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L’intenso lirismo di Lilia Slomp

È in libreria già da qualche tempo, il secondo volume di poesie di Lilia Slomp Ferrari, Schiramèle. La poetessa trentina ci presenta la sua ultima produzione in cui, con accenti sempre come incupiti di una densa malinconia, affronta “la sofferenza del vivere”. Con un linguaggio ormai quasi completamente svincolato da schematismi, con assoluta libertà di espressioni, si abbandona, sembra quasi si lasci trascinare, da una mestizia profonda che, però, non è mai pessimismo. Lilia Slomp ormai ha raggiunto una padronanza di linguaggio, una originalità di espressione in cui la libertà del verso, la scorrevolezza del suo dire si coniugano ad una apparente “facilità” di espressione, ad un’abbondanza (che non è ridondanza) di metafore in cui appaiono, in felice simbiosi fiori e farfalle, cieli tersi e nuvole, luci e ombre, sentieri e boschi.

La poetessa raggiunge momenti di intenso lirismo in poesie come “Basterìa”, timida, quasi sommessa richiesta d’amore; o in “Mi come na bedóla” percorsa da un intimismo sofferto ed indifeso. Nella sua ricerca di una spalla, di una sicurezza a cui tende con struggente intensità arriva a Dio in “Sioredio stàme vizìn” chiedendogli di chiudere “le ferìde che demò Ti te vedi, che demò ti te sai”, anche qui con un timoroso ritegno di svelare il suo vero sentire, l’intimo del suo cuore.

Attendiamo ancora Lilia Slomp perché, come lei dice “Forsi v’ò regalà demò na mìgola de mi”.

Il libro è illustrato dagli splendidi disegni di Paola de Manincor che, da vera artista quale è, ha saputo capire e rappresentare visivamente l’essenza delle poesie con intima aderenza.

Recensione
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