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Come nasce un sindaco. Cesare Crescente e l'impegno sociale e politico

Divagazioni intorno al saggio storico di Massimo Toffanin

Nel 1984 muore ad Abano Terme, a 97 anni, Cesare Crescente, sindaco di Padova dal 1947 al 1970: espressione diuno stile amministrativo politico che ci riporta agli inizi del ‘900, nuovamente a Sebastiano Schiavon (vedi Il Porticciolo, anno IX, n.2, giugno 2016 ) e agli altri giovani protagonisti con il vescovo Luigi Pellizzo del rinnovamento religioso e sociale della città.

E’ una Padova questa anche contagiata dal cambio di secolo e indotta essa stessa ad adeguarsi e a mutare. Sostanzialmente ancora chiusa entro la cerchia muraria cinquecentesca, presenta vistose aree di degrado, come il quartiere Conciapelli letteralmente raso al suolo in nome del risanamento, una inadeguata stazione ferroviaria completamente ricostruita insieme al Corso del Popolo che arriva fino al centro città. Qui si aprono nuove vie per snellire il traffico. Viene edificato inoltre il nuovo Foro Boario sullo sfondo del Prato della Valle; infine, tra il 1905 e il 1912 il Comune e l’Ente case operaie realizzano una serie di nuclei di edilizia popolare in diverse zone cittadine. A questo clima di fervore urbanistico corrisponde pure la vitalità dell’università con l’aumento del numero degli studenti guidati da un corpo docenti sempre più all’avanguardia sia nel campo letterario che scientifico. In particolare si ricorda il prof. Enrico Bernardi, ingegnere, tra i precursori dell’invenzione del motore a scoppio. Dell’idea si impossessa Giovanni Agnelli senior che nel 1899 dà vita a Torino alla Fiat con cui Bernardi collaborerà fino al 1919. Anche in campo aviatorio Padova è all’avanguardia: infatti il giovane barone Leonino Da Zara per emulare i fratelli Wright si costruisce, nel 1909, un aereo e riesce a sollevarsi da terra per alcuni minuti nei campi della sua immensa proprietà.

La vita culturale della piccola città, in quel periodo conta circa 80000 abitanti, è abbastanza intensa. Il teatro Verdi ospita soprattutto l’opera, ma anche feste danzanti e spettacoli benefici; il Teatro Garibaldi invece le rappresentazioni con compagnie di grido e attori famosi quali Ermete Zacconi, Alda Borelli, Emma e Irma Gramatica. Arriva la novità del cinema: si inaugurano alcune sale dove vengono proiettati i primi cortometraggi. I ricchi proprietari terrieri e i nobili si ritrovano al Caffè-concerto. E storica è la venuta a Padova del circo americano di William Cody, meglio noto come Bufalo Bill. In campo artistico lo scenario della città veneta dei primi anni del secolo è piuttosto vivace e, pur non annoverando nomi importanti, può vantare però gli oli di Ugo Valeri, le prime prove di Felice Casorati, studente di giurisprudenza, gli esordi di un suo più giovane collega, Mario Cavaglieri e soprattutto del futurista Umberto Boccioni.

In questa Padova che si sta rinnovando in tutti i settori, lo sguardo si rivolge anche a quella schiera di giovani cattolici infiammati dagli ideali della Rerum Novarum, che occupa nella città uno spazio di un certo spessore, sempre più allargato, grazie alla loro intensa attività. Capeggiati da Schiavon collaborano infatti, attraverso conferenze, creazioni di cooperative, partecipazioni ai primi scioperi, costituzione di sindacati, per formare una nuova coscienza individuale e collettiva dei diritti umani e insieme creare una corretta gestione della cosa pubblica. Addirittura con l’entrata in guerra dell’Italia costituiscono i già citati comitati di protezione civile in ogni comune del padovano per poter assistere la popolazione e aiutare soprattutto i più deboli. Una Padova inoltre che si innerva di grande forza spirituale e organizzativa quando diviene, dopo Caporetto, il baricentro del conflitto dove, dal 7 novembre 1917, si trasferisce il Comando Supremo che il 5 febbraio 1918 si sposta ad Abano Terme. Qui il nuovo comandante Armando Diaz, subentrato a Luigi Cadorna, prende alloggio all’Hotel Trieste. Arriva anche il re con la regina Elena e i figli Umberto e Jolanda. Padova diventa pure la base dei principali inviati di guerra dei giornali italiani, come Luigi Barzini. L’epilogo del conflitto, il 4 novembre 1918, è padovano e precisamente a villa Giusti.

Presenze esemplari anche nella vicenda bellica quindi questi giovani:alcuni scomparsi troppo presto come Sebastiano Schiavon, Giuseppe Corazzin e don Restituto Cecconelli, altri sempre coerenti, nel loro cammino di formazione, all’impegno iniziale di realizzare quei principi socialmente rivoluzionari, incisivi nella vita della Padova del ‘900. Tra questi Gavino Sabadin, nel 1914 a 24 anni sindaco di Cittadella e poi, dopo la seconda guerra, a 55 anni, primo prefetto di Padova eletto dal CLN; Giuseppe Dalla Torre nel 1912 nominato da Pio X presidente dell’Unione Popolare e poi dal 1920 al 1960 direttore dell’Osservatore Romano; e il nostro Cesare Crescente.

Introdotto nel gruppo proprio dallo Schiavon, suo compaesano e cognato, condivide pienamente i grandi valori di uguaglianza, di riscatto degli umili, dei contadini, delle classi più emarginate e indifese. E, già laureato in giurisprudenza, inizia nel 1910 la sua attività sociale, sindacale e politica con la partecipazione alla fondazione del sindacato veneto dei lavoratori della terra, difendendo gratuitamente un contadino accusato di violenza per essersi opposto ad uno sfratto. Viene eletto prima consigliere e poi sindaco, dal 1911 al 1920, nel suo comune di Ponte San Nicolò: attività politico amministrativa che poi approfondirà dal 1914 al 1924 con nomine a consigliere comunale a Cittadella, a Padova, e anche provinciale. Durante questo periodo intensissima è anche la sua opera a sostegno dell’azione cattolica insieme al vescovo Luigi Pellizzo e agli altri con cui organizza, in particolare con Schiavon, le settimane sociali per costruire una scuola politica basata sull’etica e sui quei principi di rinnovamento già citati. E questo nelle province di Venezia, Treviso, Vicenza, Padova nell’Abbazia di Praglia. Questi giovani così uniti in una città dalle mille sfaccettature che non collimano perfettamente (forse dei bovari, dei miseri e degli emarginati i più poco si curavano) non demordono,anzi sono sempre più agguerriti a tenere acceso quello spirito di solidarietà e di progresso sociale in cui credono. Dopo il periodo oscuro del fascismo, il loro ideale non morirà ma si riaffaccerà alla finestra del secondo dopoguerra attraverso figure positive e solide come quelle appunto di Crescente eletto sindaco,nel 1947, da una Padova ancora smarrita dal dramma del secondo conflitto mondiale.

Ecco come nasce un sindaco: lui con le sue ampie conoscenze giuridico-amministrative, collaudate dalla professione, esercitata anche durante il ventennio fascista, e dalle sue molteplici esperienze politiche dei primi due decenni del ‘900, forte della scuola di Pellizzo e di Schiavon, sa affrontare la grave situazione in cui versa Padova guidandola lentamente alla ricostruzione e alla ripresa di fiducia e vigore. E la città esprime il suo desiderio di rinascere anche in forti legami di amicizia e solidarietà tra le famiglie, in frequenti incontri umani nelle piazze delle Erbe, della Frutta, sotto i portici di via Gabelli, dove abita lo stesso sindaco, che ama confondersi tra la gente, ascoltare le loro istanze. La concezione dei rapporti interpersonali e del tempo è ben diversa da quella attuale! E’ uno stile di vita nato ai primi del ‘900 ma ancora sentito dai cittadini resi più forti anche dalla presenza dell’Università, medaglia d’oro alla resistenza, e della libreria storica “Draghi” dove umanità e cultura si incontrano amabilmente. Il tutto è percepito da Crescente che, addestrato al mestiere di sindaco e fedele al suo impegno civile e politico, ha a cuore la vita di Padova nella sua interezza credendo fortemente nella res publica.

E ben sostiene Francesco Jori, nella prefazione al saggio “…un uomo di stato è un politico che mette se stesso al servizio della nazione; un politico è un uomo di stato che pone la nazione al suo servizio…” Attribuita all’ex presidente francese George Pompidou, la battuta fa riflettere…

Recensione
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