Servizi
Contatti

Eventi


In un libro la storia di Aeclanum

L’indifferenza delle amministrazioni pubbliche per l’area archeologica di Passo di Mirabella Eclano ed il conseguente degrado subito nel corso degli anni, per l’incuria e lo scempio degli uomini, dalle tante testimonianze affiorate durante gli scavi condotti dal prof G.O. Onorato, alla fine degli anni cinquanta, o in seguito a lavori edilizi e opere di urbanizzazione, dopo il sisma del 1980, non fa onore alla grandezza dell’antica Aeclanum. Ma nonostante tutto la storia di questa città, divenuta in età imperiale un centro politico, religioso, amministrativo e commerciale di grande rilevanza nell’antico territorio irpino, non può essere dimenticata anche se degli splendidi edifici urbani restano ormai soltanto poche vestigia. Chiunque sia attratto dalle rovine del passato e voglia riscoprire il fascino di Aeclanum potrà, tuttavia, sfogliare con diletto prima ancora che leggere, tanta è la pregevolezza delle immagini grafiche e fotografiche che propone, il testo “Aeclanum tra archeologia e storia”, curato dalla prof. Luisa Martiniello, docente di Italiano e Latino presso il locale Liceo Classico.

Il libro presenta un ricco materiale iconografico rintracciato nel lavoro di ricognizione che l’autrice ha condotto esaminando sia inediti reperti, conservati in collezioni private, e sia ricostruendo con meticolosa precisione, valendosi di svariate fonti documentarie e materiale d’archivio, i diversi momenti della storia eclanese.

Iniziando dalla preistoria, attraverso una ricca sequenza di fotografie ordinate cronologicamente e topograficamente, la prof.ssa Martiniello accompagna il lettore in una sorta di visita guidata che si protrae fino al VI sec. d.C. attraverso pagine copiose non solo di citazioni documentarie, ma anche intessute di insolite vicende particolari, di ritratti di personaggi, di episodi minori che si stagliano su uno scenario di rovine, consentendo così anche ad un neofita di avvicinarsi con minore difficoltà ad uno degli aspetti più gloriosi della millenaria storia irpina.

Come si evince dagli avanzi di abitazioni private ed ambienti decorati da pavimenti musivi policromi, dai resti del complesso termale del II sec. d.C., dal “tholus” centrale del “Macellum”, su cui sporgevano numerose piccole “tabernae”, in prossimità del foro cittadino, dalle rovine di una Basilica paleocristiana con battistero cruciforme, dalle tracce di rete fognaria e tratti di strade lastricate, insieme a numerosissimi oggetti (vasellame, lucerne, monete, sculture, capitelli, sime fittili, urne funerarie, ecc.),recuperati nell’immediato suburbio, alle sculture in marmo o in pietra calcarea ed a una gran quantità di iscrizioni, Aeclanum ebbe un periodo di floridezza notevole, specialmente intorno al 120 d. C., quando, sotto l’imperatore Adriano, da “municipium” diviene colonia col nome di “Aelia Augusta Aeclanum”.

Con chiaro stile divulgativo, lontano dai tecnicismi del linguaggio accademico e tuttavia preciso, l’autrice, senza peraltro romanzare la ricostruzione storica, riannoda in una trama composita i fili sparsi delle diverse ricerche, ricostruendo così, attraverso episodi minori, i fatti più importanti che videro, durante la fase di romanizzazione della regione, per protagonisti gli Irpini ed in particolar modo la gente di Aeclanum.

Nel volume vengono, infatti, citati autorevoli personaggi che svolsero significativi incarichi politico-amministrativi e menzionate famose famiglie della nobiltà eclanese, come la Gens Magia, Eggia, Betitia, Cantria, che ebbero un ruolo decisivo nella vita pubblica della città.

In particolare, dalla enorme quantità di iscrizioni funerarie, dedicatorie, onorarie e monumentali, provenienti dall’area archeologica e debitamente riportate nel libro, si apprende che si distinsero in modo particolare: il commediografo Marco Pomponio Bassulo, vissuto al tempo di Traiano; Gaio Eggio Ambibolo, ufficiale della XI legione “Claudia Pia Fidelis” e legato dell’imperatore in Macedonia; Lucio Cossonio Eggio Marullo, console nel 184; Betitio Pio Massimiliano, ammesso nel Senato Romano e “ vice curator” delle opere pubbliche dell’intero impero; Gaio Velleio Patercolo, vissuto probabilmente dal 19 a. C. al 31 d. C., appartenente per ramo materno alla gens Magia, autore di una interessante opera : “Historiae Romanae”; Caio Quinzio Valgo, primo patrono del municipio; i quattuorviri M. Magio Suro e Auro Patlacio, che fortificarono la città con mura massicce dopo l’occupazione di Silla e delle quali rimangono tuttora ampi resti.

La città, collocata dall’itinerario di Antonino sulla via Appia a 15 miglia romane da Benevento, era situata in una zona, che trova conferma anche nella Tabula Peutingeriana, di transito tra il Sannio meridionale, l’Apulia, la Lucania e la Campania per cui il livello culturale e la prosperità economica degli eclanesi era considerevole.

Trovarsi sull’Appia e contemporaneamente dominare le valli del Calore e dell’Ufita significò, infatti, godere non solo di una posizione strategicamente importante per il controllo delle vie di transito, ma anche essere avvantaggiata, sotto l’aspetto culturale ed economico-sociale, dal continuo movimento di uomini e merci che avveniva lungo la “regina viarum”.

Ciò contribuì non poco a fare di Aeclanum la capitale dell’Hirpinia. Da essa, che occupava una superficie di 18 ettari, inoltre, si dipartivano altre importanti strade come la via Aurelia Aeclanensis, la Herdonitana, costruita a spese della municipalità cittadina, la via Aeclanum-Aequum Tuticum che si intersecava nei pressi dell’odierna Ariano Irpino con la via Herculia.

Questo reticolo di strade facilitò gli sviluppi dei traffici commerciali e i rapporti sociali di Aeclanum con i centri più importanti sia dell’entroterra irpino e dauno che delle zone costiere della Campania e della Puglia.

Fermarsi ad Aeclanum, la più importante “mansio” tra Benevento e Aquilonia, era dunque quasi un “obbligo” per tutti coloro che si recavano da Roma in Grecia e in Medio Oriente e viceversa. La zona era ottimale per ristorarsi o riposare prima di affrontare il tratto appenninico, boscoso e pieno di insidie.

In città e/o nei dintorni facilmente era possibile trovare locande, alberghi per uomini d’affare e funzionari statali, ricoveri per carri e magazzini per le merci, alloggi per truppe, taverne e una moltitudine di stallieri, sensali, maniscalchi, liberti, artigiani, sempre disponibili a soddisfare le richieste dei viaggiatori.

Punto di passaggio obbligato e considerata la naturale “porta dell’Hirpinia”, non mancarono di fare sosta in città uomini di chiara fama come Orazio, Cicerone, Nerone e probabilmente lo stesso San Pietro, durante il suo viaggio di avvicinamento a Roma.

Del resto, i magistrati eclanesi non avevano badato a spese sia per potenziare le strutture di servizio di base come gli impianti fognari, la rete stradale e urbana, le terme, il mercato, il foro, l’anfiteatro e sia per migliorare le aree destinate ai servizi recettivi, legati alle attività commerciali e artigianali.

Questo via vai di gente, soprattutto stranieri mediorientali, portò alla diffusione dei culti di Cibele e di Iside. Ad Eclano, infatti, la gente aveva la possibilità non solo di ragionare di affari, ma anche di scambiare idee ed opinioni.

In tal modo si diffuse abbastanza facilmente anche il cristianesimo. Alla fine del IV secolo, a circa 50 anni dall’editto di Costantino, la comunità cristiana eclanese era abbastanza numerosa.

La “Sancta Ecclesia Aeclanensis”, infatti aveva una sua gerarchia, come attestano diverse iscrizioni.

Nel 416 venne, da Papa Innocenzo I, nominato vescovo della città Giuliano, accusato poi di eresia per aver difeso, in alcuni libri polemici contro S. Agostino, le tesi di Pelagio.

Sulla scorta di queste brevi note si evince che indagare sul passato di Aeclanum non è un’impresa facile.

La lodevole e intelligente fatica della prof.ssa Martiniello, condotta con la preziosa collaborazione di alcuni discenti e basata su un’attenta opera di ricerca, di cernita, di coordinamento, consente di trovare risposte a moltissime domande sulla gente eclanese e sulla storia complessa di una città come Aeclanum, che tanta parte ebbe negli avvenimenti che contrassegnarono lo svolgersi della storia dell’Hirpinia e del Mezzogiorno nei secoli.

Le tracce lasciate dalla popolazione eclanese sono state così sapientemente articolate in “sequenze”, corredate da un ampio panorama iconografico, accompagnato da note didascaliche e da testi interpretativi, che ci restituiscono un patrimonio archeologico sconosciuto alla gran parte della popolazione irpina.

Il libro “Aeclanum tra archeologia e storia” intende, dunque, restituire dignità culturale a quanto, in tanti anni, è “venuto alla luce” e che sta lentamente scomparendo. Inoltre, come scrive l’autrice “può servire ad aprire un discorso di più vasto respiro, stimolando le istituzioni preposte ad organizzare uno studio di approfondimento del territorio con mostre di reperti di Aeclanum”, al fine di valorizzare il patrimonio archeologico e culturale con l’inserimento in itinerari turistici” e ad essere, come nota Ciriaco Russo, presidente della Pro Loco Aeclanum, che si è fatta carico della stampa del libro, “ una piacevole guida per coloro che abbiano desiderio di approfondire e ampliare la conoscenza del patrimonio storico-archeologico eclanese”.

sabato 18 gennaio 1997

Materiale
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza