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La grande sinfonia poetica che Giovanni Chiellino ha composto con Tela di parole (2007) – un'opera omnia che raccoglie una vita di esiti letterari a partire dal 1988 ad oggi – s'inserisce, per unanime riconoscimento della critica, tra i contributi più interessanti e qualificati della nostra poesia contemporanea. La sua assidua meditazione ha l'ambizione di sondare le profondità della condizione umana, avvalendosi di un impianto progettuale generale, nel quale anche l'ispirazione occasionale può esservi ricondotta poiché metafora dell'esistenza. Il viaggio dell'autore esplora la civiltà agreste mediterranea delle origini (memoria della terra, dell'infanzia, del borgo e dei relativi miti e leggende); si alimenta di elementi culturali classici e moderni nello stesso tempo (da Omero a Eliot, da Leopardi a Ungaretti, dall'epica all'ermetismo); attraversa il malessere contemporaneo alla ricerca dell'essere e dell'identità, ponendosi domande sulle origini e sul destino, sulla finitudine terrena; s'immerge nel male costituito dall'homo homini lupus, della storia delle guerre e delle vittime e, dopo questo inferno terrestre, torna a riveder le stelle nella tensione verso una dimensione divina che rappresenta la prospettiva salvifica dell'umanità.
La complessità della tematica chielliniana comprende ancora una speciale attrazione fatale nei confronti dell'eterno femminino. Esso s'incarna non solo in alcune figure-chiave di donne madri, ma anche nel canto alla Bellezza in generale coinvolgente natura ed etica con il concetto della Terra come "Grande Madre" ferita, e con la presenza di figure angeliche impegnate nella lotta tra il bene e il male, figure antagoniste e opposte. Per esprimere la molteplicità del reale Chiellino – lontano da approcci stilistici sperimentalisti – ha bisogno sia della fenomenologia che della visionarietà (storia e utopia, quotidiano e sogno, terra e cielo): così la sua poesia assume caratteristiche epiche, orfiche, mitiche e ascetiche; diviene "lirica alta, numinosa e sapienziale" (Lina Riccobene) dalla potente "aggettivazione, copiosa ma armonica" e dalla "metrica varia, con frequenti endecasillabi, settenari, ottonari, alternati a versi sciolti" (Enrica Di Giorgi Lombardo). L'humus culturale dell'autore – aperto, mobile, evolutivo – gli consente anche un approccio a modelli esotici (haiku), ma soprattutto – come sottolinea Sandro Gros-Pietro nella prefazione a Tela di parole – l'adesione al "mitomodernismo", tendenza letteraria che, dopo lo sperimentalismo neoavanguardista, popola la poesia di miti ed eroi simbolici. Le visioni chielliniane creano immagini e luoghi dello spirito che posseggono la suggestione di certe sequenze filmiche oniriche immerse nel tempo e nella memoria: la lirica Visi sbiaditi (da Galateo per enigmi) – tra le tante – è emblematica a proposito: "Visi sbiaditi sui muri della notte | alzano i freddi fuochi del ricordo, | sono piegati al suono del vento | lungo i vaghi margini del tempo | dove solo la memoria non si perde.|| E vanno lenti per sentieri d'ombra | uomini stanchi bruciati dal sole | con sulla bocca parole di sale, | vanno fanciulli dal passo leggero | e donne nere dal volto scavato, | capelli lunghi sui fianchi intrecciati, | portano anfore colme di pianto | lungo sentieri perduti nel tempo...." . Ci piace ricordare, inoltre, la citazione di Ungaretti ("Quando trovo | in questo mio silenzio | una parola | scavata è nella mia vita | come un abisso") in apertura di Tela di parole, a testimonianza della certa vicinanza spirituale alla sua poesia, tesa a quell'operazione essenziale sulla "parola" – per ridarle il suo pieno significato – che è anche l'intento di Giovanni Chiellino. Dopo questi richiami generali e introduttivi, è lo stesso autore a guidarci nella trattazione tematica della sua opera: "Guardando l'insieme, mi sembra di poter individuare nel tempo, nel viaggio, nella memoria e nel ritmo le componenti del filo che scorrendo da composizione a composizione lega il tutto ... Una ulteriore costante unificante mi sembra possa essere individuata nella continua tensione verso un altrove. Tensione che trova linfa e forza nella memoria di una perduta alba e nell'attesa di un'alba forse promessa, certamente invocata".
I dilemmi esistenziali hanno sempre tormentato la ricerca umana intorno al significato dell'avventura terrena, alla sua fragilità, alle domande circa le origini e il destino. Essi si sono dibattuti spesso tra gli opposti dell'Essere e del Nulla, tra la vita e la morte, tra l'identità e lo smarrimento. E spesso i quesiti esistenziali non hanno trovato risposte lasciando all'uomo il mistero, l'enigma, il dubbio. La ragione ha dichiarato i suoi limiti: secondo Leopardi è la causa prima dell'infelicità umana. Anche Giovanni Chiellino si misura con ,tali dimensioni e il suo interrogarsi non conosce sosta: "Queste liriche sono lo specchio di una ricerca incessante ... In essa sono presenti echi e suggestioni della grande poesia. È possibile individuare una traiettoria esistenziale in conflitto con l'ansia dell'eterno ..." (Tommaso Mario Giaracuni). Il suo interrogarsi ha valenze antropologiche e filosofiche, scandaglia le questioni ontologiche fondamentali, indaga da speleologo i recessi dell'io e da storico gli avvenimenti collettivi, prende in considerazione ogni ipotesi nei rapporti tra umano e divino e in definitiva le cifre essenziali della sua ricerca rimangono il mistero e 1' enigma ("... Questi misteri | sono i pulsanti angeli del sole, ... e i perché si perdono nel vuoto" – Perché tremano i cuori, da Galateo per enigmi). La dimensione misterica è una costante della poesia chielliniana: c'è la coscienza dell'inadeguatezza del bagaglio umano nel disvelare il grande disegno dell'universo e della storia; ci sono le apparenze che sovente nascondono verità o menzogna mentre il cerchio dell'esistenza mostra sempre lo stesso volto, il medesimo punto di partenza e di arrivo, prigioniero delle catene genetiche; c'è l'impossibilità di tentare la fuga dal grande gioco della vita dove l'uomo è perdente; appaiono frequentemente versi dove l'anima del poeta s'arresta in dolorosa contemplazione di un destino o fato imperscrutabili, come in Casa disabitata: " .... Alla frontiera tra la luce e l'ombra | tacciono le risposte | e le domande urlano nel vento: | anime incerte nel fuoco del tormento" (da Nello spazio della mente, 1992); ci sono ancora abbandoni che non hanno spiegazioni e dove il libero arbitrio sembra non appartenere al genere umano. È evidente che nella sua poetica dei contrasti l'essere e il non essere, cardini, della ricerca esistenziale, si contendono il palcoscenico della storia umana: talora il pendolo sembra spostarsi verso l'affermazione, talora verso la negazione, ma spesso si verifica la non-scelta, l'impossibilità di capire, di distinguere identità precise: "... mio palpito incessante | al centro della sfera | e al suo celato estremo | dove l'Essere al Nulla si confonde ...". (Mare da Nel cerchio delle cose, 1994). E così continuando Chiellino mostra chiaramente l'uomo simile a un'entità contraddittoria – come nella ricerca pascaliana della verità – e come nel pensiero di Hesse, dove ad ogni affermazione si affianca il suo contrario. La prima lirica, appartenente alla raccolta Il volto della memoria (2000), La maschera del tempo contiene strofe che ribadiscono questo fondamentale concetto: "Arde la fiamma, | il ceppo si consuma: | il fuoco è un'avventura dello spirito | che lascia il corpo | a perdersi nel Nulla" (versi 9-13); "...Arde la fiamma, il ceppo si consuma: | il fuoco è un'avventura dello spirito | che lascia la materia e si solleva | sopra gli alti comignoli dell'Essere..." (versi 42-46). Solo nella Natura il pensiero del poeta sembra discostarsi da quella impostazione dialettica e dicotomica per affermare una maggiore unità costitutiva. In altre liriche – dove troviamo anche reminiscenze montaliane del male di vivere – il contrasto vita-morte appare in tutta la sua drammaticità esistenziale, assumendo i connotati del dolore materno di fronte alla morte del figlio, oppure i contorni della metafora dell'attore che interpreta ruoli opposti: luce e tenebre, volto e maschera, verità e menzogna, parola ed eco, Nulla e Tutto. Gli scenari sono quelli della `terra desolata' di matrice eliotiana: il senso della crisi di una civiltà incombe; il silenzio delle idealità è profondo; l'esilio spirituale e lo smarrimento morale sono pane quotidiano; le vite si contorcono in territori devastati vivendo altalene di alte e basse maree. Liana De Luca sottolinea questo "generale smarrimento" perché "il presente è il fuggevole attimo, senza ancoraggi nel tempo ....noi facciamo parte del corpo del mutare senza sapere da dove veniamo e dove andiamo". Tuttavia la drammaticità più alta nella poetica esistenziale di Chiellino è data dallo scatenarsi della guerra, con il suo retaggio di violenze, atrocità, morti. Qui il poeta esprime tutto il suo sdegno etico, il suo furore spirituale, la sua etica e il canto si fa grande epopea degli orrori umani e storici tramandati di generazione in generazione fino e costituire un patrimonio negativo difficilmente eliminabile dalla memoria. Nella silloge Il giardiniere impazzito (2001) – "la metafora amara dei potenti di turno della terra resi mostruosi nell'abbattere il rigoglioso calicantus e il melograno per darvi posto a strumenti di guerra e di morte" (Antonio Coppola) – Giovanni Chiellino sviluppa in particolare il tema del conflitto interumano che sembra durare infinitamente. Se la guerra è un frutto umano (metaforicamente l'Angelo Nero, che rappresenta la coscienza deviata e mistificata), Dio è comunque lontano e sorgono continuamente nel poeta domande e dubbi sulla sua esistenza. La realtà della morte visita anche le sfere intime della vita affettiva di Chiellino, nascono sentimenti pietosi verso chi trapassa.
Ad un certo punto la ricerca esistenziale di Chiellino si trasforma nella contemplazione del positivo della vita, esattamente in un successivo libro del 2004 – Nel corpo del mutare – letterariamente attraverso la formula originale dell'accostamento dei valori a elementi della natura, come farebbe un 'botanico' nella classificazione delle virtù delle 'sue' piante: "Chiede amore la vita" (Hibiscus); "Chiede colori la vita" (Papaver rhoeas); "Chiede sorrisi la vita" (Forsythia); "Chiede pudore la vita" (Lilium candidum); "Chiede pane la vita" (Granum); "Chiede cibo la vita" (Castanea sativa); "Chiede armonia la vita" (Dianthus cariophyllus); "Chiede gioia la vita" (Vitis vinifera); "Chiede mitezza la vita" (Nymphaea); "Invoca radici la vita" (Sorbus aucuparia); "Chiede umiltà la vita" (Mirabilia (jalapa) ... E così anche nel precedente testo Nel cerchio delle cose il viaggio esistenziale "si conclude con la canzone dell'amore che in questo cerchio rappresenta la 'cosa' più invocata dall'uomo ..." (Lorenza Curatola). In definitiva Chiellino realizza quello che Silvano Demarchi chiama "disegno ambizioso ma riuscito quello di comporre un canto generale sulle vicende dell'uomo attraverso i secoli in una continua comunione del cosmo ... quasi un canto dello scibile umano condotto sotto l'impulso di un'ispirazione costante...".
La ricerca esistenziale di Chiellino continua e trova nuovi spazi nei territori della spiritualità e del rapporto tra umano e divino: dal Dio-enigma al Dio-nascosto sino al Dio che appare e si manifesta nella storia attraverso la figura del Cristo, si sviluppa l'itinerario del poeta in una appassionata storia personale verso la Trascendenza. È condivisibile l'impostazione data da Sandro Gros-Pietro alla questione religiosa nel nostro autore: "Nella poesia di Chiellino quel deus absconditus che nei primi libri si faceva notare per la sua assenza dal mondo, diventa un Dio sempre più presente e sempre più avvertito dal poeta. Il viaggio di Chiellino è, dunque, anche un viaggio dantesco, cioè orientato verso una celeste visione ... A mano a mano che il viaggio continua, aumentano gli incontri con gli angeli che ... anticipano la notizia del futuribile approdo su di un'altra terra ...". Ed effettivamente i passaggi da una fase all'altra della spiritualità chielliniana sono altrettante tappe del viaggio umano dallo stato di perdizione a quello di elevazione e riscatto. La presenza del divino inizialmente si mostra problematica, tormentosa, ostica e ricca di domande: il Dio enigma abita la versificazione del poeta con reiterati interrogativi sull'esistenza e sul volto divini. Quante volte egli si chiede dov'è Dio! È stato Dio a porre l'enigma e a lasciare sola l'umanità nella ricerca. È stato Dio ad occultarsi e a creare la maschera privandoci della luce. È stato sempre Lui ad instillarci la domanda insistente: "Sei tu quel Dio?" lasciandoci però senza risposta. Talora, tuttavia, Chiellino avverte la stanchezza della ricerca che non può durare in eterno senza approdo – ed allora è ansioso di arrivare alla meta: " .... per dare scacco all'Enigma e se il fato | sarà benigno, . . . | buttarne la maschera e denudarlo, | poi sarà la quiete e il silenzio | il Verbo e il Fuoco" (da Ultimo atto in Daedalus, 1990). Insistono comunque le visioni problematiche, il viaggio è ancora faticoso: il disegno eterno non si svela allo sguardo umano; l'occhio azzurro di non eliminò il dolore e la morte dal mondo. Molti sono gli spunti in cui 1' autore si sofferma su questo aspetto per il quale le spine della corona di Cristo sono passate alla fronte dell'uomo che le porterà "sino all'ultimo giorno". Nella sua cristologia, inoltre, sono poste in risalto le debolezze umane davanti alla forza del Salvatore: si ripete in continuazione la storia del rinnegare "prima che il gallo canti" e viene sottolineata la ritrosia umana verso il cammino della Croce. Tuttavia l'essenza del messaggio evangelico è l'Amore e Chiellino dedica pagine appassionate a questa verità ricordando: il Vangelo secondo Giovanni, il Discorso della Montagna, le figure religiose che nella storia hanno incarnato la legge dell'amore da San Francesco ("vene pulsanti") a Teresa d'Avila ("alza templi di fede e preghiera") da Don Bosco, Gandhi, Luther King, a Madre Teresa di Calcutta ("... miseri e lebbrosi abbraccia ..."). Centrale è la notte degli ulivi quando Cristo venne catturato e iniziò la sua Passione ("Solleviamo le coppe, o Signore, | al sangue che versi per noi dalla Croce | e al tuo labbro, o Signore, | dove la verità si fa parola: | questo è vino di vite che nel cielo | trova radici e si nutre di Eterno" da In alto i calici in Tela di parole). Questi versi sono il sigillo indiscutibile dell'approdo religioso di Giovanni Chiellino, approdo testimoniato anche in altre liriche, tra cui La tua presenza appare quella di maggior spessore teologico. Qui Dio è "avvertito" ovunque: nel sudore della terra e nell'arco azzurro del cielo; nell'acqua mutevole e nelle penombre del pensiero; nel miracolo della vita e nelle chiuse pagine della morte. C'è ancora un altro aspetto della spiritualità di Chiellino che merita una menzione: è la visione dualistica della lotta perenne tra il bene e il male, lotta che mette in campo forze gigantesche. È sempre Gros-Pietro a indirizzarci nella corretta interpretazione: "Giovanni Chiellino è più vicino a una concezione dostoevskiana della vita, del mondo e di Dio. Egli vede sempre ingaggiato, come accade allo scrittore russo, un conflitto titanico di idee e di sentimenti opposti ...". Al di sopra di tutto, in ultima analisi, il nostro autore pone la fede religiosa che supera i limiti della ragione e quindi della filosofia, come nel pensiero del Leopardi giovanile, ed anche la storia è un processo globale umano indirizzato verso un disegno divino.
Che le dimensioni del tempo e della memoria – con il loro scorrere e il loro condizionare il presente – siano fondamentali in Chiellino è dimostrato in prima istanza da una rassegna critica attenta al debito dell'autore con la storia, intesa come scavo negli eventi personali e come lezione di quelli collettivi. Sandro Gros-Pietro sostiene che Chiellino "è un poeta da ricapitolazione epica, con una grande capacità progettuale di racconto, esercitato e dilatato attraverso l'uso della memoria..." Giorgio Linguaglossa è ancor più lapidario: "Chiellino reca impresso il segno della memoria, come un martire le stimmate ... legge il mondo con la lente della memoria, o meglio il volto della memoria". Anna Maria Ferrero annota: "L'autore è abilissimo nel trasformare ricordi lontani in motivi allegorico-arcadici o viceversa ...". Nevio Nigro, con riferimento alla classicità greca e romana, scrive che "Chiellino ricorre infatti a parole che oggi sono poco usate e tuttavia esse per il loro spicco, portano proprio all'atmosfera desiderata, favorendo il ricordo e la memoria". Le dimensioni temporali chielliniane sussistono sia come accadimenti tout-court, che come riflessioni metafisiche: di fronte a nostalgie che si frantumano in lontani giorni in una baia di Spagna, ecco che lo spazio della mente elabora concetti filosofici tendenti a mettere in rilievo l'effimero del tempo oppure le rovine del passato, elevando muri e colonne a difesa dell'inesorabile fuga dei secoli. Ecco che, nelle disillusioni dell'esistenza spesso incarnate in concreti abbandoni o separazioni sentimentali, il tempo muta gli avvenimenti, ribalta le situazioni, arresta le promesse e le speranze e nulla può fermare le sue strettoie. Numerose, bellissime ed evocative le immagini nelle quali il poeta scandisce il lavorio del tempo nella consumazione della vita e nell'attizzare le ceneri della memoria. Tra tutte scegliamo Il fuoco spento (da Tela di parole) di cui riportiamo i versi più significativi: "Si è spento il fuoco della nostra casa, |... vuota la stanza della parola, | .... divergono le strade | perdendosi nel bosco. | Lontana è la rondine |... interrotto il suo volo, | muta la sua voce. | Sul fuoco spento si accumula la neve, | si fa denso il silenzio e il tempo, | il tempo scorre". Sovente in Chiellino la memoria ha una funzione, per così dire, salvifica, fungendo da àncora di salvezza nei confronti delle ristrettezze e dei bassi orizzonti dell'oggi. Non per nulla un'intera silloge poetica è dedicata espressamente a questa tematica: si tratta de Il volto della memoria. Qui emerge chiaramente una concezione memoriale come ricchezza personale e non come insieme di oggetti e ricordi museali. Ad esempio nella lirica La vecchia cassapanca il poeta attraverso le sue ricordanze scolastiche contenute in libri, quaderni, sillabari conservati nel vetusto mobile, rievoca l'avvio del personale cammino culturale, proiettato verso la conoscenza. A proposito ancor più emblematico e tacitiano è il verso che conclude la poesia Visione: "La linfa della vita è nel ricordo". E tali ricchezze, queste linfe, si concretizzano pure nel canto alla bellezza femminile che, nella memoria letteraria del poeta, è rappresentata dalla grecità: "Quando Dio è la sintesi di tutte le domande. Le immagini poetiche sono quelle di una conchiglia vuota, di vuote corde di vento, di mute parole, di un arco che si chiude, di miraggi lontani, di solitudini nel deserto ("...Rimasi muto, così compresi | che occorre un linguaggio di fede | per comunicare con gli angeli ..."(da Pasqua in Il volto della memoria) e numerose altre nelle quali il silenzio divino è inquietante, tanto da indurre il poeta a scrivere: "... inizia un monologo con Dio | che non possiede il dono dell'ascolto | né la giusta parola del rispondere, | ma chiuso nella luce del suo occhio | offre la chiave della sua presenza | in questo suo negarsi e rivelarsi ..." (da Canto dell'usignolo in Il volto della memoria). Alla fine, quasi spazientito nella sua vana attesa, Chiellino prorompe in invocazioni forti che esigono e preparano l'evento liberatorio: "Lasciala libera la parola | e urlerà nell'orecchio di Dio | la straziante invocazione dell'uomo: | 'Esci dalle tenebre, rendimi il volto' . || Chiusi nel silenzio della solitudine | a scontare la nostra condanna | ci aggrappiamo alla corda della parola | che oscilla tra l'attimo e l'eterno | e aspettiamo la gloria del Verbo" (da La parola liberata in Tela di parole). Le manifestazioni di Dio ora iniziano ad apparire con sempre più chiara evidenza all'occhio e alla coscienza del poeta, il cui viaggio finalmente incontra segni tangibili di una presenza significativa: il luogo-simbolo della fine del silenzio e dell'inizio del dialogo può essere la Abbazia di S. Antimo, nella mistica terra toscana, dove Dio si mostra in un fugace sorriso di donna orante. È poi tutto un susseguirsi di immanentismi emblematici di visioni beatificanti: frammenti di cielo sono la immagine della bellezza divina; leggere brezze appaiono il dito di Dio in terra; nel silenzio dei templi aleggia lo spirito divino nell'abbraccio con la terra; figure angeliche sono messaggeri dell'Altrove; sentimenti umani si configurano come nostalgia dell'Uno; melodiosi canti della natura rappresentano il suo amore palpitante per il genere umano; e le menti del creato esaltano l'alfabeto divino nella comunione col cosmo: "Il Bello non si disperde | e in qualche luogo riemerge: | è il seme di Dio che germoglia." (da Nymphaea in Nel corpo del mutare, 2004); bianche colombe di pace impersonificano i raggi luminosi dell'eterno. Dio, ancora, diviene Fede e Mente a ricomporre il cerchio come un compasso e diventa Trinità a completare il disegno dell'armonia. La poesia qui si fa quasi salmodiante, utilizzando discrete inserzioni testamentarie, oppure celebrativa sfruttando abilmente la scomposizione delle parole: "Dentro il verso l'infinito ponte | del Verbo, l'Universo, Verso-Dio" (da Dentro il verso in Tela di parole). La manifestazione compiuta del divino, l'incarnazione storica avviene nella, figura del Cristo: la cristologia di Chiellino è molto legata all'umanità e alla sofferenza del Nazareno, che, nonostante la sua missione salvifica, Elena, dai turgidi seni, | dai morbidi fianchi succosi | e dalle cosce tenere | come polpa di pesca matura, | passa con anca flessuosa | sulle mura di Troia incendiata e vinta ..." (da La bellezza in La voce della terra e altre voci, 1988). E quando gli eroi avranno abbracciato "la nera figlia del Nulla |... non le tombe conserveranno i loro nomi, | ma lo spirito eterno ch'è in loro." (da La voce della terra, idem): ecco uno sviluppo spirituale della memoria foscoliana dei Sepolcri relativa alle gesta dei grandi della storia. Un aspetto essenziale della memorialità chielliniana è costituito dal complesso, reale e leggendario allo stesso tempo, del nucleo esperienziale dell'infanzia, quell'età mitica (leggi Leopardi o Pavese o altri) che ricordiamo sognante nell'elaborazione dei nostri ricordi. Dorian Veruda chiosa senza ombra di dubbio: "Il suo (di Chiellino) è un viatico, in cui i ricordi dell'infanzia si trasfigurano in cifre incantate di una fantasmagoria ipnotica e magica". Nei citati percorsi troviamo soprattutto figure e ambienti indimenticabili della terra d'origine. Una casa di periferia, una casa d'angolo dove le iniziazioni sessuali venivano vissute dal poeta come il ritorno nel grembo della "Grande Madre", esprimendo una visione apollinea e dionisiaca in senso niciano. La rievocazione del gioco del calcio nella caratterizzazione dei diversi ruoli, metafora della vita (La partita, 1994). La presenza di Isabel e Rachela. Isabel, una ragazza di paese che sprigiona una forte carica sensuale, che appare più volte nei racconti di Chiellino, diviene il simbolo di una sorta di amore libero fuori dalle convenzioni e dalle ipocrisie perbeniste, "sull'onda" scrive Gros-Pietro "della celeberrima Bocca di Rosa di De André". Per concludere il viaggio nel tempo e nella memoria di Chiellino manca il tassello fondamentale della rievocazione storica, che troviamo soprattutto nel libro La voce della terra e altre voci. Con una serie di lunghe poesie o "quasi-poemetti" a carattere epico, con prospettive secolari e universali, egli passa in rassegna la storia umana occidentale mostrandola intrisa di guerre, violenze, misfatti: gli eroi sono stati funzionali ad una politica di potenza. Voluta e appropriata la citazione in esergo di alcuni versi di O capitano di W. Whitman nella lirica epica Le guerre e gli eroi: "E vidi di traverso gli eserciti, | e vidi come in sogni silenziosi | centinaia di stendardi | da combattimento, | sorti dal fumo delle battaglie". Dai carri di Persia alle legioni romane, dalle navi degli Achei alla fionda di David, dall'invincibile Cesare al grande Augusto, dagli stendardi di Carlo Magno su fino ai campi di sterminio di Auschwitz e alla nuvola di Hiroshima l'uomo ha sempre seminato morte ed è rimasto quello di un tempo (Quasimodo), votato allo sterminio. Il giudizio di condanna è totale: nessuna crescita morale lo ha assistito. Anche nel lungo canto dal titolo I poeti Chiellino ripercorre le strade dell'abominio umano con grande affiato profetico e toni apocalittici: è la storia delle vittime che si perpetua. Qui si sente 1' eco della tragedia classica, della lezione manzoniana della storia e il contributo dell'ermetismo come richiamo alla coscienza.
Nelle mie frequenti visitazioni lacustri scoprii un tempo nel grazioso borgo di Orta, con grande sorpresa, un'incisione curiosa nel marmo a dedica dell'opera di un ingegnere particolarmente creativo: "Cercatore d'ignoto". Questa espressione perfettamente si attanaglia allo spirito con cui Chiellino ha compiuto il viaggio attraverso la vita, come un novello Ulisse alla ricerca, appunto, dell'ignoto esistente oltre le moderne colonne d'Ercole, che, a detta di Gros-Pietro, sono i confini delle nostre catene interiori. Scrive egli infatti: "Chiellino sembra proporre al poeta che si congeda dal Novecento – il secolo dell'individualismo e dell'individualità – e che si avvia a vivere il nuovo secolo della globalità su base planetaria, ... la consegna di ridimensionare in confini di maggiore decenza e di misurato riserbo il culto dell'egocità ...". Ogni viaggio ha i suoi punti di partenza e d'arrivo, i suoi approdi e le sue avventure. Quello di Chiellino sembra seguire i ritmi del cosmo e della natura. Se la vita umana proviene dal mare, sostiene la teoria scientifica, ecco che il poeta ha frequentazioni intense con tali origini, e su quelle spiagge trova conchiglie meravigliose (come Isacco Newton) che colpiscono anche la sensibilità di Bárberi Squarotti perché esse sono "immagine del mare come origine della vita che conserva il murmure delle esperienze compiute individualmente e collettivamente, ma anche metafora del sesso femminile, come ossessione di dolcezza e come fonte di angoscia". E tra i ritmi della natura la dinamicità del vento è di una plasticità inconfondibile: "Il vento è, in quasi tutte le liriche, protagonista incontrastato, sia come turbine dell'aria ... Aquilone e Euro, sia come `vento della memoria' ". (Enrica Di Giorgi Lombardo). Il ritmo non è solo una legge della natura, ma prerogativa essenziale della poetica di Chiellino. Per scoprirlo basta scandire i suoi versi come, ad esempio, nella lirica Neve: "Copre la neve il bosso, | il calicanto in fiore, | la piccola camelia nell'orto. || La polvere del tempo si fa densa | sul lampo dei tuoi occhi, | sul caro viso amato, | che nel mio giorno appena sollevato | accelerava i battiti del cuore. || E la neve si scioglie, | sparge profumi il calicanto al vento, | s'accende il bosso di verde, | la camelia è più lucente; | ma la voce si perde, | il viso si cancella | dietro nebbia che s'addensa, | il lampo dei tuoi occhi più non balza | e il batticuore cede | a un lento-stanco ritmo d'attesa." (da Galateo per enigmi). Qui le assonanze e i rimandi fonetici creano una musicalità intima e misurata. Ma il viaggio incombe. L'agrimensore (da Nello spazio della mente) è una delle liriche-simbolo del viaggio chielliniano. È la metafora di chi s'incammina e non conosce sosta nel suo itinerario: il suo passo è una misura per chi lo segue; il suo bastone segna il tempo in ogni stagione, attraversa ogni terra senza inciampo perché conosce la consistenza della vita. È un'immagine della terra d'origine, una figura arcaica, segno della saggezza tradizionale. Altri sentieri del viaggio del poeta sono circolari, ritornano al punto di partenza. Il viaggio può affrontare la faccia della solitudine, necessitare di ardue scalate, trafiggere la leggerezza dell'essere, ma non deve temere il "calice dell'abbandono" (Il viaggio, da Nel cerchio delle cose). Talvolta l'avventura esistenziale è forzata, subita come un esilio reale o spirituale: l'uomo reclama sempre una patria, sembra echeggiare Quasimodo, le coordinate non tornano, la bussola gira impazzita come nella memoria montaliana. Il viaggio rischia di perdersi oppure è artificioso. La finzione del viaggio è una poesia di solare chiarezza: "... Raggiunto il confine ci accorgiamo | di non essere mai partiti:| abbiamo camminato tutto il giorno | intorno, intorno alla nostra dimora | dando allo spazio e al tempo le misure | per quel bruciante nostro desiderio || di allontanamento e di ritorno che ci consuma ..." (da Il giardiniere impazzito). È come l'attesa del nulla nel Deserto dei Tartari di Buzzati, dell'incontro che non avverrà mai.
Anche Antonio Catalfamo sottolinea questi aspetti dell'itinerario chielliniano: "Nello spazio della mente è diario d'un viaggio a carattere circolare, nel quale partenza e punto d'arrivo s'identificano. Si tratta, metaforicamente, del viaggio lungo il corso della vita ...". Nei percorsi esistenziali l'incontro più bello è l'amore: la contemplazione della bellezza femminile, gli intriganti misteri delle seduzioni, i giochi dell'innamoramento. La lirica Canto d'amore così suona all'esordio: "Nella galleria delle cose belle | le donne erano in mostra." e poi continua: "... La mia voce prese poi vigore | e il mio canto volò alto | verso l'alto tuo splendore | .... Tu gemma della mia casa | fiore e canto della mia via ...." (da Nel cerchio delle cose). Anche se la 'divinizzazione' dell'eterno femminino sembra qui essere più letteraria che reale, questi versi ci consegnano una concezione comunque tesa a cantare le infinite virtù femminee che avvolgono l'uomo in una ragnatela ineludibile. Dall'amore all'arte il passo è naturale, e, del resto, per Chiellino la poesia sembra proprio essere un atto d'amore, uno 'scrivere-per-gli-altri' messaggi in bottiglia su cui riflettere e interrogare la coscienza. Ecco allora che il viaggio non può essere compiuto se non in compagnia dei grandi poeti, amori di un'esistenza e depositari delle verità artistiche. Si creano sintonie e comunioni spirituali di alta tensione. Al termine del lungo poemetto I poeti, pubblicato in Voci della terra e altre voci nel 1998, il sentimento di riconoscenza e deferenza verso i 'maestri' è palese: "E quanti nomi ancora dovrei dire | d'uomini che guardano con occhi divini | la piccola zolla o l'universo intero....". E, tra gli altri, nomina Calderon de la Barca, Shakespeare, Goethe, Puskin, Tagore, Unamuno, Eliot, Neruda, Milosz, Whitman, Pound... e ancora: Ungaretti, Quasimodo, Montale.... a ennesima testimonianza della sua vasta cultura: "La voce dei poeti è la mia voce | chiusa nella rocca del silenzio, | il mio animo vibra e si rivela | in quel loro guardare oltre le stelle, | scavare le parole nella roccia | e sollevarla sulla musica del tempo." (I poeti). E si giunge all'epilogo del viaggio: le immagini della morte per il 'cercatore d'ignoto' Giovanni Chiellino, (per contrasto, la più grande affermazione della Vita) sono disseminate in vari libri onde evitare il pericolo di dimenticarne l'esistenza reale. Quante volte essa è imparentata con la guerra! Questi due termini, sinonimi nella poetica tragica dell'autore: Paesaggio di guerra con fanciulla, Uomini in trincea ... ed altri titoli contengono versi lapidari che non consentono replica.
Copre la neve il bosso,
La polvere del tempo si fa densa
Il viaggio dura dal mattino
La pioggia dei minuti si fa densa da: Galateo per enigmi, Genesi editrice 1988
Annerita stagione dei miei avi da: Nello spazio della mente, Lineacultura 1992
Cappello rosso, un nastro celestino,
Quando la notte batte sul mio capo da: Daedalus, Genesi Editrice 1990
Un viso adolescente,
Ogni assalto respinge,
Un altro eroe può affrontarlo e
perderlo, La sua sconfitta è noce di sconforto. da: La partita, Accademia dei Dioscuri, 1994
Mia tenerezza antica,
Angelo buono venuto tra di noi
Punto d'incontro e bivio da: Nel cerchio delle cose, Genesi editrice 1994 |
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