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Nel modulo poetico della raccolta All’ombra delle nove lune della Slomp emerge l’immagine di un mondo in cui uomini, piante e animali vivono in una sorta di simbiosi solida, incontrastata. La presenza costante della natura, scenario sul quale si impasta una storia drammatica, procede parallelamente alla persistenza di elementi fiabeschi (draghi, streghe, principi, fantasmi) e oggetti infantili (bambole, giostre) che con quella storia contrastano fortemente (stringo la mia bambola di stracci a croce sul corpo depredato).

La connotazione visionaria delle poesie è, in realtà, un lucido farneticare dettato dal dolore, dallo smarrimento; la ricorrenza di visioni oniriche sembra posta virtualmente a mimetizzare la realtà.

La materia, senz’altro greve, è ammorbidita da testi delicati e sfumati, pur pieni di temperamento. Molto avvincente è l’altalenare di sentimenti opposti, contrastanti (li odio e li amo i tuoi sussulti…) dove la contrapposizione fra odio e amore si manifesta nel rifiuto di una maternità subìta (non so se potrò amarti… Vorrei strappare come gramigna dal grembo ogni possibile vita…) che tenta di contrastare l’istinto materno che induce la protagonista di questa bella storia in versi a pensare… ti sento nelle viscere, mio fiore… cuore del mio cuore… ti condurrò per mano…

I nuclei del lavoro della Slomp, attraverso i quali si snodano vari momenti di riflessione, disperazione, paura, depressione, annichilimento sono, a mio avviso:

1) la distruzione dell’amore fantasticato e sognato (…questo squarcio di rosso mi condanna al diniego totale dell’amore…) attraverso un atto di violenza subìto (lo stelo d’equilibrio spezzato);

2) il rifiuto da parte della donna-bambina, di lasciarsi alle spalle un’infanzia incompiuta, lacerata: ridatemi il mio tempo, grida, nella disperata, legittima richiesta di un diritto negato;

3) l’istintiva accettazione della realtà che si concretizza nell’amore, a volte mascherato, rivolto al frutto acerbo del non amore, al fiore perfetto nell’imperfezione di un atto d’amore trafugato;

4) l’inaspettata proiezione nel futuro in cui emerge con forza la vita, come un bellissimo fiore da un prato inaridito dalla siccità, e la tragica conclusione che sembra quasi minimizzare il dolore dell’esperienza iniziale.

L’intensità lirica di tipo meditativo che pervade l’intera raccolta è arricchita dall’incredibile e delicata gamma di sfumature che dipingono i versi come quadri e che alla descrizione verbale accostano quella figurativa: una matassa di vita che si dipana fra respiri della natura e ricordi infantili che si colorano sotto le pennellate della memoria; il tutto diluito in immagini che oscillano fra la visione panteista e il senso dell’arcano.

Al lettore il dono dell’emozione e degli spessori di una poesia ricca e convincente.

Recensione
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