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Sergio Barhicri, in Le rauche parole canta l’amore nella sue esscnza mistcriosa di «sogno-verità». È tramutazionc in realtà di una bealitudine che inonda l’anima quando l’uomo perccpisce di avere rinvenuto la fonte dalla quale poter attingere «misticamente ogni stilla». Forse una tela intessuta dal destino nclle cui maglie c’è scritto: «lo sapevo e volevo e sognavo da una vita la tua esistenza».

Amorc, quindi, conccpito e cantato come unica ragionc esistenziale, come sole che scalda in tuttc le stagioni, come miracolo di immortalità chc gli fa dire: «Tu che ieri ora doinani | sei il mio presente».

Ma l’amorc purtroppo finisce quando si perde la capacità di stare dentro qucgli orizzonti e il poeta ce lo rivela, ce ne dice i sintomi quando amaramente scrivc: «Tu non sai più | sognare con me» e «ascolti solamente il mio corpo». È l’ora in cui gli si svela un linite alla «etcrnità sognata» e la «realtà» si tramuta in due corpi appagati che «tremano scmprc quando | restano soli | insicmc».

Durcvolc o fugace, l’amorc è comunque nella poetica del Barbieri, un «sogno-realtà», un momento di eternità, che va intensamcntc vissuto, mcntre a volte è ad un passo da noi, ma non ce ne accorgiamo, capaci come siamo di «passare accanto | alla propria eternità | senza riconoscerla».

Letta per voi:

Le ore che passano

Lc ore che passano
rubano
poco a poco
qucl profumo di primiavcra
chc tu avcvi lasciato
come polline
sui miei pcnsicri.

E i minuti che restano
fermano
nei nostri cuori
colori variopinti
di due ali di Iarfalla
nel battito di un
attimo di vita.

Recensione
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