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Breve favola che ci narra un amore purissimo, sbocciato nell'età dell'innocenza (la più bella e la più fragile), sullo scenario di un antico castello ricco di misteri. Un amore che nel tempo non garrisce per i soffi di vento avverso che il destino tante volte ciecamente sprigiona. Un amore comunque non dimenticato che rimane cullato nello scrigno dei ricordi delicati e delle emozioni lontane, incancellabili. Un amore che si assopisce alla nenia di tanti gattini e che poi risorge, splendido come un sole.

Tale tenera fiaba ci viene narrata dalla penna di un'autrice che indubbiamente fa parte di quelle generazioni di scrittrici che lentamente vanno scomparendo e che nel fluire dei pensieri e delle espressioni sembrano mostrare una sorta di amarezza per la perdita di tanti valori, tra i quali la capacità di narrare con stile delicato e con poesia. Un narrare alla Liala, per intenderci.

Il racconto di Franca Grasso segue un corso semplice e lineare, guidato da estro ed eleganza che alitano in ogni pagina, anche quando l'evento che vi è descritto fa parte dell'ovvio quotidiano, procurando in tal modo al lettore il godimento dell'autenticità del sentire. Un viaggio nelle luci lontane del passato da cui si ritorna e ci si ritrova in luci ancora più splendenti perché inaspettate e perché ci svelano la bellezza di esistere.

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