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Sicilieide. Viaggio nell'identità siciliana

Il primo (Sicilieide, 2015), molto raffinato nella veste tipografica, è un diario di viaggio nell’identità siciliana. Una meditazione continua articolata in un percorso culturale, letterario, storico, artistico e pure paesaggistico-geografico di grande passione e spessore, da giornalista, da uomo eclettico nella sua conoscenza del mondo insulare ed oltre, come si evince anche dalle note bibliografiche: un susseguirsi di nomi di artisti “locali” tra i quali Sciascia, Quasimodo, Bufalino, Antonello da Messina, Pirandello, Cattafi, Piccolo, e di autorevoli critici tra cui Bárberi Squarotti, Vittorini, Aliberti, Giuffré e lo stesso Ruggeri.

“Si tratta” afferma il prefatore Sergio Todesco” di contributi di varia ispirazione, occasionati da contingenze diverse, e però tutti accomunati dall’ancoraggio a un unico luogo, la Sicilia, tratteggiato, vagheggiato e analizzato come realtà geografica, e al contempo storica, sociologica, antropologica, esperienziale, infine simbolica, in grado di conferire senso di appartenenza a chi in futuro voglia per avventura cimentarsi nella costruzione di un’identità possibile”.

Favolosa la parte ultima, dedicata al viaggio reale e geografico attraverso luoghi incantati: Val Demone, Val di Mazara, Val di Noto. Una forma di riscoperta, nella scrittura poetica, del mito, della fisicità e della psicologia di questi luoghi: pagine uniche di bellezza formale e contenutistica, pagine di devozione alla sua terra, dai respiri ovunque d’Infinito e trame d’Eterno.

In questa sezione conclusiva Ruggeri sembra abbia trovato risposte alla sua ricerca e, nella personale postilla a chiusura, dichiara il suo amore-dovere che l’ha spinto a questa favolosa opera-cammino nell’identità isolana, ma nel contempo rimette in discussione il tutto affidando alla storia le possibili risposte al grande interrogativo: “chi siamo, ma soprattutto chi eravamo?”. Perché il nostro poeta si affanna ad evidenziare le contraddizioni insite nel paesaggio ora aspro, ora dolce, ora selvatico, ora verdeggiante che ben si riflettono nell’animo dei siciliani lacerati da passionalità, bellezza e morte in loro confuse e fuse.

Al che si può osservare come in ogni uomo esistano elementi contraddittori che ne formano il composito carattere, ma che rappresentano anche la sua unicità. La loro identità è proprio nella bellezza dell’isola, amalgama di culture diverse che, ognuna con la propria peculiarità, hanno attraversato Erice, esempio luminoso delle culture-sfaccettature che da secoli e per sempre illuminano questa storia, sorta di epifania di tante anime accomunate dall’appartenere all’isola in un modo eclettico, unico e irripetibile.

Interessante e significativa per i temi trattati l’intervista rilasciataci recentemente.

Recensione
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