Servizi
Contatti

Eventi


Una delle personalità più accreditabili e di sicuro spicco nel panorama della letteratura italiana contemporanea, nel campo della poesia e della saggistica – ha al suo attivo una quarantina di pubblicazioni in volume, premi e riconoscimenti di tutto rilievo e «puliti« – può ritenersi senz'altro per varie considerazioni l'udinese Maria Grazia Lenisa. Lo conferma, con tutto il resto, la densa, calda e innervatissima raccolta Incendio e fuga, edita recentemente dalla Bastogi di Foggia. La nota Casa, egregiamente diretta da un poeta di razza, che tutti conoscono, Angelo Manuali, ha aggiunto una perla di rara purezza alla sua collezione di nomi autorevoli: il libro della Lenisa è fra i pochi da conservare con amore e rispetto; per riprenderlo, di tanto in tanto, e godere della sua luminosa persistenza a compenso degli effimeri bagliori e delle presunzioni asettiche che tentano di mascherare per misura di linguaggio le proliferanti insussistenze dell'età presente.

Nella sua acuta introduzione Dante Maffia esplora la latitudine speculativa e lirica dell'opera, avvertendone l'interrogazione panica, l'universalità delle implicazioni «in prospettiva di trascendenza«. Ecco una sintesi illuminante del giudizio d'insieme: «Gli interlocutori sono cifre essenziali per un colloquio vasto che deve coinvolgere cielo e terra e scuotere dalle fondamenta i luoghi comuni, le tautologie, il risaputo».

Incendio e fuga è una silloge preziosa, certamente antischema, sostenuta da concetti profondi animata da una musicalità invasiva ma sempre immune da chiassose incursioni e scaldata, anzitutto, da tanta ricchezza sentimentale. E a proposito della corda affettiva è da precisare subito che Maria Grazia Lenisa ha nulla da spartire con i languori e i cedimenti rinunciatari del «crepuscolo»: la sua forza patetica, che si esprime in parallelo con gli itinerari dell'intelletto, è ben lontana dalla morbosa inquietudine di un Gozzano, dalla malinconia passiva di un Corazzini, dal tardo romanticismo che pervade la stagione pre-futurista di un Govoni. La splendida raccolta si svolge nel segno del pensiero-musica. Da una parte Agostino e Tommaso, la passione e la ragione non congelata dal sofisma, si danno la mano per sconfessare e vincere «la tempesta del dubbio»; dall'altra la struttura stessa dell'espressione, il combinarsi delle componenti linguistiche nella loro emancipata complessità, il ritmo accentuativo suscitano con chiarezza un armonioso contrappunto.

Si pensi ad esempio, alla presenza, frequentissima, dell'endecasillabo, mascherato dalla spezzettatura e dalla continuità, spesso illusoriamente prosastica, del verso. Potrei darne moltissime indicazioni. Ne L'invocazione «Cristo degli astri, delle stelle morte, delle galassie inesplorate, perse, del buco nero, aperto come fauce», dove basta dividere diversamente, dopo «morte» e dopo «perse»» per dar luogo a tre endecasillabi perfetti. E lo stesso, dividendo dopo «suonatore», dopo «stivali» e «in panne» e «auge» in Giusti son duo..., dedicata ad Angelo Manuali; «Conobbi due poeti un suonatore, un angelo che perse | gli stivali, una, due donne generose in panne e scrittori | di versi molto di auge...». E in tantissime altre liriche si avvertono mobili ma sempre corretti pentagrammi «secondo tradizione», formulati in chiave moderna.

Insisto, per concludere, sul calore che solleva questa pregevole silloge dalla diffusa terrificante anonimia di tanta produzione poetica attuale. Lenisa è assolutamente convinta di una esigenza primaria: «La Poesia che non genera Amore, muore | in un mucchio di cenere spenta» (L'angelo di Alghero)

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza