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Un intrigante romanzo sull'impraticabilità della vendetta

Attorno all'impraticabilità della vendetta ruota l'intera trama di un romanzo – assai carico di attesa e di mistero – costruito con ingredienti semplici ed un sapiente senso della misura. Un “anti-noir” che non fornisce soluzioni ma crea, grazie alla premeditata lentezza dell'azione ed una scrittura nitida e dolente, atmosfere intense ed al tempo stesso rarefatte, ponendo non pochi interrogativi sul significato della verità e sul senso della giustizia. Come in una tragedia classica, le vite dei due protagonisti, un vecchio padre, a cui hanno ucciso il figlio, e il presunto assassino , un ragazzo condannato ingiustamente, si incrociano in un crescendo drammatico di situazioni. Omero, il padre, attende, all'uscita del penitenziario Emiliano, quello che crede l’assassino di suo figlio, per ucciderlo ma, vedendo il ragazzo, che assomiglia molto più a suo figlio che al suo carnefice, non riesce a “premere il grilletto”.

Di lì i due personaggi cercheranno di ricostruire, fra mille difficoltà, le proprie vite, alla ricerca di un'impossibile verità che pare incessantemente sfuggire. Scenario dell'azione è una città postindustriale del Nord Italia che, al di là degli innumerevoli mutamenti, continua mostrare le cicatrici del passato. Un passato che continua a perseguitare i due protagonisti, incapaci di liberarsene. Un fardello di colpe mai espiate che paradossalmente solo l'ingiustizia riesce a riscattare.“Emiliano si abbassa per rimettersi in spalla la sacca e anche la cucina ricomincia a muoversi. Non è mai stato innocente dice suo padre e ha i suoi motivi per dirlo. Se quella mattina non lo avessero arrestato davanti alla farmacia, se non avessero deciso che era stato lui ad ammazzare Andrea, avrebbe ragione suo padre. Il ruolo dell’innocente non gli sta affatto”.

Con questa prova d'esordio, Emiliano Amato si afferma come una delle più originali e interessanti voci della nuova narrativa italiana. Autore coraggioso e capace di percorrere sentieri poco battuti e assai disagevoli, ci offre, secondo la definizione di Diego de Silva, un sapiente “trattato narrativo sull'impraticabilità della vendetta”.

Recensione
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