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Nelle due bandelle di copertina del volume, con la consueta modestia ma altrettanta arguzia ed acume, Banchini ha riassunto in poco più di trecento parole, il suo lavoro di un ventennio costituito dai quattro libri più significativi, compreso quest’ultimo. Pure in queste recenti limpide pagine di poetica, egli non si illude, ben conscio che tutto si è oramai conformato alla ragion pratica.

Come afferma Cesare Viviani nella sua "Voce inimitabile", il rapporto con l’oggetto ha invaso lo spazio umano e la scrittura poetica è minacciata nel suo legame con l’origine, anche se è la perdita che informa la scrittura poetica e non l’acquisizione, per quanto nella poesia non è l’elemento che vale, ma l’insieme, appunto quanto valore inequivocabile della necessità.

Nella seconda poesia della raccolta, Banchini dice

 ... come lenta
avvolgente si leva spande dissolve
la pena delle cose dimenticate

E, appena dopo

ora che insieme crollano la memoria e l’attesa
ora che rapido incalza l’addio

C’è in queste sospensioni, in questi vuoti che si vanno creando, in questa opacità, in questa luce bianca la presenza dell’indicibile, il raccoglimento e la tensione per ciò che dovrà avvenire.

Nella prefazione al volume, Sandro.Montalto scrive che il combattimento interno all’autore è quello fra un’anima sinceramente innamorata del reale, specchio e immagine del divino, è l’orrore del reale stesso, simultaneamente specchio di un annichilimento che pare ineluttabile. Muove da questo dilemma l’autenticità del poeta, per lievitare in una estensione tanto visionaria quanto dubitativa e usurante che non esclude la ruggine del tempo, ma innalza a categoria liturgica i gesti e la volontà dell’uomo e gli eventi della natura, per una circolarità di meraviglia e consentimento nell’accettazione dell’umano destino

Ma altrove, altrove è l’evento.
Oltre sabbie riarse, aerei picchi.
alta aspra è la vita

Banchini non si sente fuori dalla storia, non si rifugia in un spazio ludico che pure lo seduce, ma guarda e riflette sulle crude incognite della realtà

Seguo un muro senz’ombra, tutto screpoli.
Non cerco scampo, forzo amore e vita.
Mi compongo il mio giorno, invento un gioco.

Dietro questa spinta compositiva impone ai suoi giorni una virata verso l’alto, ascolta gli inviti lontani, il grande respiro della vita che malgrado tutto, percuote il mondo. Si infittiscono le equivalenze implicite, continua ancora Montalto, che vedono come termine basilare la luce: "ancora vita, ancora luce": "Tutto è luce stamani. Tutto è gioia": la vita "s’irradia" come un potente getto di luce divina. anche se l’autore non rinuncia al suo vacillare perché si priverebbe della sua umanità.

Avanza ogni giorno almeno di un passo, sempre alla ricerca di uno scampolo di verità, curando che non venga meno l’anelito della conoscenza e senza mutare il suo modo di rapportarsi con gli altri uomini e il mondo stesso. E intinto le parole che pronuncia non si annullano mai in puri suoni ma affina la sua maturità stilistica che non elude le domande fondamentali. ma non può offrire – com’è giusto che sia – una risposta definitiva.

Come avviene per il protagonista del romanzo della Grande Sera, dell’indimenticabile Pontiggia, che nel negare la sua appartenenza al mondo finisce poi con l’attestare la propria fiducia nella vita, cosi la poesia di Banchini, in questa sua tensione oscillatoria carica di inquietudine, ma altresì chiara nella sua essenzialità, trasparente e significante, si sottrae ad ogni angusto appagamento e prova sempre a rinnovarsi per costruire "in una chiarita ardente e compatta che tutto confonde e di tutto trionfa"

Recensione
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