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Una fonte del Sud nel paesaggio dell'anima del poeta Coppola

È lo stesso poeta che spiega la genesi di questa raccolta poetica che porta nel titolo un riferimento al Sud, alla Calabria: il fiume Bonamico. Certo Coppola uomo e poeta è travagliato, toccato da avvenimenti ora lieti ora tristi, ed è logico che la sua vita interiore risenta di tutto ciò. Egli vuol trovare un accordo, una pace interiore che ritrova avvicinandosi o, meglio, concedendosi agli angeli, che sono in quel paesaggio, in quel cielo, in quella natura, in quel mare dalle "pendici joniche della Calabria nel comprensorio di San Luca dove scorrevano due fiumi impetuosi il Bonamico e il Butramo" (p. 7). Angeli che leniscono il dolore e nel contempo promuovano questa poesia di Coppola che sa cercarsi i suoi angeli. Il poeta ne vede tanti "– buoni o cattivi – | sorvolano dentro l'anima" (p. 22) e nel "volteggiare qualcuno si attarda | guarda da una grata | si solleva minaccioso" (ivi). C'è questa continua ricerca del'angelo buono anche se molti sono gli angeli "pravi" che insidiano il poeta. E si sente al sicuro in quanto è portato dagli angeli appunto "in alto | sull'omero di un'aquila | in compagnia col vento dei burroni" (p. 28).

Questa poesia di Coppola, poesia delle visite celesti, degli angeli anche buoni :"Ho visite celesti,un angelo buono, | cenerognolo, mi sorride lungo il ciglio. | Sembra che qui rimbalzi il mondo | e una scia di ali mi cammina addosso" (p. 28), Ogni poesia porta come epigrafi di versi e pensieri sugli angeli che sono anche soli: "Venne quello che emaciato in viso che spiava | senza farsi scorgere; | buono e discreto, dopotutto | era un angelo solo – come me – | lancinante da un costato, | sicuramente sofferente, smagrito" (p. 22). Il poeta dialoga con l'anima-angelo. Ecco.Gli angeli del Bonamico, una raccolta poetica, un poemetto in cui il poeta si rivolge alla sua anima-angelo che gridi al mio Dio: l'uomo per te è niente un buco | un lampo o un vuoto?" (p. 23). Inoltre, ben amalgamate poeticamente, sono le varie situazioni e sequenze di questo nuovo libro poetico di Coppola, che si incontra con ninfe e angeli che "irrompono" per offrirgli "un trionfo fantastico | nell'aria, | la diurna brezza | che scende visibile e risale al cielo".(p. 18). Poesia del cielo e della terra è anche questa poesia di Coppola ma pure – come già detto – degli angeli che piovano in quei luoghi, a prima vista inospitali, della Calabria fonica. Poesia pure di sogni e di analogie che dicono il rapporto del poeta con le cose, con quel paesaggio,. con quei monti, con quel cielo: "e canta la mia bocca | sopra il cielo del Bonamico | che ascolta i venti cattivi | la triste tempesta di un bacio" (p, 19). È una Terra avara, anima solitaria | di sogni, di rose e lucori accecanti: | ombre senza parole nel cielo di porcellana | l'immobile calma mi rivolta nelle vene" (p.19). Ci troviamo di fronte a una poesia complessa; ben costruita, perfetta da un punto di vista dell'utilizzo dell'arte di figure del pensiero, una poesia nuova nel contempo nel linguaggio che dice apertamente lo stato interiore del poeta, i suoi sogni, la sua sensibilità nel leggere e nel guardare nelle cose .Questa. poesia è fortemente interiore, nasce da sogni e dalla memoria che prefigura poeticamente le cose e anche i sentimenti: "Come un dio nudo scendo nell'abisso | per scorgere il nulla, | sono limacciose le acque | e l'anima sorpassa i monti | in postuma attesa. | Muoio, mio Rimbaud, di fuoco acceso: | troppi errori sopporta il mio cuore niveo" (p .18). Coppola attraversa le eose, e riesce anche a far luce sui suoi sentimenti e sul suo stato interiore che conosce anche la pena, i tormenti, le piaghe.

C'e anche nella poesia di Coppola, in questa c'è una tipologia di angeli. Ecco quelli che il poeta ancora mantiene a sud che sono "angeli guerrieri con spada e diamanti | accesi" (p. 25). In fondo pure il poeta si sente un angelo guerriero. Ma ci son pure angeli che fanno guerra al poeta, gli angeli come già vjsto, "pravi" ed essi son tanti. La poesia si configura come un poemetto in cui c'è la vita, con le sue lotte, i suoi sogni, le sue varie avventure, i suoi vari spostamenti e incontri che talvolta sono positivi, le speranze, le tristezze. Inoltre il poeta trasfigura perfettamente da un punto di vista poetico la natura, lo spazio, le cose, i monti, le strade in cui si trova o si è trovato, le stagioni. Certo c'è anche al fondo un piano di metafore, di ossimori, di analogie che rendono sempre pù incisiva questa poesia: "Inverni e neri uccelli | cavalcano il rosa chiaro | della tua carne. | La speranza cerco e addormirmi | sulla pie tra degli incendi: | triste; dentro di me volge | il mio paese disumanato" (p. 29). Dalle citazioni che ho fatto appare chiaro e facile che Coppola è un poeta dotato e che ha soprattutto sostanza oltre che cultura e sensibilità. Con Gli angeli del Bonamico il poeta reggino si conferma un poeta di grande spessore e statura: "Tu angelo residente – fisso – | reliquario di molti corpi | al niente della terra | sappi che le sconfitte | non hanno asilo e sono lumi accesi | nella notte, prigioniero di un rnurmure | lasci ori e vespe elitrare | nella stessa morte. | Il sonno alto sui fiancali delle porte | fa ressa alla taciturna solitudine" (p. 26). E nel cielo del Meridione il poeta scorge pure gli angeli, questa volta appare un angelo che viene dal mare, e il "mare | è sempre" quello del Sud .Mare e cielo, e ora "quel cielo di meridione | è una bandiera di luce agli occhi" (p. 32). Una poesia questa di Coppola, in cui si fondano fantasia, sogni, cose, natura e paesaggio e danno esito a una poesia appunto straordinaria. Anche al riguardo potrei fare molte citazioni (si veda: Spinto da una centuria di angeli, ad esempio: "Spinto da una centuria di angeli | premei nel vento che inceneriva | mio sogno fuggivo per valli | montagne e mari | fra tanti giri | mi persi tra gli ultrasuoni | e puntai ai paesi tristi. | Tutto si dileguava anche la terra | spinta nell'infula di nuove presenze. | impazzivo in questa corsa infrenabile, | gli angeli temerari srotolavano pc fiumi, | eremi: | nella pazzia d'un vortice era la terra" (p. 33). Questi angeli del Bonamico nascono nel segno della poesia di Rimbaud poeta ricordato in vari componimenti di Coppola. Difatti l'epigrafe alla raccolta che sto leggendo si basa su versi di quel poeta francese: versi che danno il senso generale di quelli di Coppola: "Accetto che le stagioni mi consumino. | A te, Natura, m'arrendo; | colla mia fame e tutta la mia sete. | E tu, di grazia, ciba, abbevera. | Nulla, più nulla m'illude; | ridere al sole è ridere ai genitori, | ma io non voglio ridere più a nulla; | e libera sia questa sventura" (da: Derniers vers "Bandiere di maggio", (1872).

Orbene, questa poesia è anche una ventura e nello stesso tempo una sventura che coinvolge lo stesso poeta che passa vari momenti della sua vita, creando particolari situazioni e atmosfere, costruendo avvenimenti che dicono appunto le avventure e le sventure della vita medesima. Questa meravigliosa avventura poetica di Coppola si conclude nel segno di una umanissima poesia di Corrado Govoni: Dialogo dell'angelo e del giovane morto, che come ben si sa il poeta dedica al figlio "Aladino" barbaramente trucidato dai nazi-fascisti il 24 marzo del 1944".

Antonio Coppola è poeta di buona lega e fattura che riesce a darci una poesia originale per temi e linguaggio, situazioni. Perciò la sua poesia spicca nel panorama molto affollato della poesia contemporanea.Una poesia, questa di Coppola che convince e che nel contempo, è segno di un uomo e di un poeta che con sensibilità e cultura ci ha dato ciò che pensa, che sente e vede. Una poesia che è unica nel suo genere e nella sua fattura e ordinaria, e ciò fa sì che si può dire – senza esagerare – che Antonio Coppola è un vero, autentico Poeta che mette a nudo la sua anima, il suo essere nella realta, una realtà creata poeticamente.

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