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I bordi della notte
vogliono essere le luci
dell’aurora, nelle quali si acquietano e svaniscono le paure dei sogni
tormentosi e delle veglie insonni.
Sono luci che danno la liberazione dall’ignoto, alle quali ci si aggrappa
con un abbraccio consolatore.
Il sobbalzo del risveglio è carico di colori che non tutti sanno cogliere.
Tanti rischiano di non ritrovarsi, di non saperli leggere, ma non
Francesco Mandrino per il quale
ogni aurora è una specie di catarsi, una rinascenza una luce che crebbe
dall’oblio.
L’altalena delle immagini si snoda continua con sfaccettature che
alimentano emozioni, che dovrebbero essere sempre nostre se sapessimo leggere
ciò che c’è scritto nell’alba di ogni nuovo giorno.
La seconda parte del libro, sulla traccia della prima, propone visioni
suggestive di lidi deserti di case mute, vetri appannati, strade di pietra,
lagune melmose che ci portano al desiderio di scoprirsi lontano e che
accendono la voglia di attendere l’alba.
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Recensione |
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I bordi della notte
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poesia
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| Autori |
| • | Francesco Mandrino |
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Edizione:
Edizioni Tracce
Pescara 1992 |
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| Prefazione di Andrea Venzi - pp. 39 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Il Club degli Autori nr.0/1995
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