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Pass dopo pass

Lilia Slomp Ferrari ha concepito una nuova creatura portando alla luce la bellezza di un mondo interiore che la poesia, quella vera, riesce a plasmare, perché storia intima, parte di quel noi che spesso teniamo gelosamente dentro e fatichiamo a condividere, ma che preme per uscire e rivelarsi.

“Pass dopo pass,” ci porta sui sentieri della vita di Lilia, e pagina dopo pagina, la sua storia personale si fa respiro più ampio e condivisione, in un armonico sodalizio fra “coscienza gioiosa e dolorosa che porta alla redenzione” come ben spiega Nadia Scappini nella sua bella e scavata prefazione.

Una redenzione che si fa verso dopo verso, consapevolezza del viaggio affrontato con gli scarponi usurati dal tempo, ma così esplicativi nel loro essere simboli di storia vissuta, di fatica, ma anche di traguardi.

E vicino a quei scarponi in copertina nel disegno incisivo di Gianluigi Rocca (che ben si coniuga con la raccolta poetica) si coglie uno spicchio bianco con due righe blu. Un coccio (di vita) che lo scarpone, nel suo andare, ha frantumato ? Oppure una piccola ala di farfalla, che “nonostante tutto” sopravvive e “frena” l'impronta dello scarpone, per volare ancora ed ancora ?

Ci sta quindi tutto lo splendido pensiero di Yeats che traccia il cammino dei sogni, quelli che sanno volare e portarci in alto, dove il dolore si fa meno greve e parla di una possibile e auspicabile resurrezione.

Una resurrezione individuata con la giusta sensibilità da Paolo Ruffilli che ha saputo, in poche, ma potenti righe, focalizzare il percorso poetico, rendendo onore con le sue parole ad una raccolta che “canta” il verso, lo rende fluido come acqua di torrente, libero di correre e muoversi in scioltezza, in una danza dove natura, anima e storia personale trovano la loro felice simbiosi.

Un libro che si legge e si rilegge, stupendosi ogni volta per quello che sa rivelare, grazie anche all'utilizzo naturale del sonetto e di un dialetto puro e dimenticato, che rende merito al linguaggio dei padri e lascia una testimonianza non solo poetica ma anche di importante ricerca filologica. Ne è preciso riferimento la poesia “dialèt”: lengua che sa de lat 'pena ciucià e canta l'armonia dei féni...

E l' anima “pirla” (ancóra rampeghina) su le ròste de la mént, su penséri sbianchezadi, che non dimenticano le piaghe di una “Storia che se mòmola la guera” in un formicaio dove le orazioni si disperdono. Lilia, nelle sue poesie, non tralascia mai di puntare lo sguardo alle sofferenze del mondo, raccontandole con solidale e percepita sensibilità.

Ma l'anima è anche piena di affetto sempre costante per il caro Fratello Ezio che un “ladro” si è portato via troppo presto e per la mamma, figura impressa nel cuore dell'autrice in una ritrovata luce.

Rabbia, dolore, nostalgia. I versi ne sono pregnanti e toccano il cuore, ma il “còr el gà radis de primavera... e nonostante le ortiche, ecco la speranza che accarezza : en font al còr... gh'è en but empisolà.

Visione chiara di una vita che non regala niente, e che combatte la sua battaglia contro gli uragani e le ombrìe ma che di tanto in tanto lascia...pagine da sfogliare...per possibilità altre che non conosciamo, ma che diventano opportunità.

Una poesia che si fa anche sensuale, nei “sgrisolóni” che non possono mai morire dentro un cuore che chiede costanti conferme. E ben vengano quindi “le man che sfrugna en zerca de tremori”. E ben venga l'amore che ha sempre fame di emozioni.

Pass dopo pass... un camminare sul magico tappeto della poesia, dove gli scarponi hanno lasciato un solco di grande spessore.

Un libro, quello di Lilia Slomp Ferrari che rappresenta un ulteriore dono per i suoi estimatori ma anche conferma di qualità per la cultura trentina che giustamente annovera l'autrice fra coloro che sanno lasciare un segno.

E Lilia, pass dopo pass, libro dopo libro, di segni ne ha lasciati tanti e tanti ancora verranno perché la poesia è e sarà sempre parte di lei.

Recensione
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