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Haiku

Haiku. E' nel respiro dell'attimo, nel momento esatto in cui si avverte che il cuore e la mente hanno catturato il segnale, ne hanno percepito il messaggio, sciolto la barriera.

E con lo Haiku, Lilia.

Tutto giunge in un battito d'ali. O si coglie o la farfalla ha già preso il volo.

L'attimo.

Quello che Lilia ha lasciato planare sul palmo della mano, dove i papaveri del padre hanno ballato danze sensuali e misteriose, dove il suo mondo si è dischiuso, permettendoci il passo, lieve di emozioni e di attese.

E nell'embrione di versi simili a clic di una macchina fotografica interiore, ecco che le storie di Lilia prendono forma, acquistano colore e movimento, si donano con la generosità di chi dischiude il cuore, “porgendo” molto di sé, senza però calcare la mano, ma invitando al cammino insieme, perché lo Haiku non impone, ma allarga il campo, stimola curiosità e stupore nel gioco dei tre versi che si agganciano in traiettorie armoniche, creando figure, segni che nella loro precisione formale hanno tuttavia una profonda ed incredibile libertà di espressione.

Nei versi di Lilia, ci si sente spinti a “entrare” ancora di più nelle sue immagini, per incontrare “ lo spaventapasseri che corteggia spighe” o la “bianca ninfea / fioritura di lago / per onde morte”.

Ed è qui la magia. Il bisogno di affondare in quelle tracce dove tutto si apre per accoglierci e trovare angoli di infinito, dove “la carezza lieve data in solitudine è la poesia.”

Una carezza, un dono. Quanto bisogno ne abbiamo, da sempre, ma oggi più che mai, affamati di atti di amore e di condivisione, sommersi dalla frenesia del vivere e dalla tragicità di quanto sta avvenendo intorno a noi.

Ed è per questo che il libro di Lilia acquista un valore speciale, oltre alla conferma della sua innegabile capacità di plasmare la parola in canto poetico, modulando contenuto e forma, entrando nei particolari per trasferirli all'universale, anche nel gioco sottile e mirato delle metafore che sanno incidere e colpire nel segno.

Lilia sembra dirci: basterebbe fermarsi ad ascoltare, in completa simbiosi con i tre elementi chiave che scandiscono il “viaggio” dei suoi Haiku: l'amore, la natura, le sensazioni. Tre elementi che s’ intersecano creando un insieme, un unico pensiero che regala eleganza e profondità (come ben indicano sia Paolo Tognolatti nella sua prefazione che Paolo Ruffilli nel risvolto di copertina).

“Non c'è fanciullo / che non sappia volare / a piedi scalzi”. Già. Quale augurio migliore ?

Il volo che la poesia permette e che consente di riappropriarsi della bellezza e dello stupore bambino, senza perdere di vista lo scorrere del tempo: “arranca il vecchio / raccoglie il suo passato / a ogni passo”, né la consapevolezza del suo finire ” l'addio alle cose / è rantolo segreto / giorno per giorno”.

Nel brivido rapido di tre versi, si scoprono possibilità di altre poesie nascoste, le nostre, che come semi chiedono campo per germogliare, inaspettatamente, dentro di noi. “Nessuno sa nello scrigno del cuore il seminare”. Niente di più vero. Niente di più bello.

Un dono per Paolo. Un dono per tutti noi.

Ancora una volta, grazie Lilia.

Trento 25.5.22

Recensione
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