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In Other Signs, other circles di
Annamaria Ferramosca è in evidenza un
percorso poetico di forte coerenza, tanto controllato e rigoroso quanto
emotivamente necessitato e coinvolto, tanto affidato alle correnti ascensionali
dell’astrazione significante e simbolica della parola quanto preso e risucchiato
nei movimenti convettivi e nei vortici rapinosi della corporalità del vissuto.
V’è infatti una energia proiettiva, in questi versi, tenuta in bell’equilibrio
con una forza gravitazionale che tira verso la concretezza dell’esperienza, o
l’esserci volta per volta qui ed ora.
Da una parte sta, pertanto, il desiderio di lasciare un segno, come una
pietra che resiste e che magari si fa tabula miliare, così che la scrittura si
vuole incisiva, definitoria (e volge inviti persuasi al lettore; e si presenta
come foglio di un lunario che raccoglie utilità e moralità; e gli indirizza
lettere augurandosi muti avvisi di ricevimento). Dall’altra sta un tenersi del
testo ad una presenza, a un luogo, a una terra, ad una notte che senti nella
loro fisicità, nel loro prodursi, nel loro accadere (l’intrudersi materico e
l’avvoltolarsi in materia li percepisci, come in previsione di un incidente
probatorio, nell’esplorazione micromolecolare o nell’ingrandimento di catene
genetiche cui alcune pagine sono dedicate); e vi misuri il valore (anche
“politico”) del con-dividere, dell’essere sé con gli altri: un valore consegnato
alla mediterraneità che torna da leitmotiv (una mediterraneità in cui l’io si fa
plurale; un io femminile plurale – in una mediterraneità femminile – che
rivendica natali e residenze in una pluralità di terre, in un ideale incrocio di
luoghi), ovvero trasportato dalla danza (la taranta che dura una notte intera e
riporta l’alba; e pure il ritmo stesso danzante delle battute del verso) e dalla
musica, mentre la scrittura si rende più sinuosa e sensuosa, analogica, espansa
in congiunzioni parasintetiche e metamorfiche, interessata ad allacciamenti
sinestetici.
E gira il verso, così, e si fa cerchio, volendo riconoscere senso alla
rotazione della terra, che sembra non averne.
Un
equilibrio dinamico in sostenutezza di pronuncia, ottemperando al grande stile:
ciò si ridice nelle strutture binarie, nelle forme dialogiche come di testi a
fronte conferiti a due voci che s’accordano: per una performativià che si
promette, per un essere in situazione che si mostra e si partecipa come in un
rito, in uno scambio simbolico.
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Recensione |
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Other Signs, Other Circles - A selection of Poems 1990-2009
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poesia
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| Autori |
| • | Annamaria Ferramosca |
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Edizione:
Chelsea Editions
New York 2009 |
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| Introduzione e traduzione di Anamaría Crowe Serrano. Note in quarta di Letizia Lanza, Donato Valli e Marcello Carlino - pp. 225 |
| prezzo: € 15,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.12/2009
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