|
| |
Con un racconto lungo che si snoda entro un paesaggio
sentimentale che ha un profondo e limpido risvolto autobiografico, con un
itinerario segnato da andate e ritorni, tra Padova, Pegli e Schio, tra Veneto e Liguria, l'ultimo libro
di Maurizia Rossella affronta il tema suggestivo dell'amore tra una nipote e una
zia; un amore che impregna l'identità stessa delle due protagoniste coinvolte,
ma anche di quanti fanno parte integrante di uno sfaccettato e curioso ritratto
familiare. Amare, qui, significa innanzitutto riconoscere e recuperare la
propria origine, ripercorrere il tragitto necessario per capire la propria
personalità, la propria fatica, l'esperienza e l'esistenza, le assenze, i
buchi neri, le gioie dei riconoscimenti, soprattutto quel bisogno malcelato,
inconfessato, di mani che ti accompagnino, ti accarezzino, ti cullino, ti
comprendano, ti stimolino a non perderti, anche quando il buio ti attraversa e
la nebbia ti paralizza e ti senti sola nel viaggio che hai intrapreso. Queste
mani sono quelle di zia Clara, mani che costruiscono un nido, arredano un
rifugio. coltivano un giardino solo per la nipote Scarlett, la avvolgono, la
"intridono" di dolcezza, direbbe il poeta. Mani vive, allegre, orgogliose,
espressive, eleganti da cui lievitano sguardi di intesa, leggeri, divertiti,
sornioni, complici e poi parole, tante parole, scritte e dette. che si sono
intrecciate tra loro. comunicando e trasferendo l'una all'altra le esperienze e
le conquiste, le passioni e le delusioni: tutto proprio tutto. Un lungo filo
multicolore ha annullato le distanze, tessendo una tela che non ha lasciato
nulla di sospeso, nulla di taciuto tra Clara e Scarlett (quasi una simbiosi
anagrammatica. speculare nei due nomi):
«Molte cose mi rassicurano dopo la sua morte. Non è rimasto
nulla di sospeso. Tutto dentro. Anche le cose più intime. Anche i legami
familiari. I sotterfugi, le distanze, le intenzioni, le mire, le simpatie. Fino
all'ultimo ci siamo parlate guardandoci negli occhi mano nella mano. Le ho fatto
tutte le domande. A tutte mi ha risposto, tranne a quelle che non sapeva. Poche.
Di solito sapeva tutto, perfino sullo sbarco sulla luna. A tutto aveva pensato,
anche a me dopo di lei». (p. 52)
Clara: nomen omen, di trasparente intensità, donna
straordinaria, generosa, madre ideale, corpo di madre perfetta proprio nella
sua assenza di maternità biologica: affabile, incantata e innamorata della vita,
si dona alla nipote, si concede, si consegna fiduciosa, si affida alle sue
cure, senza paura, senza rinunciare a quel pudore che sa di rispetto per se
stessi e per chi ci è vicino.
Colori, odori, sapori, paesaggi, traspaiono vividi nella
scrittura di Maurizia Rossella, la sua prosa intensa, pastosa. cadenzata sulla
oralità espressiva, su una koiné affabile, malinconica, ironica, che ha scatti
di splendida vivacità e di commozione sincera che avvolge chi legge, lo ammalia,
lo seduce, lo incanta e lo costringe a riandare alla memoria di persone amate e
lontane. Questo libro è come un "tempio" traboccante di fiori, un poema in
prosa di emozionante bellezza, che sancisce l'eternità, la permanenza di Clara
nelle pagine dove non morirà mai, perché è diventata parte di noi perché a tutti
sembrerà di averla conosciuta davvero. Le parole che la ritraggono si
incastonano come oggetti vivi, sono sentimenti, sono schegge di un percorso che
coinvolge tutta intera una generazione, una famiglia, la sua storia, il suo
territorio, lo spazio chiuso e aperto delle case, le sue vicissitudini: la
ricordanza diventa un passaggio che ricompone i frantumi, li riannoda.
rassicurante e oltrepassa il dolore per la perdita, descrivendo la serena
consapevolezza dinanzi alla valore di eredità straordinaria che travalica il
rilievo patrimoniale perché il lascito più prezioso rifluisce e lievita
perfino oltre la vita di chi lo ha ricevuto.
Il messaggio, i discorsi, la memoria della ineffabile
vivacità di una donna-zia che cerca di nascondere la vecchiaia, che riscrive
le favole e inventa i segreti, si incarna brano a brano, pelle dentro pelle
nella nipote: amalgama una nuova esistenza che fonde due persone in "una", in
una comunione che non impedisce le scelte, che non imprigiona e incatena, ma
libera, sprigionapotenzialità, sfidando le leggi naturali della procreazione:
«Io sono lei.» (p. 87) confesserà alla fine Scarlett.
Come accade. infatti, nella tradizione della terra in cui
Clara è nata e a cui è ritornata, la sua esistenza si trasforma, è un passaggio
lieve, un leggero scalpiccio di passi che si avvicinano all'uscita, ma che
torna, come le stagioni, ogni volta che si rivede il volto di chi è partito
reincarnarsi in un volto nuovo, per diventare così bagaglio essenziale e
rassicurante che vince ogni provvisorietà. La voce narrante di questo
suggestivo racconto ha molto amato, ha cercato e ricreato se stessa nelle pieghe
dei libri, nei viaggi, trovando rifugio e habitat nell'acqua, liquido e simbolo
primordiale, amniotico, di un desiderio di appartenenza e ha sviscerato,
affinato, riconquistato, cesellandola con cura la parola che sapesse
restituirci l'entusiasmo della sua indagine e lo spazio riconquistato della sua
vitalità. Clara è stata un dono, raro, prezioso. purissimo c cristallino, nel
suo percorso: il loro colloquio intimo e intenso, allegro e caustico.
brillante, conviviale ed estroverso, ci viene restituito intatto, e assume la
consistenza lieve di un bisbiglio sommesso e ammiccante che si travasa in queste
pagine.
E alla fine, per la commozione. ma anche per il gusto
delicato, morbido, raffinato di queste pagine dobbiamo ringraziare Maurizia
Rossella per averci raccontato questa storia, in cui troviamo tracce
considerevoli della nostra. della storia vera, nei suoi confini e nei suoi
spazi, nella geografia degli affetti, nelle presenze e nelle assenze, quella
storia racchiusa "tra stellina e croce", appunto, sulla riga dove ogni giorno si
iscrive l'incanto e il mistero luminoso della vita.
| |
 |
Recensione |
|
Stellina e croce
|
|
narrativa
|
|
| Autori |
| • | Maurizia Rossella |
|
Edizione:
Cleup Editore
Padova 2007 |
|
| pp. 128 |
| prezzo: € 10,00 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Padova e il suo territorio nr.128/2007
|
| |
|
|