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L'ovale perfetto

Sempre nuovo il nostro Ruggeri in ogni sua produzione, agile nel passare dall’articolo giornalistico alla saggistica, dalla poesia al romanzo di vario genere per approdare all’inquietante lido del thrilling con quest’ultimo suo lavoro: L’ovale perfetto. Se ne può sintetizzare brevemente il contenuto, come da quarta di copertina: “Una ragazza inspiegabilmente uccisa mentre fa jogging nel parco. La sorella gemella e i suoi strani presagi. Un gruppo di amici coinvolti nelle indagini. Uno di loro, ispettore di polizia, che tenta di vederci chiaro sfidando ogni evidenza. E poi ancora un professore in pensione. Un commissario pasticcione. E un giovane autistico. Questa la danza di personaggi che si muove intorno a un delitto senza nome né motivo sullo sfondo di una città che potrebbe essere una delle tante di oggi; una città che ha perso la sua memoria e con essa ogni possibile senso morale. Ispirato a un fatto realmente accaduto, il testo narrato inaugura il genere del “giallo civile”, una miscela di cronaca e invenzione ambientate in un contesto urbano i cui colori, caratteri, perfino sapori sono inequivocabilmente siciliani.”

Ma il tutto deve essere letto, scoperto riga dopo riga, respirando proprio l’atmosfera di suspense costruita con abilità dall’autore. A noi piace però sottolineare altri aspetti del libro nelle varie componenti che lo rendono opera raffinata, colta e certamente meditata. Già la splendida Annunciata di Antonello da Messina in copertina ci rivela con la forza del suo sguardo magnetico e la purezza del volto, il percorso del libro di cui l’indagine psicologica e la ricerca della bellezza sono cifre notevoli. L’autore infatti si accosta ai suoi personaggi attraverso la lettura penetrante degli occhi, allargata ai movimenti del corpo, ai comportamenti fino a dilatarsi all’esame della società, la nostra, in grave declino morale con una perdita della memoria collettiva quindi disancorata, senza più luce di faro. Il tutto reso sempre nella perfezione di un ovale che abbraccia e chiude la vicenda. Raffinati pure gli exerga che abbracciano un ampio percorso culturale di conoscenza dell’uomo da Decimo Giulio Giovenale a Sir Arthur Conan Doile a Paul Valery .

E preziosi gli inserti in corsivo: momenti di riflessione dell’autore, input alla meditazione e sul linguaggio degli occhi e sul significato della memoria e sui drammi dell’uomo moderno e sul delitto perfetto ed altro, motivi su cui l’autore insiste in varie pagine. Andando qua e là colgo alcuni esempi di quanto affermato: l’analisi psicologica appassionata degli occhi di Vanni, sguardo realmente voce dell’anima: “nello sguardo c’è tutto, basta saperlo cercare”( pag. 41); e ancora l’indagine interiore allargata dall’inquietudine di un giovane protagonista al mondo dei giovani e al loro lasciarsi vivere: capaci di agire solo per “fuggire la noia”( pag. 57); e altrove la sosta pensosa sul motivo-ossessione di vita di Gandolfi, il vecchio professore, cioè la ricerca di perfezione indipendentemente dalle ragioni morali. E tutto si muove sempre con raffinato procedere in un ovale perfetto come l’anulare del percorso. Ma rivediamo come Ruggeri costruisce il thriller dai tanti interessanti risvolti. Pur fedele al suo impegno umano e civile che va maturandosi nell’evolversi della vicenda, con piglio di consumato giornalista costruisce l’azione a quadri, in cui i personaggi e il luogo mutano rapidamente,senza dare compitezza alla situazione, supportato anche nella cronaca qui asettica dei fatti, dal suo periodare breve, dal linguaggio agile, moderno, variegato da termini tecnico-scientifici e poetici. Il risultato è un’atmosfera intensissima di suspense che solo in particolari momenti descrittivi si scioglie per dare spazio ad elementi nuovi, portanti nello svolgimento della vicenda. Crea infatti sfondi del parco rossastri, paesaggi cittadini, percorsi stradali scavati nella roccia, sospesi sul mare ed altri sempre con la presenza del suo mare, dei gabbiani, resi con sensibilità poetica in colori e suoni vibranti. In queste immagini di rara bellezza si muovono i pensieri dei personaggi o si concretizzano i loro stati d’animo. E tutto ciò rivela l’attenzione di Ruggeri per dare anche un’armoniosa compattezza di stile all’opera, fedele al suo ideale di bellezza formale. L’alternarsi per tutto il tracciato di momenti, dimensioni diverse, dall’indagine psicologica agli aspetti paesaggistici, all’esame della società… allenta la tensione e conduce alfine a quell’ovale perfetto in cui le tessere di questo mosaico si ricompongono nella soluzione del caso. Ma come già annunciato, c’è nel lavoro molto di più che la narrazione di un delitto. È sotteso in tutto il thriller l’invito a ritrovare il proprio mondo interiore, a ricercare la vera felicità consistente nella bellezza morale: l’impegno e la passione nell’affrontare le cose, la ricerca di verità, seguendo il modo di agire incarnato solo nell’ispettore.

Questi sono i veri motori di un’esistenza in cui si può sperimentare il tutto, presa coscienza di sé, ricuperato il senso di appartenenza alla società e al suo passato, cioè guardandosi reciprocamente dentro gli occhi. Solo così si colmerà il vuoto interiore, si annulleranno le zone d’ombra in cui l’idea del male, sotto mentite spoglie, può annidarsi, e riconquisterà terreno il principio del buono-bello da realizzare come progetto di vita. Messaggio quindi di pregnanza civile che fa riflettere tutti noi e che vuol essere d’insegnamento ai giovani: senza punti di riferimento ogni uomo nella società e la società con lui sono destinati a naufragare. E con Ruggeri, giornalista, poeta, scrittore, conoscitore dell’uomo e della sua storia, è nato un nuovo giallo che nel normale indagare sul delitto, innesca una sequenza di interrogativi e occasioni di riflessioni sugli inquietanti comportamenti della società attuale e ripropone la bellezza e la ricerca della verità quali valori rivitalizzanti esaltati in copertina dallo sguardo e dall’ovale dell’ Annunciata di Antonello da Messina.

Recensione
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