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E' figura ben nota ed apprezzata negli ambienti letterari, per la sua attività di poeta e di critico Giovanni Chiellino, medico pediatra, nato a Carlopoli, in Calabria, nel '37, e residente da molti anni a Torino, è figura ben nota ed apprezzata negli ambienti letterari, per la sua attività di poeta e critico. Esce ora una sua nuova raccolta di poesie, Il volto della memoria, per i tipi delle Edizioni Scettro del Re.

Il titolo è emblematico, perché la memoria occupa uno spazio sempre maggiore nei versi di Chiellino, come può verificare chi, come noi, segue da tempo il suo itinerario poetico. E' destino di tutti i poeti meridionali il ritorno, se non reale, quantomeno letterario, alla loro terra di origine. Il viaggio di ritorno è al centro di Conservazione in Sicilia di Elio Vittorini.

Dopo una lunga esperienza di vita al Nord, il protagonista, Stefano, ritorna nella terra natia e il viaggio ha natura conoscitiva, oltre che di ricerca delle proprie radici culturali. Anche la poesia di Quasimodo è dominata dal tema del viaggio conoscitivo di ritorno. A proposito di uest'ultimo, Giuseppe Zagarrio ha scritto opportunamente che il siciliano ritorna sempre alla sua terra, perché la considera sciascianamente metafora del mondo, dotata, pur nella sua particolarità, di una dimensione universale, che racchiude in sé tutto il senso dell'esistenza.

Lo stesso discorso crediamo che si possa fare per il calabrese Giovanni Chiellino, che già nelle raccolte precedenti, compresa quella che immediatamente precede la presente, La voce della terra e altre voci, aveva dato libero sfogo ai ricordi dell'infanzia. Ma ne Il volto della memoria il poeta sembra essere maggiormente consapevole del fatto che nell'area dello Stretto, sulle sponde dello "Scillecariddi ' di Stefano D'Arrigo, si gioca una partita decisiva. Dall' "aura mitica" che domina questo tratto di mare, breve ma insidioso, è possibile desumere il senso della vita e della morte. Questa consapevolezza emerge chiaramente dalla poesia intitolata , anche qui embiematicamente (i titoli hanno una grande importanza nell'opera di Chiellino), "La Ninfa" laddove il poeta scrive: “giovani marinai tirano dalle valve socchiuse | di profondissima conchiglia | la fune della vita e della morte". E' vero, com'egli dichiara nella poesia d'apertura, "La maschera del tempo", che la sua memoria procede per 'flashes”, sembra cogliere brandelli di realtà: "Il mio occhio ti osserva | ma non vede oltre la partenza | dei treni nella notte o il libero galoppo dei cavalli sui prati del mattino, non vede oltre il telaio di preghiere | sopra il volto morente dei fanciulli | e gli occhi desolati delle madri || ( ... ) Io non vedo oltre le bruciate stoppie d'agosto | e il fiorire del mandorlo in aprile".

Ma è difficile non cogliere il carattere mitico di immagini come quella della ragazza contadina, che canta durante la mietitura, "apre la melagrana | della sua chiara voce e la offre al silenzio | disteso sulle case", quella della "fanciulla curvata sulla terra, | i biondi capelli disciolti | rotondo il ventre e rosea la pelle, | le ciglia socchiuse | sulla malinconia dello sguardo, il tramonto, languore dei seni e delle gambe", oppure come quella, che ricorre spesso in queste poesie, del fuoco, che è sì fuoco dello spirito,. ma assai spesso fuoco di riti contadini secolari ("Arde il fuoco, | arde come una volta | nel cuore della notte, | salgono le scintille, | si schiantano | sul muro delle ombre. | Saltavano i ragazzi, | intorno intorno correvano, | fra le ciglia portavano il cruccio di un mistero"), oltreché fuoco devastatore.

È il mito pavesiano a riemergere, laddove la donna, identificata con la natura, "la luna e i falò", il "fuoco grande" (così s'intitola una poesia scritta da Chiellino e così s'intitola pure il libro scritto da Pavese a quattro mani con Bianca Garufi), stanno per qualcos'altro, sono manifestazioni dell'archetipo, di quella "forma a priori” che è dentro di noi. costituendo il "rimosso", per comprendere il quale bisogna fare un “passo indietro", che porti all'infanzia di ognuno di noi, ma anche del genere umano, che porti, insomma, al "selvaggio", al "primitivo", ad un mondo del quale la Calabria di Chiellino e la Sicilia di Quasimodo e Vittorini reca ancora le antiche vestigia. Lo ha scritto lo stesso Pavese nel suo diario: Sicilia e Piemonte, Pavese e Vittorini, solamente si sottrassero a quell'arte cinica. fascista, fondata sull'ovvio e sulla retorica. E' questo il senso – ci pare – del viaggio a ritroso di Giovanni Chiellino verso le sponde dello Stretto e verso la sua infanzia calabrese.

La raccolta ci sembra, infine, dominata dall'immagine della morte, dalla lacerazione di tutte le illusioni. In ciò è leopardiana, dominata dal “materialismo negativo delle Operette morali che vede il mondo come alternarsi meccanico di vita e morte, senza un fine. Tutto ciò, nonostante la fede continuamente dichiarata da Chiellino. Allo stesso modo è leopardiana la lingua, priva di ogni quoziente retorico, modulata direttamente sul pensiero, senza sbavature sentimentali. E' quella di Chiellino la stessa "poesia della ragione" di cui si è parlato a proposito di Leopardi.

Recensione
Il volto della memoria
poesia 
Autori
Giovanni Chiellino
Edizione:
Edizioni Scettro del Re
Roma 2000

pp. 73
prezzo: € 8,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Sicilia Sera nr.3/2001
 

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