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Ci sono stagioni della vita in cui nasce, dalla nostra parte intima più profonda, la necessità di recuperare ed integrare stagioni passate dell'esistenza, che sono state cariche di dolore e di infelicità. E' un imperativo amorevole della nostra progettualità, che invita a gettare un ponte verso il passato, a rileggerlo con gli occhi del tempo, presente, a collocarlo in una dimensione evolutiva e trasformativa del tempo futuro; la cui bellezza tocca a noi creare con impegno e con forza.

Solo in tale prospettiva il non senso, le voragini di sofferenza di un'adolescenza e di una giovinezza, colpite a più riprese dalla durezza della vita, possono diventare energia preziosa e motore "per la decisione di continuare a lottare per la bellezza della vita; personale e planetaria.

Galss Bits o Schegge perché "la vita è costellata di ferite, visibili e non, a livello corporeo, che bruciano e gridano, in un richiamo di dolore e di riscatto"; scrive Pasquale Montalto nella introduzione al suo libro di poesie, "Di Vetri", perché "il dolore si renda visibile e possa assumere i riflessi e le colorazioni del cristallo, senza schiacciarci sotto il suo peso "farci chiudere in disegni vendicativi".

Eppure nel mondo odierno sono in molti a pensare che giustizia e vendetta debbano essere associate insieme; quanto ciò sia sano ed errato, quanta giustizia si accompagni con la bruttezza, è sotto gli occhi di tutti. Le due cose, giustizia e vendetta, possono essere separate nelle decisioni interiori dell'uomo, che può scegliere di associare-giustizia a bellezza e può scegliere di lottare soprattutto perla bellezza.

Mi sembra questo il valore più alto della nuova edizione delle poesie di Pasquale Montalto, che abbracciano soprattutto il tempo della adolescenza e della giovinezza: un atto di perdono reale e forte nei confronti di se stesso, del padre, della madre e della vita.

E' la chiave di lettura che mi è stata offerta delle poesie aggiunte alla nuova edizione e tale mi sembra il significato della-presenza nel libro di un'altra artista, Alice Pinto; compagna di vita e di progetti del poeta.' Una coppia che ambisce a divenire, artista della propria vita, oltre, che della penna e della tela; una coppia all'interno della quale vengono coltivati valori come rispetto, amicizia, gratitudine e reciprocità di doni. Da lei il poeta ha ricevuto in dono la capacità di uno sguardo più universale sul dolore con la conoscenza dell'umanità dolente dell?india, della sua miseria e della sua grandezza nel segno della spiritualità. Da lei la capacità di andare oltre una tentazione di narcisismo e di ripiegamento su se stesso, per sentirsi parte dolente di un tutto, di cui ritrovare il sesno ed il progetto.

"In ascolto, percorro la mia strada, dove il nuovo si affaccia... Lo conosci. Lo conosci quest'uomo radicato nella vita? Mia strada, strada fedele della mia anima, in ascolto della vita", dice il poeta. Dalla difficoltà di comunicare, per il dolore ed il risentimento covati nell'animo, dalla. tristezza che lo ha reso spettatore piuttosto che protagonista della vita, dall'impossibilità di trovare dentro e fuori di sé l'uomo, dal crollo dei valori e dei ricordi, nascono il confronto ed il dialogo fecondo con la morte. Morte personale, con il superamento di schemi e di modalità di vita sterili, morte reale del padre che scioglie il risentimento e la durezza del suo cuore.

Il canto di perdono tocca profondità commoventi nel suo ricordo, non più "Dimmelo papà che mi hai nel cuore, dimmelo papà che mi vuoi bene.", ma "Papà: ti voglio bene". E' dentro di noi che bisogna far rivivere due -genitori assenti è ciò avviene con la capacità di 'perdonare profondamente il padre e la madre.

In un Teorema della Cosmo art Antonio Mercurio afferma "Io non sono figlio di mia madre e di mio padre, ma sono prima di tutto figlio della Vita, che è mia madre, e sono figlio dell'Universo, che è mio padre". Gli fa eco Pasquale Montalto "Vivere e amare è più difficile che morire e odiare". Aggiunge la Cosmo art: il dolore è una forza cosmica che l'uomo può cavalcare. Se la unifica con le forze umane, egli diviene artefice di una bellezza superiore.

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