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Oltre

È solo da qualche anno che è morto Franco Rossetto, pittore residente a Mestre, ma nativo di Tarvisio, città nella quale è stato anche animatore brillante; negli ultimi mesi del 2013 gli avevano diagnosticato un brutto male, che in breve tempo l’ha spento.

Franco Rossetto era sposato con Laura Pierdicchi, poetessa e scrittrice veneziana, con all’attivo, finora, di almeno dodici sillogi di versi e un volume di racconti.

Ed è al compagno - che per tanti anni l’ha sostenuta con il suo braccio e le ha acceso il pensiero con “il timbro amato”, col quale il suo “essere/era in pienezza” - che Laura Pierdicchi ha voluto dedicare Oltre, pubblicato nel febbraio 2016 dalla Genesi Editrice di Torino. Il volume reca, a colori, in copertina e all’interno, opere pittoriche di Rossetto, dalle quali si può rilevare come le due arti si somiglino: entrambi - poesia e pittura - essenziali; entrambi, per certi aspetti, grovigli non facilmente decifrabili, per altri, bei tocchi coloristici e d’immagini. Si vedano, per la pittura, i lavori riprodotti alle pagine 30 e 48 e, per la poesia, i versi di pagina 31, i quali, pur imbevuti di tristezza, non riescono ad ottundere, ad oscurare una bellezza plastica:

Dietro il campanile
del nostro paese-presepio
la luna rischiara ancora

la prima stella si accende
tutte le sere

l’acqua del mare
gorgoglia sotto la chiglia.

Manchiamo solo noi
nella nostra cabina
a rimirare dal vetro
l’ultimo paradiso.

A flash, a fotogrammi mentali, la poetessa ci dà tutto il mosaico della sua dolorosissima vicenda, partendo dall’orrido delle fiamme che divorano le carni dell’amato nel rito della cremazione e risalendo ai giorni felici, allorché - ricorda -

...bruciavamo
di una forza stupenda.

Prigionieri felici
eravamo figli eletti del cielo.

Ella ancora non riesce del tutto a capacitarsi di come un uragano improvviso abbia potuto distruggere tutto e, andando alla ricerca di una ragione, vive il “succedersi dei momenti/nel nuovo non senso/nella separatezza dello spazio”. Da ciò, l’alternarsi di tratti nebulosi a chiarezze. Bene e male, gioie e pene di una vita trascorsa insieme, tempo e spazio, nel suo incessante scavare acquistano nuove sfaccettature come nel taglio di un diamante, divengono ora più leggibili ed ora più impenetrabili; man mano che in lei avviene la metabolizzazione del dramma, gli avvenimenti, allora vissuti come quotidianità, acquistano altro spessore, altri contorni: “la vera Realtà” - afferma - “Si comprende solo/dopo il soffio d’addio”.

Ci vorranno anni ancora perché in lei tutto si chiarisca e almeno in parte si acquieti; per adesso, non riesce più a vedere lo splendore del cielo se non a tratti, negli sprazzi dei ricordi. È calata la sera, che ha il colore della sua veste e del mistero; ora, il nero è l’unico, vero colore, quello che conta; gli altri, l’azzurro, il rosato, non hanno più senso:

Del cielo il colore non è mio -
la luce si è spenta di questo cielo

Mi resta solo la sera
che si confonde in contorni di mistero

La sera porta il colore che mi veste.

La ricerca spasmodica di azioni e sensazioni, che hanno costituito il terreno cammino di due anime, che hanno “disegnato una storia/indivisibile”, porta in superficie brandelli la cui bellezza non si percepiva all’atto del vissuto, allorché era “il destino astrazione” e non si aveva netta la cognizione che quel che si viveva “era il tempo della fiaba”. Oggi, la consapevolezza provoca

un buco nel cuore
un pugno allo stomaco
un grido lacerante
una cascata di pianto.

Basterà la fede a darle certezze e un qualche briciolo di serenità? Non basterà, almeno nel breve periodo. Millenni di filosofia non sono stati sufficienti a squarciare il mistero di come sia - e se ci sia - lo stato dell’ “oltre il soffio” e, tuttavia, la poetessa anela “di unirsi al cosmo/e captare il vibrare/della (...) energia” dell’amato.

Recensione
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