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Giovanni
Chiellino, nato a Carlopoli (Catanzaro) nel 1937, risiede a Torino, ove svolge
la professione di medico specialista in pediatria. Ha pubblicato tre raccolte di
poesie: Galateo per
enigmi (Genesi Editrice, Torino 1988), Daedalus (ib. 1990) e Nello spazio
della mente (Lineacultura Editrice, Milano 1992), che può essere considerata un
diario di viaggio, nello spazio e nel tempo, alla ricerca delle proprie radici
culturali. Chiellino ritorna nei luoghi dell'infanzia e della giovinezza,
nella sua terra di Calabria, e i ricordi si accavallano. Leonardo Sciascia, ne
La corda pazza, riferisce che il poeta Lucio Piccolo, inviando
i suoi versi a Montale, li accompagnò con una lettera, che diceva: "Era mia
intenzione rievocare e fissare un mondo singolare siciliano, anzi più
precisamente palermitano, che si trova adesso sulla soglia della propria
scomparsa senza avere avuto la ventura di essere fermato da un'espressione
d’arte". Poi si seppe, per ammissione dello stesso Piccolo, che la lettera fu
scritta dal cugino Tomasi di Lampedusa, autore del Gattopardo. Ciò
spiega perché la "descrittività" promessa non trovi riscontro nelle liriche:
Piccolo, per "degnificare" la realtà. la sopprime. La realtà, con i suoi
colori vivaci, che ricordano i quadri di Enotrio Pugliese, anch'egli calabrese,
i suoi sentimenti delicati, è invece presente nei versi scabri di Giovanni
Chiellino. La vecchia civiltà contadina rivive, con i suoi riti collettivi, a
partire dalla mietitura: "Canti allegri s'aprivano | nel cielo giallo della
sera, | volavano canti allegri sulle| foglie degli ulivi| canti allegri sul mare
ondulante | correvano verso l'orizzonte| piegato nel tramonto. || Canti
allegri e la falce luccicava | sulle spalle ai mietitori e i covoni | fra le
spighe nascondevano il sudore". La ripetizione, per ben nove volte nel
corso della poesia, dell'espressione "canti allegri" ha l'effetto di
sottolineare la nostalgia. Rinascono i vecchi amori: "Bionda fanciulla in
campo di grano | morbidi franchi e seno di rugiada | offriva all'uomo che le
stava accanto: | lenzuolo bianco sulla terra dura | e nelle vene un gemito
lontano, | un turbinio d'arsura". E il libro è popolato di figure
femminili. "La zingara fanciulla", dalla bellezza selvaggia, ricorda
la Concia pavesiana del romanzo Il carcere, scritto proprio in Calabria
durante l'esilio antifascista. Pavesianamente, ne "L'offerta", fa
capolino la donna dalla "voce roca", che ossessionò il grande scrittore
piemontese. "Isabel" ricorda "La puttana contadina" della poesia di Pavese. Ma
arriva il momento della partenza, il poeta è costretto ad abbandonare i suoi
vicoli, la severa Donna Rachele, “nonna” dei numerosi fanciulli della Ruga: "Il
restare al riparo era da vili, | bisognava proporsi, farsi avanti | e varcammo
la soglia | l'angusto arco dalla volta bassa | inizio e fine della nostra Ruga-
| senza voltarci per non aver paura. | Tu ci guardavi, il pianto sulle guance:
| Demetra e il dolore dei distacco, | gli amori folli di Giasone e Bacco, |
Proserpina rapita da Plutone". Ora che il vecchio mondo contadino è stato
distrutto dalla società tecnologica, esso assume per il poeta il carattere di
Eden perduto pasoliano.
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Recensione |
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Nello spazio della mente
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poesia
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| Autori |
| • | Giovanni Chiellino |
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Edizione:
Lineacultura
Milano 1992 |
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| Prefazione di Ninnj Di Stefano Busà - pp. 53 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Il Paese di Modena nr.2/1994
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