalcata verso il successo a tutti i costi, gli inquinamenti dell'anima sovrastata dal corpo.

In un capitolo intitolato "I Poeti", Liguoro si diverte quando definisce Fidel Castro «cadente», Bertinotti «poeta mancato», Dario Fo «no-global poeta», Emilio Fede «fedele» e Che Guevara «tragico». Ma con Esplosivo, la cui ultima pagina è un semplice "sparire nel nulla", si può anche sorridere e divertirsi, sia componendone le trame grafiche, sia gustandone i concetti. Lo si legge in una sera; ma dopo quell'immersione, dentro di noi restano tracce indelebili.

Alberto Liguoro, 60 anni, napoletano d'origine e milanese d'adozione, è stato magistrato della Procura e ha trascorso tutta la sua vita studiando le problematiche giuridiche: da una parte e dall'altra della barricata. Sostenitore della pubblica accusa come magistrato, da alcuni anni si occupa infatti di difendere gli imputati. Scrivere, confessa, è sempre stata la sua passione e la professione di magistrato non lo faceva sentire libero di farlo.

Recensione
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