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Occorrerebbe l’intero giornale per dare un ragguaglio, con il relativo complemento esegetico, sull’attività del grande scrittore abruzzese Luciano Pizziconi, che ha pubblicato decine di libri, tradotti in più lingue, tra raccolte di poesia, saggi, romanzi, racconti e appunti per il teatro, ed ha avuto meritatamente una quantità davvero rara di premi e riconoscimenti. Per restare a quelli degli ultimi anni, sono più di venti: dal premio “Cultura della pace”, assegnatogli a Roma il 22 gennaio 2003 in Santa Maria degli Angeli, alla nomina, il 1° giugno 2005, a membro onorario dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari con sede a Parigi, al Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel mese di maggio dello stesso anno era stato designato come Vicerettore Nazionale e Rettore per l’Abruzzo dell’Ateneo di Poesia e Storia delle poetiche europee, nonché proclamato ‘Poeta dell’anno’ per il 2004.

Ma veniamo a I legami dell’anima, volume destinato al sostegno delle vittime dello ‘Tsunami’, e che Luciano Pizziconi ha già portato in diverse città italiane. E proprio di quest’opera egregia, che chiarisce globalmente la straordinaria purezza d’animo, la profonda umanità, la coscienza critica, l’altruismo solidale del poetafilosofo, oggi mi occupo. Voglio ricordare, come utile premessa, che Luciano Pizziconi è fondatore e presidente del “Progetto Athanòr” [Per le iniziative culturali ed umanitarie promosse da Luciano Pizziconi, al Progetto Athanòr è stata conferita la Medaglia della Presidenza della Repubblica.] in difesa di quanti egli chiama Esclusi, progetto che prevede “mostre, convegni e concerti per sensibilizzare l’opinione pubblica in favore dei disabili mentali e down, malati oncologici, Guinea Bissau, bambini del Terzo Mondo, lebbrosi, Guarani dell’Amazzonia, dei detenuti, dei diritti per gli immigrati, per Telethon…”, e che in occasione del Quarantennale della sua attività letteraria è stato attribuito al Poeta-filosofo, professore emerito Luciano Pizziconi, il “Diamante alla carriera” ed il Premio Internazionale per la Solidarietà Raoul Follereau.

Personalità di spicco, tra cui la notissima autonoma Miranda Clementoni, si sono pronunciati su Pizziconi, con giudizi regolarmente pubblicati, fuori d’ogni possibilità d’equivoco, nonché docenti di chiara fama, giornalisti, scrittori, critici, studenti e gente comune. I legami dell’anima, dedicato con toccante lirica di apertura appunto alle vittime dello Tsunami, è ottimamente tradotto in inglese dalla docente universitaria Marina Camodeca e consta di quattro libri: la magnifica e articolatissima lingua, i concetti elevati, il non comune scandaglio speculativo, il riconoscibile ardore di sentimenti e – cosa che impreziosisce il testo – una voce calda, di costante efficacia nel variare delle sue tonalità, fanno di questi versi, che spesso superano, per impatto fonico e arditezza d’immagine, quelli di ‘Atti alchemici’, di ‘Centomaschere’ o vitalistico, che entra nel cuore e nella mente. Mi pare opportuno, a questo punto, esemplificare, citando qualcosa da ciascuno dei quattro libri.

In una sorta di fascinosa lunga monodia, che è ad un tempo accusatoria e glorificante, Pizziconi scrive che “ogni luogo del Sud è cattedrale | ed è moschea e giardino, | è arabo, normanno, è lama di coltello, | è un Sant’Uffizio, è corda, è Bruno e Campanella...”… “Il Sud è arazzo e melograno, | è la porta del cielo… | teatrino dei pupi e commedia dell’arte, | farsa e tragedia”. Nel secondo libro ha musicali concentrazioni di pathos l’amore per la moglie: “Ali abbrumate. | È questa la mia sedizione: | dimenticare il peso del giorno | e navigare | nel cuore d’una tenebra dolce”. Qua e là l’intensità dell’affetto coniugale si veste di lirismo georgico: “…una brezza salmastra agita i campi, | increspando il silenzio, | e la serica schiuma, sul fondo, | inargenta le ombre; | Ristorami: la tua veste è di garza | e la tua pelle essenza di cometa”. Nella terza sezione è connotata d’implicante acutezza la parte dedicata al lutto. Sulla bocca del padre morto mette parole di gravità e sapienza:

“Il vizio di conoscere stanca: | lascio a te queste cose; | soltanto il gesto della morte”, mi diceva, | “è pietà di se stessi e infrange il fare…”| (Tra poco anch’io verrò a quel Convito, | e mi dirai tu stesso se ho mentito. | Amen)”. Indubbiamente complessa, colma di un filosofare prevalentemente angoscioso, è la parte terminale. Già averla intitolata L’Assoluto dice molto sulla sua consistenza di pensiero, non disgiunta dalla pienezza dell’avvertimento interiore.

Ma la poesia prevale, finisce con l’avere il sopravvento su qualsiasi alchimia teoretica. Leggiamo, in “Moneta (e formula)”: “Fondiamoci un metallo, | dunque, | una mirabile armonia | che sia sole e sia luna, | il rapporto perfetto | dell’argento e dell’oro, | l’universale equazione | tra l’onore e il suo nome, | tra la sillaba e il suono, | tra l’uomo e la sua valenza luminosa”.

Ecco Luciano Pizziconi: un privilegiato, da ammirare senza riserve, il cui pensiero è «Canto».

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