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Via Crucis

E’ davvero interessante il saggio di Giovanni Tavčar che con acume, riflessione, partecipazione, conduce il lettore sui sentieri dell’uomo, di quelli che pur rinnovandosi anno dopo anno ne inducono lo spirito a scuotersi, a misurarsi nel suo essere amore per gli altri.

Lo scrittore è essenziale, ma ci fornisce particolatri di situazioni in molti di noi forse sconosciute o addirittura volutamente addormentate perché il peso di esse, teso a mordere le coscienze è come un dardo dalla punta acuminata che ci ferisce nella misura delle nostre bieche inadempienze. Di rilievo il saggio ci pregia di diversità di analisi per molte situazioni.

Allora la pietra diventa fondamento di cose, perché lo stesso sepolcro dove viene deposto Gesù, nello schiudersi porge agli occhi delle increduli meraviglie, ma la pietra è anche origine di condanna nella lapidazione, nell’invettiva, nello scoglimento di ciò che è rabbia da parte della gente che si sofferma alla vista del viaggio di un Dio che arranca nell’ascesa del monte dove c’è la stazione d’attesa per il compimento di tutto che non sarà il tutto.

L’analisi di Giovanni Tavčar è rigida, rigorosa nella lucidità della trama, ma è velo che diradandosi dagli occhi ci dice di guardare; ed è per questo che per diversi tratti si veste di poesia, poichè è giusto che si sappia, che l’autore resta soprattutto un poeta sensibile, accorto e dolce nella scrittura come pochi, poichè figlio e padre di questa creatura dove combatte il disprezzo dell’uomo, monitorandone i gesti di carità veri e tangibili, propagatori di giustizia come la Via Crucis e il suo immenso essere c’insegnano, riconducendoci dentro un tempo a cui tendere le braccia nella riflessione e nella preghiera.

Recensione
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