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In specchi di crepuscolo

Chi acquista o riceve in dono un libro, prima di immettersi nella lettura, si sofferma per qualche attimo sul titolo, alla stregua di chi, prima di aprire la porta di casa, pone attenzione alla chiave, rimirandola e sostenendola nella posizione giusta prima di infilarla nella toppa.

In specchi di crepuscolo: due sostantivi, più due preposizioni. La prima informazione o immagine che si ricava è la presenza, implicita, dell’Autrice dentro una condizione umana evanescente, illuminata da luce crepuscolare, incerta, fievole, oscillante, opaca: Crepuscolo: metafora d’una stagione della vita che si tinge di grigio in sintonia con le peculiarità dellanimo mio che privilegia le ombre i silenzi, i notturni, i rovelli dell’io, scrive l’Autrice nella sua Nota a p. 105.

Coerente con questa disposizione d’animo, la Poetessa affronta la "dominanza" del negativo in una società disincantata e lacerata che si rattoppa con maschere e forme / di convenzionalismi /… cristallizzati; e lo fa con una straordinaria capacità di metaforizzare delle tematiche esistenziali di riferimento, ricche di contenuti e di argomentazioni, tratti in maggioranza dalla propria esperienza diretta e memoriale, non esclusa quella culturale – esemplare, a questo riguardo, la lirica Innamorata ultimo Ottocento dedicata a Evelina Giovanna Antonietta Cattermole (nata a Firenze nel 1849, morta assassinata a Roma nel 1896), poetessa, scrittrice e giornalista, che firmava le sue opere con lo pseudonimo di Contessa Lara.

In questa bella e struggente lirica, la Pessina coglie e racchiude in tre parole i tratti della sfera umana e sentimentale di un personaggio molto noto nel suo tempo: una scrittrice che ha consumato l’esistenza nell’attesa del principe mai giunto, nell’amore per la vita e nella speranza di entrare nel Gotha delle celebrità letterarie. Tutto vano .Di lei, ormai, nessuno novella più; ciò che resta sono rari libri rilegati in marocchino (cuoio pregiato) reperibili in qualche" banco d’antiquario."

Stessa intensità espressiva, motivata da una forte partecipazione affettiva, si coglie anche nelle liriche dedicate al fratello Vincenzo (Revival, p. 57 e Al vespro, p. 58), e poi Ad unabortiente (pag. 77), A Tonia (84-85)…

La struttura del libro – sette capitoli, in cui domina il motivo della sofferenza spirituale, che nasce e si acuisce in presenza di una realtà mortificante e di difficile accettazione - non sembra dovuta al caso, quanto, più verosimilmente, a un velato richiamo dei" sette dolori di Maria" che ha riservato al fratello dell’Autrice spade / come le sette / che straziano / il suo / CUORE. Le pagine del libro, infatti, si susseguono dentro le tinte doloranti di un martirio psicologico in cui, di continuo, l’io aggroviglia / crespi / di tristezza, Se la primavera, la stagione della rinascita, spannocchia pagine di vita / distonicamente / TRISTI, lestate entra in scena in una giornata uggiosa, con aria sciroccale, senza scampoli di vita.

Quando poi all’orizzonte si delinea l’autunno della vita, in sintonia con la terza stagione dell’anno, con le sue spente caratteristiche vegetative, non rimane che annotare la perdita della floridezza, del rigoglio degli anni verdi, prosperi, fruttiferi: campeggiano sterilità e solitudine e il Poeta si sente sospeso sopra abissi di tristezza.

Si respira un clima di pacata sinfonia, di natura in apnea, in lenta spoliazione, macchiata dal grigiore dei giorni, scossa a tratti da freddi venti boreali…

Eppure, sotto i neri veli della malinconia e della tristezza, le poesie di A. G. Pessina manifestano aspetti meditativi intrisi di alta liricità, di significanti e significati che ci prospettano una vita vissuta nella limpidezza della ragione e dei sentimenti nutriti di affetti profondi, dentro la visione ideale di una vita che dovrebbe di continuo specchiarsi nelle tavole delle leggi mosaiche e nelle pagine dei vangeli canonici, nella prospettiva di una risalita alle virtù filosofiche che sono alla base di ogni vero e autentico istituto comunitario che si richiama alla civiltà, e favorisce il benessere e la felicità dei popoli.

Quando il presente, per le sue nefandezze, ingiustizie, trivialità e carnevalate, con i diffusi settarismi, idiotismi e perbenismi porta l’individuo allo scetticismo, al nichilismo, al disimpegno, all’indifferenza, il pensiero stesso naufraga in un vortice di dubbi e incertezze, si pone domande senza trovare una convincente risposta. Un contesto estraneo alla nostra Poetessa, la quale, da attenta osservatrice dei moti interiori, degli accadimenti in ambito familiare e sociale, si pone nella giusta collocazione di chi detiene la logica dell’espressione formulativa di pensieri misurati e convincenti. Un pensare in forma d’arte, che si traduce in espressione letteraria che sa conciliare il mondo immaginativo con il mondo reale. Letteratura, quindi, come specchio del proprio vissuto, ma ancor più come strumento di valorizzazione del proprio talento artistico, della capacità di modellare un discorso poetico che tiene conto della qualità delle parole, dei criteri operativi personale nella strutturazione dei testi che, In specchi di crepuscolo, evidenziano una notevole stratificazione visiva, complementare ad un elevato profilo linguistico.

Infatti, all’interno della versificazione, ad ampliare l’intensità di rappresentazione della propria visione della vita e del mondo degli affetti, la Pessina chiarisce le scelte strutturali e figurali di forte valore icastico, con il ricorso, in primo luogo, a una disposizione verticale dei segni linguistici, e poi ad altri grafismi disposti in varie forme geometriche, al corsivo, a ricorrenti ampi spazi bianchi tra una strofa e l’altra, tra verso e verso (ma anche tra parola e parola quando si trovano in posizione reiterativa (bella bella) o ossimorica (sì no) tra sillaba e sillaba, tra simbolo e simbolo; spazi vuoti che hanno funzione di pause lunghe, permettendo così al lettore di focalizzare meglio l’attenzione sul grafismo di turno e sul suo valore semantico. In alcuni casi vengono messi in evidenza, assegnando loro una posizione dominante, i funzionali (congiunzioni, preposizioni, avverbi).

Il dominio degli spazi bianchi fa venire in mente l’immobile calma del fiammeggiamento estivo rappresentata da Mallarmè con il verso De ce blanc flamboiemente l’immuable accalmie… (vedi Tristesse dètè, in Parnasse Contemporain).

Credo, però, che il senso degli spazi bianchi vada cercato nel rapporto tra scrittura e lettura, in cui si realizza pienamente l’ascesa spirituale del poeta, portando a unità espressiva le componenti grafiche e sonore del parto poetico. La Pessina, consapevole del fatto che l’atto poetico non si esaurisce con la scrittura ma si ricrea e rivitalizza con la lettura, specialmente se questa viene fatta a voce alta,dispone le parole in modo da potersi associare alla musica dell’anima che le ha generate. Parole da centellinare, da scandire molto, molto lentamente, da declamare isolatamente, per far risaltare la loro pienezza, il loro valore connotativo, ossia la loro significanza "altra", rispetto a quello denotativo. In questo modo la poesia amplifica il tentativo di liberarsi dalle contingenze terrene per approdare, solitaria, alla perfezione assoluta.

Recensione
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