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Sandro Montalto coglie molto bene, nell’esemplare Prefazione, la fisionomia poetica di Francesco De Napoli, che è stato giudicato assai positivamente dalla critica. De Napoli è un solido e profondo poeta ma anche un apprezzato e felice autore di epigrammi. Lo scritto del Montalto si configura come una preziosa guida per capire ed apprezzare l’originale poesia di De Napoli, il quale è ormai una delle voci più vive ed intense della poesia contemporanea. Un autore, De Napoli, molto completo e attivo in molteplici campi dell’attività culturale. Con passione e sensibilità Francesco De Napoli crea le sue opere, scrive i suoi libri, ricchi di pensiero e di riflessioni sulla società contemporanea, vista e indagata sotto vari punti di vista.

L’attività poetica e quella saggistica di De Napoli sono strettamente fuse tra loro, in quanto sono alimentate entrambe dalla stessa, immensa passione e sensibilità: sono l’espressione di uno studioso coerente, onesto, sincero, che non appartiene a congreghe politiche, culturali o editoriali. L’opera di De Napoli mette a nudo vizi e magagne, e ad esse si contrappone la voce ferma, severa dell’A. che non accetta compromessi. Anche per questo motivo, la poesia di De Napoli è la più viva ed interessante dell’affollato, del sempre più affollato Parnaso contemporaneo.

Sono d’accordo con Montalto quando osserva che l’io di De Napoli non è quello “frantumato” delle Neoavanguardie oppure quello “ipersoggettivo” del Surrealismo ma bensì un io “collettivo proprio, non a caso, della poesia di contestazione italiana degli anni Settanta” (p. 6). La sua poesia è limpida, nitida e non si compiace di astrusi giochi verbali e tecnici ma è fatta di parole correnti, robuste, che sono pungenti e vere come nei versi che cito: “Fra i lampi accecanti delle rotaie | sono venuto a cercarti, | e magari non t’avessi trovato: | contro il muro del nostro silenzio | di vinti, ancora avrei udito | risonare i cocci d’un fiasco di vino | da noi frantumato per rabbia, | una vigilia di Natale”(Infanzia e adolescenza, pp.14-15).

C’è in De Napoli la poesia sociale ma c’è pure quella intima, personale, autobiografica: i vari elementi di essa sono strettamente fusi. Certamente De Napoli ama poeti come Pier Paolo Pasolini, Cesare Pavese, Dario Bellezza, Eugenio Montale, il russo Evgenij Evtushenko: poeti impegnati, civili, “che non si sono rassegnati alle concezioni di poesia, pacificamente antitetiche, che vigono nel nostro Paese”(p.6). Sono contenuti nelle poesie di questa silloge gli stati d’animo, le idee, i ricordi del poeta, espressi sempre con linguaggio fortemente originale, suggestivo:”Ascoltate!  | nell’uomo è la distruzione della ragione, | il caos s’è impadronito delle stagioni, | les enfants du Paradis sono morti, | non c’è ormai anima né sesso, | il diavolo ha gettato la maschera, | le catene della schiavitù sono sostituite, | dal vano egoismo della libertà, | il dolore e la gioia, l’ amore e l’ odio  | sono assurdi e inutili quanto impossibili. | E’ questa la vera dannazione eterna: | un’inerte diabolica indifferenza” (da Fernfahrplan, 1980 - Dopo l’esistenzialismo, p.22). Altri testi meriterebbero d’essere citati nella loro interezza come Sabba 2000, di cui mi limito a citare i versi seguenti: ” L’uomo è sulla luna! | fabbrica arsenali | di terrore e di hashish | con boriosa ingratitudine”(p.23). Una poesia dalle tematiche attuali espresse sempre, come si vede, con un linguaggio veramente essenziale che ci dà la vera e profonda fisionomia o essenza delle cose o di certi fenomeni o situazioni che coinvolgono in negativo l’uomo. La forza della poesia di De Napoli è nelle tematiche e nel linguaggio che le rappresenta.

Si serve De Napoli della poesia per esprimere le sue idee, per raccontare la sua vita, il suo essere nel mondo. Insomma la poesia di De Napoli non nasce da bizzarrie verbali ma da un pensiero forte e dalla volontà di dire la verità, di esprimere le proprie idee, le proprie riflessioni: ”Forse c’è in noi una predestinazione, | un fato che non è caso, | una necessità di cui siamo esecutori | inconsapevoli.”(v. In questo notturno lucano, da L’attesa 1987, p.28). A guardar bene, questa di De Napoli è la poesia anche di chi ha avuto la “ventura di nascere | fra scale e vicoli celesti | Più su non si può… | Esposto al vento delle colline | ora bevo alla gelida fonte d’un tempo, | perenne come puro spirito. | E piango”(ivi). C’è anche quel nonno Ciccio” reso immobile e muto | dai continui tradimenti, | lo vidi l’ultima volta da vivo, | la schiena ricoperta da sanguette, | nella luce chiara di Santo Spirito”(p.27)…Versi essenziali, intensi come è raro leggere nella poesia contemporanea.

Senza alcun dubbio De Napoli è poeta di sostanza e di pensiero e io credo che la sua poesia sia vera, autentica, personale: perché nasce da situazioni e sentimenti effettivamente provati. Non è poesia letteraria: è la vita stessa del poeta: sta in questo, secondo me, tutta la grandezza di De Napoli che tiene presente altri poeti (i grandi, alcuni li ho citati prima, della poesia moderna e contemporanea) senza imitarli freddamente e pedissequamente ma ereditando da essi l’impegno, la chiarezza espressiva.

Una poesia, questa di Francesco De Napoli, che racchiude episodi espressi attraverso un lessico essenziale, sempre espressivo e vibrante: ”Mille più mille | anni or sono | vivevi il trionfo di Cristo | ora ne vedi la morte. | La strada per Gerusalemme | sul Golgota ha fine | e sangue versa il suo popolo”(p.19: La strada per Gerusalemme).

Vanno citati altri splendidi testi, magnifici per rapidità ed immediatezza di esecuzione poetica. Sono testi che appartengono a Dialogo serale (1993): “Ma dimmi, ti prego; | vuoi ergerti a consapevole | vessillo di verità. | - Su invidia e vanità -  | fra piacenti e facoltose | dame senza pudore?”(Poeta, p.33) e ancora: ” So quel che voglio. | il pane che guadagno | lo condivido equamente | fra casa e risparmio”(Ragazza, sempre p.33). De Napoli ama la brevità linguistica, l’essenziale con un linguaggio ben concentrato e asciutto; ci presenta situazioni o avvenimenti che di volta in volta intende sottolineare. In fondo ci troviamo davanti a un poeta che ama la verità, anzi De Napoli è, tra le altre cose, il poeta della verità: non per nulla fra le sue poesie figurano pungenti e sarcastiche satire.

E’ una poesia notevole, che sa combinare la coscienza e l’intelletto di chi sa leggere nella vita, nella storia, nella politica, nella società contemporanea e si esprime con un suo proprio linguaggio concentrato, affascinante, che ovviamente ben s’attaglia e s’adatta alle varie situazioni e sentimenti.

Resta fermo un fatto: De Napoli è poeta perché la sua poesia è originata da profonde e intime convinzioni. De Napoli poeta è vario nello stile e nei temi e dice tutto con estrema naturalezza e semplicità che è anche chiarezza interiore, amore per la verità, ricordo di ciò che è stato e che non si è spento ma che con la parola poetica viene evocato: “Ora dove sei sorellina? | Lontano ti spinse la vita, | in capo al mondo. | Io restai solo, inseguendo | lo squallido inganno | d’una perfezione che non c’è, | il miraggio d’un germanico modus vivendi | inculcatomi da chissà chi.” (Infanzia e adolescenza, cit., p.14).

La poesia di De Napoli, essendo “vessillo di verità”, stigmatizza e bolla i quotidiani, squallidi inganni: ed è questa una delle propensioni di fondo di questo autore, che ha tutte le carte in regola per essere stimato fra le personalità più significative della poesia e della letteratura del nostro tempo. Non si tratta delle solite espressioni di circostanza: è un giudizio, il mio, molto ponderato in quanto ho studiato a dovere l’Opera di De Napoli e mi sono sempre più convinto del valore della sua poesia e della sua saggistica, quest’ultima importante, seria, onesta. Ciò non è poco in un mondo come il nostro in cui furoreggiano pseudo-poeti e pseudo-uomini di cultura.

Predomina in De Napoli la ricerca di figure e di idealità coraggiosamente controcorrente, a cui va l’aperta ammirazione del poeta, parallelamente col proposito di non risparmiare battute e frecciate al galoppante diffuso servilismo. Sono queste le caratteristiche di fondo dell’opera del Nostro, intellettuale sensibile e impegnato, che non dice mai una parola di troppo. Tutto è ben fuso ed equilibrato nella sua poesia, che si configura come voce continua, che a tutto dà consistenza e sa insinuarsi dappertutto. La parola poetica diventa ricca di verità, e nello stesso tempo è trasmettitrice di vita, spiegata nel suo presente ma anche nel suo passato.

A me che leggo senza sosta poesia contemporanea, è lecito affermare che alcuni autori - come De Napoli - meriterebbero d’essere pubblicati da grandi case editrici, per assicurare una maggiore diffusione e conoscenza delle opere stesse. E’ ora che gli operatori dei circuiti editoriali nazionali si accorgano dell’esistenza di un autore come De Napoli, che va sempre più imponendosi all’attenzione non solo degli studiosi più autorevoli.

La poesia di De Napoli scorre fluida, colma di meditazioni e di memorie: ciò la rende incisiva e autentica. E’ una poesia che mostra gli ideali dell’uomo |poeta De Napoli, le sue denunce, le sue consapevolezze, i suoi ricordi: ”E’ la metropoli… | solo vampiri e pipistrelli | resistono alla vittoria del cemento. | Tu. Menestrello di mille funzioni, | hai ingoiato l’ultima nota”(Sabba 2000, cit., p.23).

Talvolta il verso prende ritmi forti e rapidi, martellanti, altre volte distesi e narrativi, mostrando punte satiriche e ironiche o di denuncia aspra e vibrante. La poesia rispecchia la personalità di De Napoli, che si serve della parola in modo magistrale, in modo chiaro. Non ama De Napoli la retorica, non ama la pseudo-letteratura e la poesia vuota e puramente letteraria. L’A. riempie di poesia la sua vita, le sue idee, come denuncia nel poemetto “Nel tempo”, dedicato a Zenja Evtushenko: ”Mefisto solerte imbianchino | persecutore infernale dell’eterno | arruola torme incallite | al martirio votate del superuomo. | Pur sconfitto, trionfa il nazismo, | segue all’olocausto il nichilismo” (Canzone della verità, p.36).

Poesia caratterizzata da essenzialità e brevità di versi che ci presentano situazioni particolari: “Sorride la ragazza | dall’andatura altera | agli amici raccolti | nell’antica piazza | a sera” (p.32); oppure: “Petali muti | dinanzi ai portoni, | sorridono | allo sconosciuto | bimbi rischiarati | da gocce di luna. | Mostrano | un cuore, un ancora | e una croce. (Poesie per Urbino, 1996, p. 55). C’è Urbino ma pure il Sud: “un po’ più a sud | c’è sempre un altro sud. | Cieli uguali e diversi | terre che nutrono | elleboro e pepe d’acqua | ovunque da tempi immemorabili.” (p.41).

La dimensione del Noùmeno è silloge costituita da testi composti dal 1979 al 2002: ognuno ha una fisionomia e un accento particolare, che mette bene in evidenza il sentire del poeta che nella poesia intitolata Sintesi finale (incompiuta) in ultimo scrive: “Uomo stolto, vivi anche tu! | L’estate è vicina. | Poesia nella vita. | Ogni ricerca è vana. | E anche il ricordo ha fine. | Là dove gli opposti si incrociano | avrai una risposta infinitesimale” (p.21). Quella vita che scorre “come un fiume ricca d’eventi, d’illusioni” (p.21).

Poesia, infine, metaforica con precisi riferimenti culturali, utili per mettere a fuoco circostanze e situazioni simboliche - nascoste o palesi - in primis sperimentate dallo stesso autore. Un poetare mai oscuro o chiuso, al contrario luminoso, positivo, civile. E’ poesia di sostanza, concretamente esistenziale affinché ogni attimo della nostra vita sia intensamente vissuta. Palpabili qualità dell’ispirazione di Francesco De Napoli, in cui ben si riflette ciò che egli insegue, manifesta e sogna.

Recensione
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