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Interporto Est

Piace ripercorrere con Annalisa Macchia la campagna livornese, luogo mitico della sua infanzia ed altro, seguendo il bel ritmo del verso ora serrato, ora disteso, ma sempre controllato con senso di misura. E piace avvertire dal linguaggio limpido, fluido, essenziale, accattivante, il lievitare della vita di paese nei suoi diversi personaggi, animali, luoghi, nei sentimenti singoli, nella coralità del vivere evocati dall’autrice in un affettuoso, concitato percorso memoriale.

E Annalisa muove le fila o si fa condurre attraverso questo mondo, habitat dell’anima, fissato in immagini che aprono le porte del silenzio e illuminano corridoi di ricordi. Accade proprio così: il pensiero, ritornando ai luoghi amati, compie un’operazione resurrezionistica che fa rinascere il tutto del prima. Operazione certificata anche dai corsivi che danno voce a oggetti, animali, ambienti, aspetti paesaggistici selvaggi: un spazio sacro come perduto, ricuperato da questo vagare delirante tra passato e presente. Sequenze di un fotogramma sovrapposte, impresse da sentimenti vissuti e rivissuti, dialoghi sentiti risentiti, volti riaccesi di quel mondo-humus della propria anima, radice prima della casa, testimone consegnato a generazioni diverse che ora si ritrovano insieme vive, vere, richiamate al presente dall’evocazione poetica.

E da questa casa-reliquia dell’infanzia che può ritornare solo per magia della Parola, emergono frammenti del rapporto composito madre-figlia ricomposto in altri spazi, in dimensioni altre, ma sempre in un oscillare tra passato e presente, tra affetto e incomprensione come è di ogni rapporto generazionale. E dopo la scomparsa della figura materna queste pagine si riappacificano in un’armonia ritrovata, in un’accettazione di se stessi e degli altri perché la Grazia della scrittura, a nostro avviso, per Annalisa Macchia e per molti di noi, è un modo per rileggersi, per sottoporsi a un’autoterapia, per poter dire alla fine, alla madre: “ti voglio compagna / della vita di ora”.

Intuizione, quest’ultima, profonda, umana e universale perché se la morte sigilla la fine di una vita, apre anche spiragli inattesi di luce che tutto illumina e chiarisce.

Così risponde Annalisa Macchia:

… Non hanno tempo le parole sulle poesie. Ho letto la tua lunga e preziosa nota con commozione ripensando a tutti gli eventi che hanno contribuito a far nascere i nostri libri. Grazie, hai sensibilmente interpretato - e non poteva essere diversamente! – i miei testi e sono lusingata dalle belle parole usate per i miei versi. Ancora grazie e un caldissimo abbraccio in attesa di incontrarti. Buona nonnitudine…

Recensione
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