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"Sono sempre stata un'appassionata di storia contemporanea, ma più che i grandi avvenimenti collettivi, mi interessano le vicende delle singole persone..." Così scrive Cristina Contilli nella quarta di prefazione di questo libro e in queste sole due righe già c'è il senso, e l'importanza, del suo lavoro, delle sue pagine che, a mio parere, ci restituiscono qualcosa del molto che abbiamo perso sui libri di scuola. Pensate a nomi come quelli che tornano sui suoi libri: Silvio Pellico, Piero Maroncelli, Giovanni Berchet... nomi che per noi sono vaghi ricordi di manuali e interrogazioni, senza passioni, con molti sbadigli. Che peccato. Il grande Bianciardi diceva che il Risorgimento potrebbe valere come la nostra epopea nazionale, una sorta di nostro Far West da incidere profondamente nel nostro immaginario, a forza di romanzi, di film, perfino di fumetti. E invece niente, l'abbiamo tutto imbalsamato creando un museo di padri della patria che sono come santi più o meno laici, sembra quasi che non abbiamo mai amato, desiderato, sognato, chiacchierato con gli amici... Cristina Contilli riesce con competenza e delicatezza a restituirci quegli uomini, quegli ambienti, quell'atmosfera che poteva essere di Milano nei primi decenni dell'Ottocento. E' importante.

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