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I bordi della notte vogliono essere le luci dell’aurora, nelle quali si acquietano e svaniscono le paure dei sogni tormentosi e delle veglie insonni. Sono luci che danno la liberazione dall’ignoto, alle quali ci si aggrappa con un abbraccio consolatore. Il sobbalzo del risveglio è carico di colori che non tutti sanno cogliere. Tanti rischiano di non ritrovarsi, di non saperli leggere, ma non Francesco Mandrino per il quale ogni aurora è una specie di catarsi, una rinascenza una luce che crebbe dall’oblio.

L’altalena delle immagini si snoda continua con sfaccettature che alimentano emozioni, che dovrebbero essere sempre nostre se sapessimo leggere ciò che c’è scritto nell’alba di ogni nuovo giorno. La seconda parte del libro, sulla traccia della prima, propone visioni suggestive di lidi deserti di case mute, vetri appannati, strade di pietra, lagune melmose che ci portano al desiderio di scoprirsi lontano e che accendono la voglia di attendere l’alba.

Recensione
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