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Una storia d'amore "ribelle" per la contessa Giulia, donna di origine russa, nata nel 1826 a Torino dove la madre si era rifugiata. Per il giornalista ungherese Ferdinand Eber, inviato del Times, decide di lasciare il marito, il conte Theodore Von Berg, anche lui ungherese. Una scelta azzardata per la società dell'epoca ma voluta e sostenuta da una donna caparbia e autonoma quale risulta Giulia. Il suo amore per quest'uomo la spinge, infatti, a seguirlo nelle sue svariate peripezie, finendo anche in carcere.

Bella la descrizione della tenacia con cui segue e realizza il suo sogno di giornalista e la fierezza con cui affronta i pregiudizi dell'alta società. Dialoghi serrati con cui l'autrice svela il susseguirsi delle vicende senza mai esprimere giudizi propri e lasciando al lettore la libertà di immedesimarsi nei personaggi stessi. Interessante l'evolversi della situazione politica dell'epoca in pieno fermento in ogni stato Europeo, alla disperata ricerca della libertà.

In questo romanzo le scene di sesso sono più sporadiche ma sempre descritte senza alcuna vergogna od omissione. Un grande elogio a Cristina per farci rivivere i turbolenti momenti di metà ottocento che si rispecchiano nelle vite agitate dei personaggi. Complimenti soprattutto per aver di nuovo scelto una protagonista emancipata e sicura di se stessa in una società abituata a proibire qualsiasi sogno o aspirazione a qualsiasi donna.

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