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Il cantare delle mie castella

Due volumetti di Rossano Onano per certi aspetti inusuali, ricevuti insieme, entrambi stampati dalla stessa Editrice, nello stesso mese e nello stesso anno e che abbiamo voluto leggere alternando a un cantare del primo un capitoletto del secondo. Alla fine, una strana sensazione s’era impadronita di noi, un quasi sdoppiamento tra presente e passato, ma con un attacco che, come disco rotto, girava e girava nella nostra testa, senza possibilità di fermarlo, pur riconoscendolo non perfettamente idoneo, né attuale, germogliato in noi senza una vera ragione: “C’era una volta...”.

È che, in entrambi, versi e prosa ci son sembrati legati e per certi aspetti sovrapponibili, giacché storie e personaggi - gli antichi abitatori di castelli e il da poco scomparso Veniero Scarselli - hanno almeno un punto in comune: il potere di stimolare l’ immaginazione, di titillare la fantasia.

Il ritmo affabulante che Onano crea attraverso la scelta e l’uso sapiente del verso e della rima ne Il cantare delle mie castella e il taglio prospettico e scandagliante in Testimonio eternamente errante, accentuano un’atmosfera favolistica di letture da serate accanto a un camino scoppiettante, senza televisione che gracchia, naturalmente, e meglio ancora se fuori la Natura si scatena: C’era una volta... Solo che le storie di entrambe le opere non sono inventate per attrarre l’attenzione di bambini assonnati, ma fatti di cui s’è occupata prima la Storia e poi la leggenda - per quanto riguarda i cantari -, e uno Scarselli fuor del comune, s’è capace, a un certo punto della sua brillante carriera, di abbandonare impiego e agiatezza per ridursi a vivere di poesia e di speculazione nella campagna profonda e tra gli amici animali.

I fatti che Onano racconta rievocando i castelli di Le Moiane, Moriano, Bassano, Oramala, Canossa, a volte son più che tremendi - basta citare Goffredo il Gobbo, assassinato mentre defeca -, ma sempre sfiorati dalla leggerezza e dalla soavità, quasi a volerci far capire che su di essi è passata la mano degli anni e dei secoli, durante i quali un popolo narrante li rivestiva ogni giorno di più della patina e della nebbia della leggenda, trasformandoli in quasi favola.

Onano ha ottavi e strofe perfetti, quartine e rime in schema ABCB dal ritmo fascinoso, rotto solo alla fine di ogni cantare da un endecasillabo che suona disarmonico a causa dell’armonia che per tutta la storia si è annidata nel nostro cervello. Egli, insomma, da quell’arguto poeta che è, si comporta come un menestrello che per lungo tempo incanta e che poi, alla fine del racconto, si trasforma in folletto dispettoso, per riportare l’uditorio alla realtà attraverso una strimpellata bislacca.

Il saggio - come già detto - è per Veniero Scarselli, poeta visionario e che cantava trasformando in fantastico quasi orrido tutto, anche ciò che siamo abituati a vivere - inconsciamente o meno - come ovvia normalità: la nascita, la morte, il mestiere di madre, oltre che le speculazioni filosofiche e scientifiche. Nelle sue visioni truculente Scarselli ci infilava non solo la Natura intera, ma anche Dio.

La differenza tra lui ed Onano sta solo nel modo del raccontare. Scarselli è serio, Onano ironico; perciò chiaro e leggero in Onano, affabulante fino ad ottundere le brutalità delle storie; altrettanto chiaro ma spesso inquietante in Scarselli, al punto da rendere impressionante anche ciò che, inconsciamente o meno, si è soliti considerare ovvio e banale.

Il nostro apprezzamento per Scarselli non è stato mai totale, né lui ha totalmente apprezzato le nostre cose; ma in una delle sue tante lettere - alcune, oggi, presso la Biblioteca di Anoia (RC) -, egli si felicitava con noi perché, anche noi, e, in pratica, prima di lui (il nostro Scaldapanche! è del 1956), avevamo rivalutato, riportato in auge il poema.

Con lui abbiamo avuto qualche attrito e proprio a causa di Onano. Nel gennaio 2010 gli abbiamo ospitato, su Pomezia-Notizie, il lungo saggio “Onano desnudo. Chirurgica esegesi della poesia di Rossano Onano”, ma esprimendogli alcune nostre riserve. Divenne all’improvviso un po’ strano, asserendo di non ricevere più il mensile, tanto che, esasperati, gli abbiamo restituito, attraverso un assegno postale, l’intero abbonamento a solo uno o due mesi dalla scadenza. “Onano Desnudo” - dicevamo - appare nel gennaio 2010, numero che egli riceve regolarmente, per poi negarlo in una sua del 16 maggio dello stesso anno, quando protesta e giura di non ricevere più Pomezia-Notiziedall’anno scorso”. “Non so neanche le reazioni del pubblico alla mia “benevola stroncatura” ad Onano. Non sarai mica arrabbiato?

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