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Registro segreto

Felice il titolo di questo libro Registro segreto di Fulvio Castellani, apparentemente leggero alla lettura per brevi annotazioni - flash che in realtà provocano, turbano, sollecitano alla meditazione. L’autore registra infatti vibrazioni segrete ovvero pensieri, emozioni rilevandoli dagli anfratti nascosti in cui si celano le motivazioni dei nostri comportamenti individuali e sociali, sempre confrontandosi con lo spazio-tempo diverso con senso di misura. Quasi ridimensionato in un dolce sfondo di atmosfere domestiche in cui si muovono discrete la moglie, le figlie che danno verità, autenticità ad ogni sosta del suo pensiero.

Umani registrazioni, si può dire, effettuate al suono quotidiano della musica sacra della casa. Il tutto in un percorso spontaneo, privo di un ordine ricercato, almeno così mi appare, proprio come nascono spontaneamente le nostre riflessioni o commozioni al contatto con un’immagine, un volto, una pagina poetica, una memoria o altri aspetti anche minimali. Così l’arrivo di una cartolina di Enrico rimette in circolo “i gesti e le parole dei tanti amici che non ci sono più… un mondo fatto di amicizia e di semplicità dal quale abbiamo appreso la forza per far fronte alla vuotezza dell’oggi. …uno scampolo di gioventù che (rende prezioso) il disegno quotidiano delle ore…” col ricordo di un tempo economicamente difficile, ma ugualmente felice. E nel breve appunto è racchiusa la storia dello stesso autore e di ognuno di noi con le proprie memorie affettive che costituiscono tutte insieme la sostanza della grande Storia dell’uomo.

E qui Castellani si svela come sempre in tutta la sua umanità con quella semplicità disarmante di fronte alle piccole, grandi esperienze della vita rendendo però sempre universale il personale. Ecco quindi un’occasione per meditare sui ricordi, dono che illumina le nostre esistenze, rifugio a cui approdare anche nei dì di festa: ”l’unico canto cui mi associo è quello che proviene dagli anfratti della memoria…” quando i riti consueti festivi si fermano a falsi convenevoli o precipitano nell’indifferenza. E questi ricorrenti richiami a cose di poco conto si traducono, come già affermato in considerazioni prive di condanna sui comportamenti umani, in autoconfessioni, espressioni di una continua ricerca di verità, cifra del suo essere uomo e studioso. Questo permea anche i suoi percorsi letterari e filosofici e quando cerca di dire in “ Piacevolezze impossibili” su Ennio Flaiano: “Cucire Ennio Flaiano è come cucire una ragnatela sopra un deserto: piacevole ed impossibile, e sempre profondamente lacerante ed imprevedibile come il ghibli delle sue frecciate caricaturali”. E quando, in percorsi altri, chiama a raccolta filosofi, pensatori di ogni tempo e latitudine, da S. Agostino a per inquisire con loro su “Una filosofia per la vita”, sullo spessore della felicità e della libertà, sul luogo della verità, sul senso stesso dell’esistere. E sarebbe interessante riportare delle citazioni da questi appunti filosofici, ma scrivendo mi appare riduttiva questa operazione perché il discorso si articola in un composito tessuto di provocazioni a se stesso e ai filosofi consultati e spesso si conclude con una domanda, un’ipotesi di risposta, ma solo il chiedersi, lo affermano Luzi e Zanzotto, è già illuminante.

Registro segreto è così sintetico, segreto che meriterebbe un altro registro più esplicito per sviluppare l’embrione. Per dire che ogni pagina è così interessante che richiederebbe un’analisi approfondita: apre a noi lettori un labirinto di riflessioni, quesiti suscitati da vari apporti letterari,filosofici, religiosi, cifre della cultura di Castellani, mosse come pedine con l’abilità di un giocatore di scacchi. “Una partita come quella di ogni giorno a colloquio con l’uomo…che…non posso abbandonare. Sarei un vigliacco e dimenticherei di essere nato per combattere e proteggere quanti mi stanno vicino”. Non ci sono quindi né arroganza né supponenza in questi suoi adagi culturali resi appetibili all’accesso di tutti dalla scrittura agile e piacevole a registri mutevoli. Ci sono invece amore per la conoscenza e insieme il piacere di muoversi per questi suoi meandri in cui il particolare e l’universale convivono. C’è il piacere che dà all’anima l’esistere in questa dimensione dove cultura e scrittura si compenetrano e danno bellezza alle ore.

Ci sono pagine varie risonanti di grandi nomi che andrebbero visualizzati, in particolare quella su Biagio Marin che Castellani arriva a definire “maestro”. Nella ricerca del significato-valore della parola di lui dice: “…ha saputo cogliere l’elegia dell’ambiente, simboli segreti delle piccole cose, l’idillio della parola “ scura e svoda, ma semplice e pregna di umanità recondita…che diventa aria, mare, immensità, silenzio,vita…scrivendo sulle nuvole lontane cantilene “ che sciolgono il labirinto di una vita programmata e di una parola “d’intrigo”. Certo è che l’attenzione per la poesia e la scrittura in genere occupa molte sue pagine con affermazioni che fanno di quest’arte una fede: è il respiro del mistero dell’universo, voce della fantasia libera, è un atto di liberazione che forse riuscirà a cambiare questa pazza società. Insieme si avverte pure un’attenzione alla realtà nelle sue scoperte scientifiche come elementi propulsori della vita anche intellettiva. Il protagonista del libro è quindi l’uomo con le sue emozioni, riflessioni, pensieri, l’uomo con le sue radici ben radicate nella casa, negli affetti, nei paesaggi della sua anima, nutrito da ansia d’infinito e felicità, proteso al futuro, ma innamorato del passato. L’uomo con le sue domande immense che forse non avranno risposta, ma mai rinuncia alla ricerca della verità perché crede nel viaggio illimitato del pensiero.

L’uomo che si nutre di cultura come suo stile di vita e tesse un inno alla scrittura quale sublime espressione di libertà. Un libro che si legge volentieri per lo stile leggero, insieme disinvolto, incalzante, inquieto, talora poetico, sempre stimolante. Un libro che riverbera l’anima tutta di Castellani con la sua ansia di uomo e di scrittore che solo nella sicurezza del suo spazio domestico sa riposare.

Recensione
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