Servizi
Contatti

Eventi


È proprio sul cominciare che per Curve di livello si profilano intenzioni e sembrano pronunciarsi finalità della poesia, nella forma desiderativa di un congiuntivo augurale. «Ancora siano i segni sulle rocce | a dischiudere il tempo»: è scritto; e di poi è scritto: «Ancora siano i segni sulle pagine | a traghettare il tempo». I segni che l’uomo antichissimamente ha inciso sulla roccia, rispondendo ad una necessità di testimonianza e di racconto, sono tali che hanno aperto la pagina del tempo e dato inizio alla storia; ai segni da tracciare nel testo resta in consegna di “proseguire” il tempo, di farsi strumento perché la storia continui come progetto: come tempo che ogni volta torna a dischiudersi assolvendo ad un compito di nuova fondazione. È per questo che non poche pagine di Curve di livello hanno a riferimento immagini che si definirebbero di matrice etnica; e sono di riflesso da segni incisi sulla roccia, qui, le fugaci figure incontrate in viaggi che sono stazioni di una quête necessaria; e quasi dovunque, tra i personaggi e i fatti avuti in prestito da fiabe o da epopee, i versi mostrano una vocazione antropologico-culturale che dichiara l’intenzione forte dell’opera. L’alta frequenza del motivo della meditarreneità, declinata in varie guise e su paesaggi diversi, è ulteriore prova inoppugnabile: nei riti e negli oggetti, nelle atmosfere e nei corpi che vi sono immersi, il Mediterraneo trapela come un luogo d’origine coeso e unitario, rivissuto dalla parola, e come contesto multiculturale di comune appartenenza. E alla muticulturalità alludono, nei versi di Annamaria Ferramosca, le trascorrenze da una dimensione terrestre ad una marina, dove il Mediterraneo insieme è pangea che prende ed è acqua, flusso di esperienze, occasione di nuove nascite («la polpa sapida e bassa | che mi abbassa | fino alla terra scarlatta, | all’essenza dell’humus, sangue della nascita») per andare incontro ad altre conoscenze (e si «libera | la finitezza del tempo»).

Convertito da ciò che è stato, e rimane quale traccia nell’immaginario collettivo, al presente in cui siamo gettati, il segno di questo libro non può allora che traslare, arrischiandola nella odierna vicenda in tormento, l’utopia di fondazione implicita nel patrimonio genetico ereditato: ecco il bisogno di pronunciarsi sulla storia così che di essa abbiano corso una lettura e un disegno di prospettiva e così che il tempo sia spostato dall’eterno presente a cui dovremmo rassegnarci: così che le sia restituito il racconto che è scrittura del tempo. Gli orrori che rinvengono mai morti dal passato, le schiavitù che si ripetono devastanti nel villaggio globale: questo anche nel racconto di Annamaria Ferramosca. Un racconto che dei segni sulle rocce che hanno “aperto” il tempo respira due afflati. C’è il mito che trapela nella rappresentazione del qui ed ora, e si conduce per rinvii analogici o rifrazioni epiche e antonomastiche dallo specchio di favolosi luoghi antichissimi ovvero di spazi cosmici improvvisamente dischiusi: c’è un’urgenza mitopietica in Curve di livello. E vi trova sede, anche, la petizione di una appartenenza che si stringe e che lega e che allea: nel tema della manna e del pane distribuito a far argine alla deriva di un perenne disorientamento, nel motivo più volte battuto dell’amore.

Mito e partecipazione corale significano canto e significano danza. Canto è tra le parole più di frequente scritte su questi fogli (un canto avvolgente, un canto di passione, un canto di dissuasione); e sembra volersi candidare a forma per antonomasia in cui si lascia ascoltare, rinforzandosi e come incidendosi, il segno della poesia. Danza è ritmo, è movimento in cui si fa prendere il linguaggio come dandosi a sprigionare la propria energia antropologica, la propria responsabilità solidale. Su di un ritmo di danza, a chiudere il cerchio, si snoda la scrittura dell’explicit dialogico di Curve di livello, in cui la poesia mostra di voler dire senza posa attraverso il canto. E pronuncia a sbalzo alcune parole chiave del suo progetto: «ma scavo ancora | per nuove fondamenta | dovunque», «È vita il canto».

Recensione
Curve di livello
poesia 
Autori
Annamaria Ferramosca
Edizione:
Marsilio Editori
Venezia 2006

pp. 112
prezzo: € 11,50

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.12/2007
Literary © 1997-2012 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza