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Le Edizioni Genesí di Torino pubblicano, nell'ambito della prestigiosa collana de "I gherigli”, diretta da Giorgio Bárberi Squarotti e Sandro Gros-Pietro, l'ultima raccolta poetica di Giovanni Chiellino, medico specialista in pediatria da tempo residente a Torino ma di origini calabresi, noto negli ambienti letterari per la costante presenza e per il valore delle sue numerose opere. Il titolo del volume è già emblematico: La voce della terra e altre voci. Siamo in presenza di un recupero della parola nella sua polisemicità, molto importante in un'epoca dominata dall'incomunicabilità, che ci ha reso monadi leibniziane, senza porte né, finestre. La parola è rivalutata in tutte le sue sfumature, dal primo vagito all'urlo, alla musicalità della parola poetica e della 'voce della natura". A quest'ultima – come sottolinea il titolo – Chiellino attribuisce un ruolo centrale. Questa centralità – come osserva opportunamente-Franco Pappalardo La Rosa sui risvolti di copertina – si ripercuote anche sulla struttura dell'opera, in cui, appuntò, la voce della natura è "voce solista" circondata da un coro di voci, che promanano da altrettanti poemetti (le voci del vento, degli eroi, del poeta, dell' attore, della morte).

Questa centralità non è casuale: la terra è concepita come trait d'union tra la vita e la morte. Non a caso, infatti, il poemetto intitolato La voce della terra si apre con questi versi di Yeats: "Getta uno sguardo freddo | sulla vita e sulla morte. | Cavaliere, prosegui il tuo cammino". La natura è leopardianamente continua nascita e distruzione: "Utero fecondo e tomba | partorisco e allevo la mia preda | poi, come cibo squisito, la divoro e piango". Ma Chiellino non si ferma al "materialismo negativo" che domina le Operette morali, al “pessimismo cosmico" leopardiano. La voce, ad un certo punto, si fa '`Verbo", parola di Dio che dirige "l'orchestra dell'universo": "Un altro Dio allora occorre erigere | più luminoso e alto che li liberi | dall'eterna condanna | e guidi l'uomo nei deserti dell'esistere | verso i confini della pura Essenza: | oltre la misura della nostra distanza | non può il mistero allargarsi | negata la luce e la parola, | ma l’Essere espandersi e comprenderci.

Giovanni Chiellino è più vicino al giovane Leopardi che mette l’accento sui limiti della filosofia e sulla superiorità della fede religiosa. Il libro è dominato da una dimensione mitica. Si tratta, come nelle opere precedenti di Chiellino, di un mito impastato di realtà, che attraversa il passato per vivere nel presente. E qui hanno certo influito le origini meridionali del poeta, nato in un mondo in cui il mito è realtà quotidiana. L'opera diventa, dunque, "canto generale", riflessione dell'uomo al culmine .degli anni sulle "grandi questioni" dell'esistenza, sulla vita, sulla morte, sull'assurdità della guerra, sull'inutilità del sangue versato, dal mondo classico ai giorni nostri.

Una riflessione ad alta voce, che tradisce, con i continui riferimenti storico-mitologici, una vasta cultura, nonché una grande padronanza del mezzo espressivo, sapientemente plasmato alle varie esigenze, il cui utilizzo è reso ancor più difficile dal carattere poematico, narrativo, dei vari componimenti, nei quali prevale il verso lungo, con tendenza endecasillabica. Anche sul piano linguistico assistiamo, dunque, ad un recupero della parola, colta in tutte le sue sfumature lessicali, quasi a volerne trattenere il sapore, contro il "fast-food-linguistico dei giorni nostri, il "gergo" povero del "branco", la lingua essenziale del computer.

Recensione
La voce della terra e altre voci
poesia 
Autori
Giovanni Chiellino
Edizione:
Genesi Editrice
Torino 1998

Prefazione di Giovanni Ioli - pp. 114

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Sicilia Sera nr.6/1999
 

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